Nell’isola di Ortigia a Siracusa, la casa di un ‘progettista’ per passione, in una Sicilia dalla storia millenaria che è materia, saper fare e radici

Fresca e rigenerata, questa casa di Ortigia, l’isola che è la parte più antica di Siracusa, in cui regnava la grandeur della Magna Grecia, è diversa da qualsiasi altra: un palcoscenico personale che riproduce emotivamente il mood e il dna di un luogo dalla storia millenaria. L’ecletticità con cui mobili e arredi di epoche, stili e fatture diverse dell'800 e del '900 sono stati scelti e accostati a pezzi di design contemporaneo made in Italy, piccole sculture in metallo trovate nei mercatini insieme a opere d’arte, dentro uno spazio ripensato integralmente per un comfort su misura, ne è la dimostrazione. Abitata da uno stile locale intimo e calibrato e da una luce che accarezza nuove prospettive nel silenzio quasi irreale di un tempo che sembra sospeso, la casa riflette i molteplici interessi di un ospite, Sebastiano Italia, che guarda alle cose con la cultura e la sensibilità estetica di un progettista esperto, ma che non è un architetto.

Non è il mio lavoro. Dopo gli studi di economia in Lombardia, sono ritornato in Sicilia, nella natia Siracusa, per occuparmi dell’azienda di famiglia che opera nel settore metalmeccanico. Ma ho sempre coltivato la passione per il progetto d’architettura”, spiega Sebastiano. “Così nel 2006, con il mio socio Andrea di Franco, abbiamo deciso di avviare una società edile per la ristrutturazione di immobili nell’isola di Ortigia. Agli inizi del 2000, sulla scia della sua rinascita e riqualificazione urbana e dell’incremento dei flussi turistici alla ricerca di case per le vacanze, è venuto spontaneo investire nel settore della ricezione e degli eventi. Anche se devo riconoscere che il nostro progetto più importante, ormai quasi completato, non è qui. Si tratta del recupero di una grande masseria in pietra, di fine '800, tra Noto e Modica, immersa in una campagna incontaminata: La Chiusa Country House, un luogo davvero magico per rigenerarsi”.

Magicamente rivitalizzato si svela comunque anche l’appartamento che si trova proprio nel centro di Ortigia, tra i vicoli del quartiere Spirduta: l’ultimo piano di un’imponente costruzione eretta all’inizio del secolo scorso, un interno complesso e frammentato, esposto su quattro lati e distribuito su due livelli, il principale con una superficie di circa 280 metri quadrati e il superiore, con altri due ambienti e il terrazzo, al quale si accede da due scale separate, perché ubicate in due ali diverse dell’unità abitativa. Per uno sviluppo totale di oltre 330 metri quadrati. “Quali sono le caratteristiche ambientali e architettoniche per cui l’ho scelta? Mi hanno affascinato fin dalla prima visita l’ampiezza degli spazi e l’altezza dei soffitti, ne ho intravisto le grandi potenzialità. Ero incantato dalla luce e dal silenzio che inondavano gli ambienti, un privilegio irrinunciabile. Come quello di un terrazzo e di uno scorcio sul mare che circonda l’isola. E, nonostante si trattasse di un intervento molto impegnativo, ho accettato la sfida”, ricorda il proprietario. Le condizioni dell’immobile erano infatti davvero compromesse.

La cucina è la mia stanza preferita, con la grande isola di marmo e il terrazzo dove far colazione o cenare con gli amici. Cucinare mi rilassa e mi diverte, anche se non sono un gran cuoco, perché non riesco a seguire ricette precise, preferisco improvvisare utilizzando le magnifiche materie prime del nostro territorio, come faceva mia nonna, anche se con risultati altalenanti e purtroppo molto diversi."

Bisognava sostituire interamente i tetti e rifare le facciate. Gli interni, utilizzati dal precedente proprietario come studio professionale e abitazione, necessitavano di modifiche sostanziali: la pietra che incorniciava gli infissi era stata in parte demolita per fare spazio agli avvolgibili, alcune finestre erano state murate. Pavimentazione, impianti, serramenti, finiture: tutto andava completamente recuperato e riprogettato”. I lavori di ristrutturazione, durati oltre un anno, per estrarre ciò che già esisteva di buono nell’essenza, sono stati curati dalla società Tworooms di Sebastiano e Andrea con l’ausilio di abilissime maestranze locali, fatta eccezione per l’impianto di domotica, realizzato da Dimora Home Automation di Milano. “Desideravo anche un sistema di diffusione sonora in tutta la casa, declinato con un sistema di casse acustiche, alcune delle quali celate nei muri dietro l’intonaco. Amo la musica, che accompagna sempre le mie ore di relax. Come leggere e bere un buon calice di rosso sul daybed disegnato per Flou da Rodolfo Dordoni, nella piccola stanza al secondo piano che conduce al terrazzo del solarium”, confida. Ma, cominciando a ripensare alla distribuzione degli spazi, è risultato evidente che, pur con una grande superficie, l’abitazione aveva in realtà pochi ambienti di ampia metratura.

Eliminati i tramezzi preesistenti per restituire a ciascuna stanza la configurazione originaria, ripristinate le volte in gesso ormai crollate, costruito un nuovo sistema strutturale a consolidamento della copertura, bisognava andare oltre. “Nell’immaginare il layout ho voluto che tutti gli ambienti della zona giorno fossero visivamente connessi tramite aperture realizzate nella muratura, in modo da non perdere la profondità degli spazi e consentire allo sguardo di fluire ininterrotto da un estremo all’altro dell’appartamento, raccogliendo scorci inattesi e giochi di luce che amplificano la connessione con l’esterno”, racconta Sebastiano. “Per questa ragione gli infissi non hanno tende o oscuranti e ci sono poche porte. Le pietre sono state ricollocate dove erano in origine utilizzando blocchi calcarei, gli intonaci sono stati ricostituiti con biocalce declinata in cromie neutre ma calde. Grazie all’originale planimetria, la casa si rivela poi poco alla volta, le scale che conducono al secondo livello sono ben mimetizzate e sfuggono a un primo sguardo. Ciascun ambiente regala così una piacevole sensazione di privacy e tranquillità”.

Ma il piacere maggiore è quello riservato agli occhi. La pavimentazione, in cotto smaltato eseguito secondo antiche tradizioni da un artigiano della provincia di Catania, su disegno dello studio di Gordon Guillaumier, veste come un tappeto le zone giorno, e l’effetto si sposa bene con la patina del palazzo e con la pietra che corona gli infissi in legno bianco. “Dove poi l’installazione del riscaldamento a pavimento non ha permesso la posa in opera delle superfici ceramiche, a causa degli spessori, la scelta è caduta su una resina di colore neutro che armonizza con l’insieme”, precisa Italia. Cementine dei primi Novecento, recuperate dalla pavimentazione originale durante la ristrutturazione, sono state felicemente ricollocate nei bagni e nella stanza che porta al solarium. Un rovere ossidato fango lavorato dall’ebanista catanese Angelo Cavallaro accomuna gli arredi sempre su disegno dello studio Guillaumier: la grande libreria del soggiorno, la cucina, la testata/scrittoio della camera da letto e la lunga boiserie che dalla stanza padronale porta al bagno. Ciascuna presenza a suo modo partecipa alla messa in scena della piccola ed eterogenea collezione che contribuisce alla piacevolezza del luogo.

Quali sono le caratteristiche ambientali e architettoniche per cui l’ho scelta? Mi hanno affascinato fin dalla prima visita l’ampiezza degli spazi e l’altezza dei soffitti, ne ho intravisto le grandi potenzialità. Ero incantato dalla luce e dal silenzio che inondavano gli ambienti, un privilegio irrinunciabile. "

“Il grande camino in pietra del '700 l’ho scovato casualmente e rimontato in salotto realizzando una quinta che lo distanziasse dal muro, in modo da creare la giusta profondità e consentire il passaggio della canna fumaria. Le pietre scolpite che ne compongono la cornice sono tutte originali, tranne quelle della parte inferiore, ricostruite da mani sapienti con trame a ricalco di grande qualità”, spiega Sebastiano Italia. “Ci sono oli del '700, tra cui il grande quadro di San Sebastiano a cui sono particolarmente affezionato, comprato da un antiquario catanese, che convivono con dipinti onirici e quasi ipnotici eseguiti dal pittore catanese Sergio Fiorentino”, continua. “La cucina poi è la mia stanza preferita, con la grande isola di marmo e il terrazzo dove far colazione o cenare con gli amici. Cucinare mi rilassa e mi diverte, anche se non sono un gran cuoco, perché non riesco a seguire ricette precise, preferisco improvvisare utilizzando le magnifiche materie prime del nostro territorio, come faceva mia nonna, anche se con risultati altalenanti e purtroppo molto diversi”. Nel progetto della casa, però, una volta scelti gli ingredienti, il modo di cucinare ha fatto la differenza.

Progetto di Sebastiano Italia - Foto di Matteo Cirenei