In Sicilia, una casa e un progetto dove protagonista è la luce, filtrata con dispositivi inconsueti che valorizzano il contesto, interpretandone l’iconografia tradizionale in modo innovativo

Bisognava calarsi in un altro ruolo, quello della direttrice d’orchestra, dalle botteghe alle accademie, per concretizzare il sogno di un buen retiro di famiglia che non simulasse né banalizzasse nella trascrizione l’importante storia siciliana. “Abbiamo intercettato questo edificio anni Settanta frequentando amici e designer del mondo milanese e internazionale a Noto, che amano il made in Italy. Era privo di sapori architettonici particolari, ma aveva alcuni indubbi vantaggi”, spiega l’ospite di Fior di Noto, così battezzato in virtù degli inattesi fiori di benvenuto che nascono, nel tempo di una notte, dalle piante di cactus in giardino.

“I suoi 200 metri quadrati su un unico piano, con un terrazzo in copertura di pari dimensione, ideale per le feste, si sviluppano su un terreno di circa 20mila metri quadrati, a un chilometro dal centro di Noto e già fuori città, nella prima fascia collinare, molto fresca e ventilata”, continua. “Siamo vicini a uno dei luoghi barocchi più affascinanti di questo lato della costa siciliana, patrimonio dell’Unesco; e al tempo stesso distanti da tutto, completamente isolati. La vista spazia a 360 gradi, da una parte sulla cattedrale e sulla Chiesa del Crocifisso di Noto e dall’altra sul mare fino al Capo Passero. Tutto intorno, silenzio assoluto e natura. Mandorli, ulivi, melograni, carrubi e tanti alberi da frutto già maturi che secondo le stagioni ci riforniscono a chilometro zero di albicocche, prugne, fichi, gelsi bianchi e neri, limoni, arance, mandarini. Ho una piccola parte di sangue siciliano e qui mi sento felice e in armonia con il luogo”, riconosce, “anche se non avrei mai pensato di vivere in una casa così contemporanea”.

Il progetto condiviso con la famiglia è maturato nel tempo per scelte e soluzioni, sostenuto da un team di professionisti e maestranze locali super efficienti. Sotto la luce meravigliosamente tiranna di queste latitudini, bisognava infatti trovare un linguaggio adeguato a una mediazione con una dimensione abitativa contemporanea che restituisse, in un processo di astrazione e sintesi, una forma altra, valorizzando gli elementi dell’intorno. Negli esterni, la forma altra è diventata quella di matrice modernista lecorbusieriana, immaginata da Andrea Campioli, studente di Architettura al Politecnico di Milano, che i committenti, senza pregiudizi e adesioni a cliché precostituiti, hanno incoraggiato e accolto.

“Una forma priva di pastiche e contaminazioni che compone nella percezione una sintesi di volumi puri sotto la luce, declinati con linee essenziali e monocromatiche e pochi materiali recuperati in loco, pietra di Modica, cemento, intonaco bianco trattato ai silicati”, racconta Andrea Campioli. Nel processo complessivo di riforma del preesistente, questo ha consentito di integrare senza stacchi un lungo porticato, volto a dilatare l’abitabilità dello spazio interno, e la figura curva vincolante della scala esterna che conduce alla copertura. Nel nuovo assetto la struttura ha poi raggiunto solidità, sicurezza impiantistica e un certificato adeguamento alla normativa sismica grazie al sapiente intervento dell’ingegnere-architetto Alberto Sisti, che ha lavorato anche “sulla passivizzazione dell’edificio, dotato di pozzo indipendente e scarico interno delle acque”, spiega.

Abbiamo lavorato sul controllo della luce in vari modi. Attraverso il disegno delle aperture abbiamo ricercato una trasparenza assoluta, in particolare nella direzione principale che porta dall’ingresso al living."

Negli interni, invece, per definire un cannocchiale visivo che permettesse di attraversare e abbracciare la doppia prospettiva, della città e delle sue cupole da un lato e del mare dall’altro, rendendo altresì fluida e aperta la fruizione degli spazi nel dialogo con l’esterno, è stato necessario ruotare compositivamente l’orientamento distributivo originario degli ambienti, demolire muri e ampliare vetrate. Di questa parte del progetto si è occupato l’architetto Francesco Sforza dello studio C28 Collaboratorio di progettazione, di base a Fabriano e a Verona, che ha curato anche il disegno della pergola e dell’arredo esterno su misura. Tutto di concerto con la padrona di casa, che prosegue: “Per assecondare un principio di asciugatura e riduzione di un manufatto datato che non aveva senso ricaricare di significati barocchi, io e mio marito ci siamo lasciati ispirare dal ricordo delle grate del monastero del San Salvatore a Noto e dai luoghi immortalati negli anni Novanta da Franco Zeffirelli nel film Storia di una capinera. È nata così l’idea di concepire un paesaggio pervasivamente texturizzato che, in accordo alle linee epurate dell’edificio, durante il giorno filtra la luce attraverso una teoria di griglie in lamiera microforata bianca istoriata con motivi iconografici di tradizione locale, mentre di notte si anima come uno scenografico gioco di lanterne”. Una regia che ha richiesto una trasposizione tecnica molto sofisticata e un grande know-how artigianale, il valore aggiunto del progetto.

Racconta Francesco Sforza: “Abbiamo lavorato sul controllo della luce in vari modi. Attraverso il disegno delle aperture abbiamo ricercato una trasparenza assoluta, in particolare nella direzione principale che porta dall’ingresso al living. L’unitarietà tra i due ambiti è sottolineata dalla pietra di Modica adottata come tessuto connettivo per la pavimentazione interna e quella esterna sotto la pergola, e ancora per la lunga panca-mensola che enfatizza la sezione longitudinale dello spazio, con una linea di fuga verso la vetrata posteriore affacciata sul giardino”. Davanti alla panca, un layout flessibile ha poi previsto l’isola bassa e trasformabile dei divani, sui colori del mare, e, sempre su questo lato, lo sviluppo della cucina, un monoblocco in Corian bianco, delimitato da un’ampia nicchia, che non è percepibile come zona operativa. Le pannellature a raso muro ne fanno infatti una sorta di boiserie, fiancheggiata da due porte. Una apre la lavanderia-dispensa e l’altra introduce la zona notte, composta da quattro camere matrimoniali, due vista mare e due sugli ulivi, ciascuna dotata di bagno dedicato rivestito in pietra di Modica e di ingresso privato dall’esterno.

Sull’altro lato del living, si materializzano invece un minimale tavolo da pranzo e, al centro dell’ambiente, il volume retroilluminato e microforato in pannelli di lamiera istoriata a motivi vegetali che acquista grande effetto evocativo durante la notte, quando, in un gioco di corrispondenze, trasforma in ricami fluidi e proiezioni stilizzate le silhouette delle piante di cactus, fichi d’India e palme visibili oltre le vetrate. “In realtà, questo volume di forte potenza narrativa ha risolto un problema spaziale”, ricorda Sforza, “che vedeva proprio al centro del living un pilastro. Questo è stato inglobato nella struttura che arriva a sfiorare il soffitto, integrando più elementi funzionali, un’armadiatura-guardaroba, due frigoriferi e il desk per le colazioni sospeso a sbalzo, sempre di Corian bianco”.

Siamo vicini a uno dei luoghi barocchi più affascinanti di questo lato della costa siciliana, patrimonio dell’Unesco; e al tempo stesso distanti da tutto, completamente isolati. La vista spazia a 360 gradi, da una parte sulla cattedrale e sulla Chiesa del Crocifisso di Noto e dall’altra sul mare fino al Capo Passero."

Nell’evoluzione il progetto ha poi voluto che in ciascuna delle quattro stanze ci fosse un elemento lanterna. Qui i decori delle lamine di acciaio microforate e verniciate di bianco disegnano in negativo motivi ispirati all’iconografia siciliana che le luci interne ai pannelli trasformano in altre ombre e racconti onirici su armadiature e testiere dei letti: pesci, alghe, coralli, frammenti del paesaggio marino, la Trinacria, il paladino moro, il mosaico del giardino segreto del Palazzo dei Normanni a Palermo... Un divertissement per rappresentare la tipizzazione del luogo anche attraverso arredi e oggetti inconsueti, dagli effetti quasi stranianti.

All’esterno invece, dove ponderati addensamenti e diradamenti di presenze vegetali ridisegnano il giardino in modulate geometrie di vuoti e pieni, il ruolo da protagonista è tutto ascrivibile all'elemento a pergola che rappresenta lo spazio-filtro più importante dell’armonia raggiunta nel dialogo tra architettura e natura, dentro e fuori. “Abbiamo ricostruito il percorso del sole per orientare la pergola e posizionarla correttamente, è stata customizzata con spessori strutturali impossibili da realizzare con prodotti industrializzati. È l’oggetto di cui vado più fiero”, confida Sforza.

Abbiamo ricostruito il percorso del sole per orientare la pergola e posizionarla correttamente, è stata customizzata con spessori strutturali impossibili da realizzare con prodotti industrializzati."

“Poggia a terra con sezioni sottili pari a quelle delle travature, non segue una ritmica uniforme ma si dilata o contrae in relazione all’incidenza dei raggi solari nelle ore più calde, rendendo anche più discreta la compresenza delle docce a bordo piscina”. Già, la piscina, generosissima (18 x 4 metri) e a sfioro, non poteva mancare per il padrone di casa iper sportivo. Uno studio dei livelli del terreno ha consentito di costruirla su una zona ombreggiata dal nuovo palmeto, vista mare. Il cemento naturale grigio a grandi lastre adottato per i rivestimenti ha fatto il resto. Qui il colore della luce trasposto sulle superfici declina infatti un differente spettro, riflettendo le sfumature del cielo e del sole, secondo le ore della giornata e le condizioni metereologiche.

Progetto Andrea Campioli, Alberto Sisti, Francesco Sforza / Collaboratorio C28
Foto Mattia Aquila