A Udine, un appartamento ristrutturato con garbo e raffinatezza da Cristina Celestino ricerca nuove forme dell’abitare nella cornice del Residence-Club firmato da Massimo Camillo Bodini negli anni Settanta

A Udine, il Residence-Club, un’opera dell’architetto friulano Massimo Camillo Bodini, che è stato per lungo tempo collaboratore del maestro Pier Luigi Nervi, gode di una certa visibilità. Vuoi perché l’edificio dà sul viale di accesso principale alla città; vuoi perché all’epoca della sua costruzione, nel 1979, era stato considerato avveniristico sia dal punto di vista tecnico-costruttivo sia concettuale: cemento armato a vista, grossi sbalzi, terrazzi che esplicitano il ruolo attivo del verde e delle piante nel mitigare gli effetti della cementificazione. In questo monolite di sei piani fuori terra con 38 appartamenti, una zona interrata con due piani garage e un piano Club con ristorante, piscina, palestre che non venne mai ultimato, Cristina Celestino ha recentemente ristrutturato un appartamento di medie dimensioni (120 metri quadrati) per una coppia che risiede in un’abitazione con giardino nelle campagne venete.

Ed è stato proprio lo studio approfondito del contesto dell’intervento che ha dato alla progettista, anche lei di origine friulana, il ‘chiarore’ per interpretare e valorizzare questo spazio con una sensibilità tutta al femminile sul piano materico, su quello estetico e della memoria, portando in evidenza e ‘rammendando’ in modo limpido la gradevolezza di un’identità priva di superfetazioni nella pelle delle superfici. “In effetti, in questa architettura di Bodini, dal carattere ben definito, volumi spigolosi e squadrati si accostano a forme morbide, come le linee arrotondate dei corpi scala o la pensilina circolare dell’ingresso principale; il bordeaux lucido delle porte a tutta altezza d’ingresso ai diversi appartamenti contrasta con le finiture materiche di cemento e intonaci grezzi; il cemento a vista dialoga con l’alluminio delle grandi vetrate, con il travertino delle zone comuni, con l’intonaco materico rosato dei vani scala”, spiega Cristina Celestino.

Il suo sguardo attento, dall’esterno all’interno, è bastato per intervenire con ponderati contrappunti sull’impianto planimetrico originale, “che è stato mantenuto, in quanto già ben studiato nel dettaglio e idoneo alle esigenze funzionali del committente”, e per cambiare registro e temperatura di un paesaggio domestico formato da soggiorno, zona pranzo, cucina separata, lavanderia, disimpegno-dispensa, camera padronale e camera ospiti, due bagni. Così, nel presente che si nutre dell’eredità del passato per costruire la densità di un’esperienza nuova, una volta rimossa la moquette, un rivestimento molto in voga negli anni Settanta, il rapporto con l’esterno e con il suo rigore classico-monumentale è stato enfatizzato pavimentando tutta la zona giorno con lo stesso tipo di travertino romano del terrazzo sul quale essa si apre completamente con serramenti scorrevoli in alluminio.

Nel nuovo orizzonte di superfici levigate e opache, dal tocco quasi vellutato, la parte ribassata del soggiorno è stata poi rimarcata con una zoccolatura laterale alta 40 centimetri, che movimenta la percezione fluida e continua delle varie isole che lo compongono. La zona pranzo è stata parzialmente schermata dall’innesto di un elemento di arredo fisso su misura con funzione di fioriera che dialoga con una panca addossata alla parete e con l’adiacente blocco sporgente, già configurato in origine come uno spazio funzionale di contenimento. Quest’ultimo è stato re-impiegato dalla progettista anche per gestire la parte impiantistica di condizionamento ed è ora sottolineato da una finitura color mattone che ritorna come leitmotiv su altre pareti e arredi. Questa si pone in armonia con il travertino della pavimentazione, che nella zona notte ha un disegno semplificato rispetto al soggiorno, e con il tono di rosa pallido che è stato scelto per sottolineare le pareti lunghe dell’appartamento, riprendendo la tonalità delle parti comuni del palazzo, androne e vano scale.

Anche la camera principale ha la parete della testata del letto dello stesso mattone del volume funzionale sul soggiorno”, continua Cristina. “Qui ho pensato a un’illuminazione a parete, semplice, con dischi in metallo nero opaco, in grado di dialogare con il letto, un pezzo iconico di Caccia Dominioni, in metallo con dettagli di ottone, molto leggero e aereo. La cucina bicolore, laccata opaca, riprende invece sia la palette delle pareti che i toni del travertino. Questo ambiente è separato dalla zona giorno e grammaticamente reso espressivo dal doppio infisso con parte fissa in vetro satinato e porta con oblò ovale. I serramenti interni sono quelli originali: ho deciso di mantenerli perché molto grafici e di pregio, incorniciati da un legno nero opaco, con pannelli laccati lucidi poliestere e maniglie in ottone”.

Gli arredi retro-future, una selezione di grandi classici e pezzi contemporanei, scaldano ulteriormente la mise en scène e il confronto con la storia del luogo, dove il travertino è diventato il paradigma di riferimento. Il materiale di grande stimolo progettuale di cui, tra finiture e accostamenti sperimentali, Cristina Celestino parla anche in nuovi lavori per Marmomac e Billiani.

Progetto d’interni di Cristina Celestino - Foto di Mattia Balsamini