L'evoluzione del bagno è nel dialogo con il corpo. Da luogo funzionale a luogo progettato intorno al piacere

La psicologa Esther Perel, che di corpo e sensi si è occupata in lungo e in largo, dice che prima o poi la cultura e il pensiero incontrano il corpo. Come dire che la nostra fisicità è l’inderogabile verifica di qualsiasi idea si possa avere del mondo. Il corpo reclama un primato sulla mente, sui progetti, sugli stili. Progettare un bagno o i suoi componenti singoli è impegnativo, perché qualsiasi invenzione tipologica o decorativa si scontra con i gesti dell’accudimento e dell’intimità, per sé e per gli altri.

Abbiamo visto questi spazi della casa avere sempre più pretese di essere qualcosa di diverso. Bagno sì, ma anche spa. Bagno, ma anche centro estetico, spazio terapico, luogo dei sensi, fontana termale, cascata domestica. Molte cose, forse troppe. L’innovazione tipologica del bagno tout court però è rara. “Il ruolo del design è limitato finché non riusciamo a dirci cosa vogliamo fare dei nostri corpi” commenta Odoardo Fioravanti. “Mi piacerebbe progettare degli spazi che rispondono ai desideri. Ma è ancora difficile parlare di corpo, desiderio e benessere inteso come piacere. Forse nelle culture nordiche il tema è più risolto. Qui manca ancora un piccolo passo culturale”.

Odoardo Fioravanti riflette su una tipologia di prodotto che, per essere risolto, deve avere aderire autenticamente a quello che abita la mente delle persone. “È un tema difficile che bisogno di un lavoro di senso. Nel resto della casa si è consumata un’evoluzione che parla di stile, di opportunità oltre che di funzioni. Le persone hanno delle idee su come vogliono abitare gli spazi, su cosa vogliono fare e come vogliono muoversi. Il bagno è ancora in mano a dei tecnicismi un po’ rigidi, manca quel cambio di passo culturale che rende consapevoli dei propri desideri”. E parlare di desiderio è sempre complicato. “Ma è importante. Io vorrei disegnare un bagno che incontra il desiderio, un luogo più vicino a un’idea di piacere che di funzione”.

Il set ideale è però nelle mani degli architetti, che nella mediazione fra limiti idraulici, desideri e piacere spesso scelgono la strada dell’ironia e della sorpresa. I risultati sono interessanti, perché nell’ironia di una soluzione si gioca anche la possibilità di superare dei confini dettati da imbarazzo e vergogna. Al di là delle vasche freestanding nelle camere da letto o dei bagni con le pareti trasparenti affacciati al trentesimo piano di un grattacielo, esiste l’esplorazione più raffinata di confini spaziali e di prossimità vagamente provocatorie. Per rendere tutto meno serio e meno complicato, forse. E per sfruttare gli spazi in modo razionale: a volte un bagno è davvero una spa privata. Altre deve essere semplicemente la riedizione intelligente dell’angolino in cui i bimbi si rifugiano quando non ce la fanno più.

Tornando a discorsi più concreti, in questi giorni di INTERNI Designer’s Week 2021 ci sono naturalmente delle novità.

Cristina Rubinetterie presenta Foil di Marco Pisati. È una serie monocomando che rivisita la classica tipologia cilindrica. Le forme si slanciano grazie al lavoro sulle curvature e sugli spessori dei profili. Le finiture sono innumerevoli: dal cromo al nero, dall’oro rosa pvd all’oro giallo, fino al cromo nero. Bello il dettaglio dello snodo fra leva di comando e corpo, che si ispira alle appendici nautiche che permettono alle barche a vela di navigare sollevate dalla superficie.

Flaminia lancia la nuova serie di lavabi e sanitari sospesi Fluo, disegnata da Niccolò Adduini. Il progetto si inserisce nel solco di un bagno definito da forme organiche. La texture e la semplicità delle curve contribuiscono all’idea di uno spazio abitato dall’acqua e dalla sua capacità di levigare e ammorbidire le superfici.