I progetti ad aria di D-Air Lab, per mettere il corpo al sicuro con l’abbigliamento intelligente

Nei prodotti di design per il corpo, la definizione millimetrica di volumi e forme assume un ruolo centrale. Quando si aggiunge la protezione, ecco che entra in gioco un singolare incontro di anatomia e performance. Se poi si punta all’innovazione, le sorprese sono continue, come nel caso di D-Air Lab.

Abbigliamento intelligente

L’azienda nasce nel 2015 da una costola di Dainese con l’obiettivo di ideare, sviluppare e produrre abbigliamento intelligente per un ampio pubblico. Il punto di partenza è l’esperienza maturata nelle gare di Moto GP e di sci, dove l’azienda vicentina ha sperimentato ogni tipo di componente protettiva per qualsiasi parte del corpo a rischio di frattura, dai piedi alle mani, dalla colonna vertebrale alla testa. Se all’inizio la strada sembrava tracciata chiaramente in direzione di elementi rigidi ispirati agli esoscheletri, negli anni si è passati a veri e propri airbag per il corpo.

Tecnologia militare

Il passaggio chiave per la creazione del mondo D-Air avviene nei primi anni 2000, grazie alla collaborazione con Merhav A.A.P., realtà israeliana che mette a disposizione tecnologie di origine militare. Altrettanto importante è l’algoritmo in base al quale si attiva l’airbag, sviluppato dal 2004 in collaborazione con il professor Vittore Cossalter dell’Università di Padova. I primi airbag erano destinati ai motociclisti e venivano inseriti nel casco, ma una soluzione più pratica ha previsto di integrarli nell’abbigliamento. Alla base di questo sistema troviamo un design che permette di governare con estrema accuratezza forma e direzione in cui si gonfiano gli airbag.

Il design dell'aria

Dato che si attivano in pochi millesimi di secondo, per evitare la compressione degli arti - potenzialmente molto pericolosa - gli airbag prendono una foggia predefinita grazie a un complesso sistema di microfilamenti interni, un’architettura che garantisce un’instantanea quanto omogenea distribuzione dell’aria. Il ‘design dell’aria’ resta ancora oggi centrale nel lavoro di D-Air Lab, ma si integra sempre di più con altre tecnologie capaci di garantire protezione fisica e sicurezza personale. Le applicazioni sono dunque molteplici e il centro ricerche D-Air Lab ne sta sperimentando diverse, relative alla vita quotidiana e a esperienze decisamente più rare.

Dal mondo del lavoro all'alta moda

Il mondo del lavoro è stato destinatario di uno dei primi prodotti, ovvero WorkAir, un airbag per lavoratori in altezza. Custodito all’interno di un gilet leggerissimo, rappresenta il primo airbag al mondo certificato come Dispositivo di Protezione Individuale (DPI) per la protezione da cadute. WorkAir è già utilizzato dai dipendenti Enel, ma se ne immagina l’impiego pure per giardinieri, bibliotecari e chiunque debba operare a qualche metro da terra. La versatilità di questi airbag può arrivare anche a diventare un espediente estetico, come dimostra la presenza di D-Air Lab nella collezione AI 22/23 della maison Dior. La direttrice creativa Maria Grazia Chiuri ha voluto aprire la sfilata con airbag indossati a simboleggiare forza e resilienza, ma anche per dare volume ai classici tailleur Bar senza utilizzare stecche o crinoline. Inoltre, si sono visti sia guanti da moto sia elementi protettivi per le caviglie derivati dalle fasce antislogatura utilizzate dagli sportivi.

Anctartic Resolution

Dior ha chiesto a D-Air Lab di realizzare anche una giacca basata sulla tecnologia di Antarctic Resolution, ovvero tute per esploratori antartici già avvistate alla Biennale Architettura di Venezia del 2021. Questo progetto prevede che lo studio dei flussi d’aria si integri a sistemi in grado di garantire protezione da freddo fino a -89 gradi centigradi e venti da oltre 320 km/h, attraverso un capo composto da soli due elementi sovrapposti. Il primo, aderente al corpo, fornisce monitoraggio, riscaldamento e ventilazione; il secondo, quello esterno, si presenta come un guscio impermeabile imbottito con strati di seta, grafene e pelo di cammello, in un singolare dialogo tra mondo animale e minerale. “Si tratta di una tuta che diventa una casa”, ci racconta Alberto Piovesan, direttore creativo dell’azienda, “dove tecnologia e architettura entrano in dialogo”.

Un allarme personale

A parte le situazioni estreme, la vita quotidiana è al centro del pensiero di D-Air Lab, anche quando l’airbag non si renda necessario. D-One è un gilet leggerissimo che diventa un allarme personale. In caso di incidente in bici, in montagna, ma anche durante lo sport in città, si possono attivare suoni e luci lampeggianti e si può inviare ai contatti d’emergenza un SMS con le coordinate GPS. Inoltre, l’allarme si aziona automaticamente se l’algoritmo riconosce un’immobilità prolungata, per esempio in caso di malore. Di recente D-One è stato adottato dal Policlinico di Sant’Orsola e dalla USL di Bologna a protezione degli operatori sanitari che lavorano in solitudine: in caso di sospetta aggressione vengono allertate le Forze dell’Ordine o la vigilanza interna all’ospedale.

Pensiero e innovazione

Un recentissimo sviluppo della tecnologia degli airbag trova la sua espressione in Future Age, una cintura destinata a proteggere dalle cadute chi abbia problemi di deambulazione. I destinatari sono persone anziane o soggette a rischio di caduta in casa, e in questo caso gli airbag - posti uno per lato e azionabili singolarmente - agiscono a salvaguardia delle anche e della testa del femore. A dimostrazione che l’intelligenza messa a servizio dell’abbigliamento e degli accessori, quando incontra pensiero e innovazione, può davvero migliorare la qualità della vita.