Concept e progetti di successo sotto i riflettori per rimettere a lustro le città. Cavalcavia, centri commerciali, parcheggi, linee ferroviarie e altri spazi urbani inutilizzati vengono ridisegnati e riproposti in nuova veste

Quanto volte da bambini abbiamo giocato a “E se…?” Un passatempo capace di liberare la fantasia e fare accadere l’inimmaginabile. Fortunatamente artisti, creativi designer, architetti e urbanisti di tutto il mondo continuano a sognare, inventare, ipotizzare. E il focus oggi sono le nostre città, che grazie alla pandemia, svuotandosi e liberandosi di folla e traffico, hanno mostrato un nuovo volto. E cosi si è ritornati a giocare domandandosi: come sarebbero gli spazi urbani se potessero essere trasformati in aree più sostenibili e posti più allegri e gioiosi?

Conosciamo tutti la famosa High Line di New York. Un progetto di collaborazione che ha visto lo studio di architettura americano Diller Scofidio + Renfro lavorare con l’urbanista e architetto del paesaggio James Corner e il garden designer Piet Oudolf per rivitalizzare due chilometri e mezzo di rovine post-industriali. Oggi le rotaie della ferrovia abbandonata sono utilizzate dai cittadini della Grande Mela come parco. Un polmone verde che accosta la natura selvaggia alla natura urbana ma anche quella sociale e culturale della città. Un vero e proprio trampolino di lancio per progetti di rivitalizzazione e trasformazione di obsolete e inutilizzate aree urbane in spazi di uso comune.

E sono proprio Diller Scofidio + Renfro insieme a PLP Architecture e CRA-Carlo Ratti Associati a ripensare allo spazio ormai dismesso da anni della stazione di Porta Romana a Milano. Il progetto, chiamato appunto Parco Romana, verrà realizzato per ospitare i Giochi Olimpici Invernali del 2026, ma la visione a lungo termine è quella di creare una distesa verde che si sviluppa lungo tutto il quartiere. La High Line di Milano, insomma. Che vede edifici disegnati per le attività sportive connettersi in maniera fluida e naturale a una profusione di giardini sospesi, boschi, acqua e passerelle che si rincorrono e intrecciano sinuosi su diversi livelli. Il gruppo Public Work, architetti del paesaggio e l’urbanista Ken Greenberg mostrano come lo spazio su cui lavorare non sia solo quello delle aree abbandonate, ma anche quello che rimane inutilizzato perchè in una posizione considerata infelice.

Esattamente come quel tratto di quasi due chilometri che si trova intrappolato sotto la Gardiner Expressway, una superstrada che attraversa Toronto. Nasce così Bentway, un progetto che mira a trasformare uno spazio urbano inutilizzato in una nuova area della città ricca di verde, parchi e giardini ma anche di spazi di interrelazione e sport, mercati, gallerie open air e piste da pattinaggio.

Ma torniamo ancora a Milano dove T Spoon firma GuardaMI, il progetto di riconversione del Cavalcavia Bussa.

GuardaMI non è un semplice progetto, ma una strategia operativa in grado di trasformare uno spazio che ha perso la sua funzione urbana in un extra-spazio, un’area vivente e vissuta, da restituire alla città. Qui tutti gli elementi saranno usati e utilizzati dai vari attori-utenti, che sono sollecitati a vivere, toccare e partecipare ai processi di trasformazione dello spazio stesso. Un vera e propria connessione tra la città e i suoi spazi pubblici.

Più ironico e giocoso, quasi un’installazione artistica, la proposta che l’artista Camille Walala suggerisce alla città di Londra: trasformare larteria urbana più trafficata della capitale, Oxford Street, in un percorso urbano ricco di fontane, sculture e spazi continui per incontrarsi, fermarsi e ri-connettersi. Ovviamente tutto seguendo il linguaggio grafico e arcobaleno della creativa.

Per restare in tema di poesia urbana, MVRDV e nendo, due progettisti visionari, hanno contribuito ad aggiungere la loro lirica poetica a due spazi inutilizzati rispettivamente a Taiwan e in Giappone.

MVRDV dimostra come le rovine industriali del passato, nello specifico i resti del China-Town Mall, uno dei tanti centri commerciali chiusi a causa del sopravvento dello shopping online, possono tornare a risplendere. E cosi sulle rovine fiorisce Tainan Spring. Una sorta di lavoro di recupero archeologico, dove tutti i pezzi ritrovati vengono conservati, ristrutturati e completamente integrati nel nuovo progetto. Un nuovo modo di preservare il patrimonio, per far comprendere la storia del sito e apprezzare l'ex centro commerciale come una parte importante della storia di Tainan. Piscine, laghetti, giardini e giungla convivono in un esempio innovativo di economia circolare.

Lo studio giapponese nendo ha iniziato ad esplorare l’urban design creando CoFuFun Plaza. Un progetto che vede Oki Sato, impegnato nello sviluppo dell’area di fronte alla stazione di Tenri nella prefettura di Nara, vicino a Kyoto. Più di 6000 metri quadrati, completamente vuoti e inutilizzati, che oggi risplendono grazie a monoliti multiuso di cemento bianco. Strutture a forma di disco – concave e convesse – che traggono ispirazione dalla morfologia del paesaggio ma anche dalla forma a cerchi concentrici di tipiche tombe giapponesi. Un intreccio soffice e poetico che disegna un paesaggio idilliaco dove giocare, rilassarsi, fare performance, sport, o semplicemente sedersi per assaporare lentamente una tazza di te.

Anche l’Australia ha il suo dire in campo di recupero degli spazi in disuso, che sono parte di un progetto molto più ampio, che coinvolge la città di Melboune. Durante la settimana del Design Down Under l’eco research lab Finding Infinity ha rivelato una serie di concept e prototipi disegnati da vari studi di architettura australiani, che mirano al recupero di aree inutilizzate per rendere la città, prima del 2030, a emissione zero.

Ecco alcune delle idee, semplici e rivoluzionarie allo stesso tempo. La proposta di John Wardle Architects suggerisce di installare sui tetti degli edifici, generalmente completamente inutilizzati, delle maxi tettoie realizzate con pannelli fotovoltaici per sfruttare l'energia solare. Oltre ad aiutare ad alimentare la città, questi spazi potrebbero essere utilizzati per co-working, giardinaggio o eventi.

Per Clare Cousins Architects un parcheggio si può trasformare in un campo da basket, spazio dedicato ad uffici e mercato. Così come per Bates Smart che ha presentato una serie di suggerimenti per migliorare il benessere e le connessioni tra città e natura. A partire dall'auto. Lo studio di architettura australiano ha identificato dei parcheggi fuori terra, multilivello che non vengono utilizzati al 100%. E così propone di riutilizzarli e dare loro una nuova vita: creando una storia parallela. Grazie a elementi a kit, come impalcature architettoniche – come scale, rampe, piattaforme, balconi – facili da spostare, aggiungere e combinare i progettisti immaginano nuovi luoghi di aggregazione, passeggio, intrattenimento e sport.

E il gioco continua, immaginazione e progettazione si possono incontrare in molte città, mille luoghi e altrettanti spazi abbandonati, per dare loro nuova linfa vitale e renderli più giovani e accessibili. Perchè ,come diceva George Bernard Shaw, “Non smettiamo di giocare perché invecchiamo, ma invecchiamo perché smettiamo di giocare”.