Il ruolo dell’art director è sempre più strategico. Non si tratta (solo) di disegnare un prodotto ma di costruirci intorno una narrazione. Come ha fatto Margherita Rui per il rebranding di Dante Negro, azienda veneta specializzata nella lavorazione dei metalli

Quello che un’azienda chiede a un art director è una percezione, distintiva e riconoscibile. La percezione di chi si rapporta, in modo fisico e digitale, da sempre o per la prima volta, con il brand.

Non si tratta di proporre soltanto progetti, sistemi e prodotti, ma di costruirci intorno una narrazione: una storia identitaria. Quella richiesta è dunque una comunicazione fluida, trasversale ai media e agli ambiti, che comprenda progetti fotografici, catalogo, sito, social, stand, tutto. Una visione, radicata nella tradizione, che attinga alla sapienza e alla specificità realizzativa dell’azienda, ma che poi sappia osare.

Come hanno fatto Federica Biasi per Decoratori Bassanesi (leggi qui), Chiara Andreatti per Radici Group (leggi qui) e come ha fatto in modo netto spiazzante ed estremamente elegante Margherita Rui con Dogtrot studio per Dante Negro che da semplice azienda di arredi in ferro battuto decorativi si è evoluta in una realtà contemporanea in grado di restituire d’impattoun modo personale e personalizzato di abitare. Grazie allimmagine, appunto.

Una storia da forgiare

Basta scrollare i social di Dante Negro per percepire immediatamente lo stacco, il salto visivo e comunicativo apportato dal lavoro creativo di Margherita Rui, designer e fondatrice con Alessandro Rado di Dogtrot studio, realtà multidisciplinare che si occupa di comunicazione e design, consulenza strategica e direzione creativa.

Lhetitage non è cambiato, la collezione storica c’è ancora sebbene rivisitata, i protagonisti sono sempre senzombra di dubbio i metalli e la loro lavorazione, artigianale e hi-tech. Quella è stata apportata è una contaminazione, materica, progettuale, ma soprattutto estetica. Lo stile è in sottrazione, essenziale ma calibrato, contemporaneo e insieme arcaico, senza tempo.

Ad essere enfatizzati sono gli arredi in e outdoor che si fanno strutture architettoniche bespoke da abitare. La sapienza realizzativa e la profonda conoscenza del ferro battuto ci sono da sempre, dal 1975 per lesattezza, la metamorfosi è, appunto, nellimmagine.

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Dolmen come archetipo abitativo

Dolmen, presentato in occasione di Edit Napoli 2022, inaugura la collezione dedicata agli arredi contemporanei. Si tratta di un progetto dallimmagine marcata, definita eppure versatile, che vuole rivisitare l’idea stessa di living outdoor.

Partendo dal concetto primordiale di archetipo abitativo, Margherita Rui ha reinterpretato il gazebo elevandolo da prodotto a luogo, creando una nuova dimensione domestica, un habitat che accoglie e ripara.

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Un abitacolo outdoor, primordiale e insieme visionario

Dal fascino primitivo ma dallo stile visionario, Dolmen si presenta come emblema del biomorfismo: forme avvolgenti, geometrie organiche, colori naturali e tessuti sostenibili integrano il design del gazebo, completato da complementi d’arredo scultorei, al paesaggio circostante, creando un abitacolo outdoor che instaura una connessione profonda con la natura.

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Un gazebo (arredato) che si allontana dagli stilemi classici del Novecento

Dolmen spinge al massimo il know-how di Dante Negro nella lavorazione del ferro: il materiale viene plasmato nelle forme e battuto sulle fettucce per creare un effetto espressivo essenziale, lontano dagli stilemi classici dei gazebo del Novecento.

Ma Dolmen non è soltanto ferro battuto. È un progetto multimaterico: per i complementi che completano la collezione, tavolo e sedia, sono stati infatti scelti il vetro bocciardato, il marmo e il tessuto.

La lavorazione della materia

Il lavoro colto e sofisticato di art direction intrapreso da Margherita Rui per Dante Negro, che oltre al sistema Dolmen comprende catalogo, sito e social, riporta l’artigianalità a valore primario. Allontanandosi dall’estetica del prodotto industriale, l’intero progetto racconta le potenzialità del ferro battuto e il fascino della sua superficie, grezza, cangiante, irregolare.

Una nuova tappa nel percorso di direzione artistica

Il progetto Dolmen rappresenta una nuova tappa nel percorso di direzione creativa che sta portando avanti Margherita Rui. La collezione outdoor che trasforma pergole e gazebo con decori e ghirigori in strutture architettoniche contemporanee verrà infatti arricchita da progetti firmati da diversi designer che andranno ad affiancarsi alla linea Heritage, rivisitata di recente dalla designer, e al servizio Custom.