Un resort di lusso progettato interamente da Gian Paolo Venier, dal logo al paesaggio passando per l’interior, diventa il racconto della natura e delle manifatture di Creta

Si comincia con quattro sassi, quelli che disegnano un logo essenziale e raffinato. Poi si entra in un mondo carico di suggestioni, dove ogni dettaglio, anche quello minimo, racconta le (infinite) possibilità di un’isola: il verde degli alberi d’ulivo e della vite, le terrecotte realizzate con il tornio a pedale da artigiani locali, i pebbles, le pietre disposte in pattern bianco-grigio o bianco-blu con cui da secoli i greci pavimentano le piazze. Proprio dalla silhouette di questi particolari ciottoli è partito l’interior designer Gian Paolo Venier, dal 2010 collaboratore di OTTO Studio - Paola Navone, per sviluppare il personale progetto di Cayo, resort di Plaka, su quel pezzo di costa dal nome Elounda che da trent’anni è il litorale cretese dedicato al lusso.


Gian Paolo Venier
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Viaggiatore appassionato, Gian Paolo Venier è alla continua ricerca di atmosfere lontane per contaminare il suo "vocabolario progettuale". Interior designer, product designer e art director attivo a livello internazionale, la sua firma combina un'eleganza cosmopolita con la massima attenzione ai materiali, alle trame, dando vita a creazioni su misura e a sofisticate tavolozze di colori. Dal 2010 Venier collabora con lo Studio OTTO di Paola Navone per progetti di interior design. Dal 2013 al 2015 è stato responsabile della direzione creativa del marchio di lusso italiano Ivory Collections. È art director di Airnova (produttore italiano di mobili, specializzato in mobili in pelle e metallo; dal 2016), Mary & by MIA Collections (marchio greco di mobili e lifestyle; dal 2017) e Abitex (produttore italiano di tessuti; dal 2020).

Un progetto totale, ‘dal cucchiaio alla città’, avremmo detto una volta, e realmente mimetico, nel senso che riproduce come in un racconto, e con una minuziosità appassionata, la natura dell’isola, le sue manifatture e le sue tradizioni in uno spazio di oltre due ettari, di cui 4500 metri quadrati indoor. Il mandato della proprietà, spiega Venier, era di dar vita a un resort di lusso sobrio e raffinato, non eccessivamente decorato ma accogliente. “Ha affascinato i proprietari la mia idea di sviluppare un progetto che avesse una forte connessione con il territorio. Spesso accade che gli attori di una scena siano inconsapevoli della bellezza che li circonda e finiscano attratti da suggestioni lontane. Rendersi conto che le tradizioni del luogo sono elementi fondamentali spesso è un passo che va guidato.

Da questa premessa è nato un progetto realizzato assieme, valutando e mettendo in discussione tutto dall’inizio con grande complicità”. Il primo tema sviluppato da Venier è stato quello della natura circostante, che si riflette nei giardini ricchi di ulivi, la pianta predominante nel progetto di landscape. “La palette degli edifici interni ed esterni ruota attorno al colore delle foglie d’ulivo: il paesaggio di Plaka è così forte che ho cercato di trovare delle tinte che vi si inserissero completamente, per rendere il contrasto minore possibile. Gli stessi colori li ritroviamo poi in tantissimi arredi e nei tessuti, mentre i viticci (Creta è terra di vini) sono diventati il segno decorativo del parapetto della scala centrale, realizzata in ferro battuto a mano”.

Il paesaggio di Elounda è una presenza fortissima, il resort è come un grande teatro dove la natura è insieme attore e spettatore e rischia di far sentire sopraffatti."

L’universo degli artigiani cretesi e delle loro tradizioni è stato rappresentato nella parete d’ingresso del resort, dove sono stati collocati mezzi vasi eseguiti con il tornio a pedale nel villaggio vicino, utilizzando i cocci delle metà rotte per realizzare il picassiette sulle colonne di ingresso. Mentre il marmo Volakas lavorato a Drama, vicino a Salonicco, è stato impiegato per le grandi ‘virgolette’ inserite in una colata di resina del pavimento che disegnano i tappeti e per i bagni delle guest room. “Il paesaggio di Elounda è una presenza fortissima”, spiega Venier, “il resort è come un grande teatro dove la natura è insieme attore e spettatore e rischia di far sentire sopraffatti”.

In mezzo a tanti elementi forti, l’interior designer ha voluto perciò declinare anche il tema della libertà e della rottura con gli schemi della vita urbana, rappresentandolo lungo la scala centrale dove sedici grandi gabbie di bambù, alte ciascuna da uno a tre metri, compongono una lampada di undici metri totali di altezza. Dalle gabbie sono fuggite le farfalle assiepate sulle pareti del vano scala, realizzate a mano in fogli di alluminio battuto. All’esterno, poi, ecco tornare il tema del sasso con cui il “racconto dell’isola” era partito. Il logo di Cayo sono infatti le quattro lettere che compongono il nome del resort disegnate per richiamare i pebbles, la lavorazione tradizionale greca con cui si realizzavano soprattutto le pavimentazioni davanti alle chiese, generalmente decorate in bianco e nero o in bianco e grigio.

Ha affascinato i proprietari la mia idea di sviluppare un progetto che avesse una forte connessione con il territorio."

“I pebbles rappresentano il main concept che dal logo, fatto appunto di quattro sassi, è finito impresso sul pavimento in ciottoli giganti del beach club, nella Spa, interamente rivestita da pebbles nere, e nel beach bar”. E i pebbles sono stati utilizzati anche per il signage dei bagni, indicando l’omino, la donna e il disabile. Quando si dice l’attenzione ai dettagli.

Progetto Gian Paolo Venier - Foto Vangelis Paterakis courtesy of Cayo