Dal reimpiego degli scarti alle tecnologie che permettono di estrarre la quantità minima necessaria. Così l'azienda è diventata un’eccellenza in grado di unire mercato del lusso e attenzione all’ambiente

Parlare con Alberto Franchi, presidente e amministratore delegato di Franchi Umberto Marmi, vuol dire esplorare un binomio che a molti sembrerà irrituale: quello tra marmo e sostenibilità. Eppure, grazie anche al lavoro di aziende avvertite come quella toscana - cinquantuno anni di storia e un posizionamento strategico nell’estrazione del marmo di Carrara - l’accoppiata tra pietra naturale e produzione attenta all’ambiente diventa pratica quotidiana.

Ci fa qualche esempio di come Franchi Umberto Marmi lavora in chiave sostenibile?

“Per noi l’utilizzo sostenibile della materia prima marmo è un concreto paradigma misurabile. Non è un dato qualitativo, ma quantitativo, ed è necessario che sia così per sostenere il modello di business che abbiamo scelto per la nostra azienda: un modello trasparente che applichiamo a tutte le fasi del processo, dall’estrazione della materia prima, al trasporto alle lavorazioni e successive applicazioni. Tra le voci di sostenibilità concreta ci sono l’approvvigionamento verde di energia, l’utilizzo di mezzi elettrici in cava, l’ottimizzazione degli sfridi, che noi preferiamo però chiamare materia seconda derivata. Ancora, metodi di escavazione tecnologica che consentono di estrarre la quantità minima di marmo necessario, monitorando costantemente lo stato di salute della montagna. In galleria addirittura utilizziamo un sistema di carotaggio e fissaggio con resine che ci consente di estrarre solo il marmo effettivamente necessario, nel rispetto pieno del monte. Stiamo inoltre lavorando per rendere ufficiale il nostro dato di Carbon Neutrality - il bilanciamento tra emissioni di gas serra generate e emissioni riassorbite - Nella stessa direzione ci siamo mossi con l’analisi del ciclo di vita (il Life Cycle Assessment), certificazione volontaria che la Franchi Umberto Marmi ha implementato prevedendo la Dichiarazione Ambientale di Prodotto, un vero e proprio marchio ecologico del marmo. Grazie a questa, possiamo sostenere, dati alla mano, che le lastre di marmo Bettogli della Franchi Umberto Marmi sono materiali riconosciuti a livello mondiale per la certificazione ambientale e il rating degli edifici dai principali programmi”.

Come impiegate gli sfridi?

“Come già detto, preferiamo non chiamarli più né sfridi né scarti: il modello di economia circolare che abbiamo sposato ci impegna costantemente nella gestione e nella valorizzazione dei materiali derivati dalle attività di escavazione del marmo, le cosiddette materie derivate seconde, che diventeranno nuovi prodotti da immettere nei mercati più svariati: granulati e sabbie per l’edilizia, carbonati di alta qualità per industria alimentare, chimica e farmaceutica…”.

I vostri prodotti e le vostre collezioni sono destinati al mercato del lusso. Non c’è contrasto tra sostenibilità e mercato degli high spender?

“Assolutamente no. La nuova idea di lusso passa necessariamente da quella di sostenibilità. I consumatori altospendenti cercano oggi garanzie sul prodotto scelto che vanno ben oltre la notorietà del brand o il suo prestigio. Lo vediamo in ogni settore: sempre più la scelta di acquisto è condizionata da quei criteri che fanno riferimento ai concetti di responsabilità, di basso impatto, di circolarità ed eticità del ciclo produttivo. È in atto una transizione: dal lusso dello sfoggio al lusso sostenibile. In particolare nel design e nella progettazione, che ci riguardano più da vicino, il designer o l’architetto compie una scelta a monte che marcia a favore della sostenibilità e si rivela una figura fondamentale per sensibilizzare l’utenza nei confronti della eticità del marmo”.

Quanto è importante lo storytelling per veicolare il vostro impegno?

“È un aspetto essenziale e vitale dell’azienda: raccontare e coinvolgere emotivamente la nostra audience è davvero importante per far conoscere l’impegno che mettiamo ogni giorno in quello che facciamo. Lo storytelling legato al marmo è un modo naturale di raccontare una storia, appartiene alla nostra cultura e ci rende unici: consideriamo che in generale del mondo del marmo, soprattutto di alcuni aspetti che ne fanno parte, si sa davvero poco. Non è stata fatta ancora divulgazione: noi invece puntiamo proprio a quello. Rendere fruibile al mondo la nostra conoscenza e la nostra esperienza del marmo e per questo abbiamo creato la Franchi Academy e un blog aziendale dedicato. Due contenitori di esperienze e racconti che mirano non solo a far conoscere, ma anche a creare affezione e legame”.

Il rischio del greenwashing è sempre dietro l'angolo: come lo scongiurate? 

"Non dobbiamo scongiurarlo, né lo temiamo. Abbiamo intrapreso un percorso serio e concreto per costruire giorno dopo giorno la nostra sostenibilità. Sono le certificazioni e i relativi numeri a parlare per noi rispetto a questo importantissimo tema. Facciamo inoltre riferimento a un’etica e a una serietà che fanno parte del nostro Dna aziendale”.