Grande successo di pubblico per la presentazione di Open Borders, mostra evento di Interni nei cortili della Statale di Milano. Philippe Daverio ha condotto le danze, da grande anfitrione qual è,  dal palco dell’Aula Magna, dove si sono alternati i protagonisti dell’evento.

Chi per un saluto istituzionale e un caloroso in bocca al lupo (Cristina Tajani, assessore alle politiche per il lavoro, sviluppo economico, università e ricerca; Filippo Del Corno, assessore alla cultura; Gianluca Vago, rettore dell’Università degli Studi; Ernesto Mauri, AD Gruppo Mondadori).

Chi (i numerosi progettisti e designer) per raccontare in diretta o attraverso videoclip la propria installazione.

Chi, infine, come Gilda Bojardi, direttore di Interni e padrona di casa per l’occasione, per ringraziare chi ha reso possibile questo evento e ricordare, con parole commosse, l’architetto Zaha Hadid, recentemente scomparsa e protagonista in uno dei cortili della Statale con una sua installazione in occasione dell’evento del 2011.

Qual è il vero significato di Open Borders? Che ogni cosa ha una sua origine precisa, senza la quale non potrebbe esistere contaminazione. Partendo da questo dato di fatto, l’evento di Interni vuole porsi oltre i normali confini del progetto. Sia nei materiali, sia nelle forme. E, è il caso di dire, anche oltre i confini fisici delle tre location: Università degli Studi, Orto Botanico di Brera e Torre Velasca.

E Milano è la città ideale per questo tipo di esplorazione. Se esiste in Italia una città veramente open borders, questa è Milano. Città di incroci e ibridizzazioni perenni. Metropoli poliedrica in continua evoluzione, piattaforma internazionale e laboratorio di innovazione, Milano sfugge a qualsiasi tentativo di definizione.

Sperimentazione e contaminazione, innovazione e dialogo, definizione dell’indefinibile (come succederà ad Audi City Lab): tutto questo sarà Interni Open Borders, da oggi fino al 23 aprile.

Nella città dove già secoli fa Leonardo sperimentava e innovava superando gli allora usuali confini della conoscenza umana, è nata l’industria del design. E design significa bellezza, creatività, ricerca, cultura, industria.

Spesso la definizione di industria della cultura fa storcere il naso. Ma non è forse vero che le risorse investite in cultura non sono mai a fondo perso? Da questo punto di vista, l’evento di Interni è da sempre una contaminazione di idee, progettualità, creatività, ricerca e industria, rappresentata da tutte le aziende partner che permettono la realizzazione della mostra-evento durante la Design Week.

Il risultato che ne scaturisce è la bellezza: delle installazioni, delle location che le accolgono, di incontri e dibattiti che animano la settimana. E se forse la bellezza non salverà il mondo, sicuramente permetterà sempre di conoscerlo, progettarlo, migliorarlo.

Testo di Danilo Signorello – Foto di Efrem Raimondi e Saverio Lombardi Vallauri

Qual è il vero significato di Open Borders? Che ogni cosa ha una sua origine precisa, senza la quale non potrebbe esistere contaminazione. Partendo da questo dato di fatto, l’evento di Interni vuole porsi oltre i normali confini del progetto. Sia nei materiali, sia nelle forme. E, è il caso di dire, anche oltre i confini fisici delle tre location: Università degli Studi, Orto Botanico di Brera e Torre Velasca.

E Milano è la città ideale per questo tipo di esplorazione. Se esiste in Italia una città veramente open borders, questa è Milano. Città di incroci e ibridizzazioni perenni. Metropoli poliedrica in continua evoluzione, piattaforma internazionale e laboratorio di innovazione, Milano sfugge a qualsiasi tentativo di definizione.

Sperimentazione e contaminazione, innovazione e dialogo, definizione dell’indefinibile (come succederà ad Audi City Lab): tutto questo sarà Interni Open Borders, da oggi fino al 23 aprile.

Nella città dove già secoli fa Leonardo sperimentava e innovava superando gli allora usuali confini della conoscenza umana, è nata l’industria del design. E design significa bellezza, creatività, ricerca, cultura, industria.

Spesso la definizione di industria della cultura fa storcere il naso. Ma non è forse vero che le risorse investite in cultura non sono mai a fondo perso? Da questo punto di vista, l’evento di Interni è da sempre una contaminazione di idee, progettualità, creatività, ricerca e industria, rappresentata da tutte le aziende partner che permettono la realizzazione della mostra-evento durante la Design Week milanese.

Il risultato che ne scaturisce è la bellezza: delle installazioni, delle location che le accolgono, di incontri e dibattiti che animano la settimana. E se forse la bellezza non salverà il mondo, sicuramente permetterà sempre di conoscerlo, progettarlo, migliorarlo.

Testo di Danilo Signorello – Foto di Efrem Raimondi

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Il palco con i relatori
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Gilda Bojardi, direttore di Interni
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Philippe Daverio, ha moderato la conferenza stampa
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Ingo Maurer
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Felice Limosani
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Paolo Belardi
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Aldo Parisotto
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José Roberto Moreira Do Valle
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Chen Xiangjing
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Tom Vack
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Laura Ellen Bacon
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Massimo Iosa Ghini
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Sebastian Cox
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Ma Yansong
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Sergei Tchoban
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Marco Ferreri
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Piero Lissoni
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Axel Schmid
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Mac Stopa
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Vito Di Bari
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Carlo Bach
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Carlo Ratti