Progetti tra moda e design rivelano le stratificazioni di materia e significato

Nella moda sostanza e superficie vanno da sempre a braccetto. Ne abbiamo avuto conferma al FuoriSalone di Milano, perfetto termometro del rapporto tra moda e design, dove molti progetti di designful fashion sono partiti da una rilettura del significato e della sostanza degli strati più esterni di ogni oggetto.

Creare il nuovo partendo dal tessuto sembra la cosa più naturale per la moda, ma spesso i risultati sono tutt’altro che prevedibili, come ci hanno mostrato Issey Miyake e Stone Island.

Tempo, arte e superfici hanno caratterizzato anche la presentazione di Stone Island, dedicata al sesto episodio del progetto Prototype Series, percorso che prevede di realizzare edizioni limitate di capi non industrializzabili.

Anche qui una collaborazione, ma questa volta con Kevlar, che ha messo a disposizione uno speciale filato da Nm200/l ricoperto con doppio filato di cotone da Nm170/2. Ne risulta un tessuto di cotone con anima in Kevlar che viene successivamente stampato con una tecnica dévoré: il filato esterno si consuma e quello interno si rivela.

Si ottiene così una sorta di pizzo hi-tech che sembra un materiale antico, il reperto di un’epoca passata. Da qui è partito l’artista Etienne Russo, che nell’installazione del FuoriSalone ha fatto uso di una successione di grandi lenti per evidenziare i dettagli e distorcere il contesto.

E se il ripensamento della superficie portasse a cambiare radicalmente l’oggetto stesso?

Vibram lo fa da vent’anni, ovvero da quando ha lanciato le FiveFingers, scarpe difficili da definire proprio per la loro natura rivoluzionaria. Questo importante anniversario è stato celebrato con una mostra antologica presso il Vibram Connection Lab di via Voghera a Milano, dove sono stati esposti oltre cento prototipi selezionati da Robert Fliri (l’inventore di questo 'guanto da piede'), che ha attinto dall’archivio aziendale e dal suo archivio personale.

Esposte senza teche, etichettate come fossero prove di una scena del crimine, illuminate dalle poetiche installazioni luminose di Mandalaki Studio, tutte le FiveFingers sottolineavano una storia in cui tessuti e suole potevano cambiare in maniera estrema, creando ponti sorprendenti tra essenzialità e lusso, tra consueto e inaspettato, tra artificio e natura.

Anche Nike lavora con costanza e coerenza per riscrivere il significato stesso della calzatura.

Lo ha fatto con l’aria nelle suole, con le collezioni adattive, con le sponsorizzazioni, con le edizioni limitatissime, con il retail on e off-line. Lo fa anche con la sostenibilità, non fermandosi a materiali 'buoni' e cicli produttivi responsabili, bensì pensando anche al design stesso.

Molti ricorderanno le Zvezdochka di Marc Newson, modulari e disassemblabili, composte da quattro elementi indipendenti.

Era il 2004 ma il concetto è valido ancora oggi e ha preso forma con la serie ISPA, in cui le diverse parti della sneaker si possono facilmente unire e staccare, separare a fine vita e buttare come si fa con la buccia di un frutto.

ISPA è un acronimo che racchiude un manifesto progettuale, un processo che suggerisce 'Improvise, Scavenge, Protect, Adapt', ovvero Improvvisa, Scova, Proteggi, Adatta.

Un ottimo suggerimento per ripensare non solo la superficie delle cose, ma anche tutto quello che si trova oltre, per immaginare un futuro in cui materia e significato possano instaurare una relazione sempre più autentica.