Sospeso tra artigianato e design, il brand marchigiano rinnova lo stile italiano nel mondo della luce

C’è ancora spazio per proposte nuove, nel panorama del light design in cui il made in Italy ha fatto e fa la storia da almeno sessant’anni? Ne abbiamo parlato con Valeria Giacomozzi e Valerio Tidei, fondatori nel 2015 di TOOY, marchio dalla forte matrice artigianale per il quale hanno disegnato Corrado Dotti, Studiopepe e Federica Biasi, spingendolo in una dimensione raffinata e contemporanea.

Da dove nasce, nel 2015, l'idea di un marchio di illuminazione?

“Siamo nati con la luce, il marchio TOOY è nato come spin off dell’azienda della mia famiglia (Giacomozzi, ndr), la Gibas, una azienda marchigiana che produce illuminazione custom dal 1959. Il nostro è un legame davvero forte con il mondo della luce e il know-how accumulato negli anni è stato il collegamento tra la tradizione e la capacità di accogliere le sfide correnti. La nostra idea iniziale era quella di creare un brand molto giovanile ma, mentre sviluppavamo i primi progetti, abbiamo capito che non era sufficiente e non ci sentivamo noi confortevoli con questa strategia. Con l’inizio della collaborazione insieme a Corrado Dotti abbiamo deciso di intraprendere altre scelte e sviluppato quindi un piano strategico molto diverso. È stato un periodo per noi fondamentale per crescere e affermarci sul mercato di alta fascia. Abbiamo fatto nostro un concetto per noi molto importante, cioè che disegnare una lampada significa progettare lo spazio: è la luce che lo definisce e lo crea, e quindi ci siamo indirizzati verso prodotti giovani, freschi, modulabili e capaci di definire bene l’ambiente nel quale vivere. Ecco, volendo esagerare, possiamo dire che consideriamo la lampada come un essere vivente, in perfetta sintonia, osmotica, con lo spazio dove viene collocato”.

Quale valore pensate di portare nel mondo del lighting design dove dal secolo scorso l'Italia fa la differenza con marchi storici e lampade iconiche?

“Con i suoi prodotti, TOOY vuole spingersi oltre i confini del décor, attraverso un’identità forte e ben connotata che si esprime con eloquenza nei contesti sia domestici che contract. In effetti, soprattutto in Italia, abbiamo aziende che hanno fatto la storia del design ma, come detto prima, la luce è magia, non ci sono limiti nel creare nuovi prodotti, le possibilità sono infinite così come la ricerca e lo sviluppo del prodotto e della tecnologia. Quello che vorremmo riuscire a creare è un brand che non sia mai ripetitivo nelle sue proposte e che abbia sempre qualcosa di interessante e nuovo da proporre. Conosciamo bene il mercato e i nostri clienti, sappiamo che vogliono essere stupiti dal prodotto ma anche dalla scelta del designer con il quale collaboriamo, soprattutto in un contesto come quello attuale in cui tutto cambia molto velocemente. Diciamo che vogliamo dare un punto di vista originale. Ci piacerebbe poter sorprendere sempre, facendo capire che la nostra strada vira di continuo e propone qualcosa che non ti aspetteresti. Se poi i nostri prodotti diventano icone, ancora meglio, ma non è questo l’obiettivo principale”.

Vi considerate un marchio italiano o internazionale?

“Sicuramente la prima risposta che ci viene in mente è internazionale, lo dice anche il nome che è stata una dichiarazione e una scelta importante fin dall'inizio. Dobbiamo però sottolineare il fatto di essere molto fieri di produrre in Italia, siamo proprio nel cuore del Paese, nelle Marche. Il nostro prodotto è 100% Made in Italy e siamo consapevoli che questo sia un plusvalore molto importante per il mercato internazionale”.

I designer che avete ingaggiato hanno storie profondamente diverse per linguaggio e stile: che cosa vi ha spinti a rivolgervi a loro, nello specifico?

“È proprio la loro diversità che ci ha spinti a collaborare. Non vogliamo legarci a uno stile chiuso, piuttosto siamo sempre alla ricerca di nuovi trend e quindi di nuovi designer con i quali poter lavorare in aperta sintonia e che ci spingano sempre più in nuove direzioni. Corrado Dotti inizialmente ci ha traghettati verso il suo stile delicato e lussuoso posizionandoci in un contesto ben chiaro. Corrado ha lavorato per Armani Casa e ha portato con sé il gusto della semplicità e del lusso non urlato. Ha una grande conoscenza dei materiali e degli accostamenti ed è lui che ci ha dato la spinta iniziale. Con Studiopepe e Federica Biasi volevamo entrare in un mondo diverso, caratterizzato da uno stile e un linguaggio contemporanei e più sperimentali. Studiopepe ci ha dato un’immagine raffinata e più di ricerca, ci ha fatto entrare anche nel mondo delle gallerie con una serie limitata e, come art director del nuovo catalogo, ha saputo interpretare i nostri prodotti e la nostra immagine in modo meraviglioso. Federica Biasi è stata una ventata di energia, il suo prodotto è contemporaneo, gioca sulla trasformazione e sull’abbinamento di materiali, molto intelligente e con grandi potenzialità”.

Che cosa deve produrre un marchio di light design: oggetti iconici o uno stile per la casa? 

“Per noi l’obiettivo ha un senso quando è coerente con l’immagine del brand e con la sua vision. È fondamentale studiare i minimi dettagli e capire i bisogni del proprio target di riferimento in un contesto dinamico come quello che stiamo vivendo oggi. Il segreto sta nell’unione armonica di tanti fattori e nella capacità di adattarsi velocemente al cambiamento e a sviluppare una visione chiara per il futuro. Sperimentazione, innovazione, ricerca e anche modularità, adattabilità, funzionalità, non scordiamoci che una lampada comunque deve fare una bella luce. La luce ha sempre un aspetto magico, ed è questo l’elemento fondamentale da cui non vogliamo mai allontanarci. Se riusciamo anche a sorprendere… ancora meglio!”.

Tutte le foto sono di Silvia Rivoltella