Nuova vita ai rifiuti post-consumo, risorse preziose per l’abbattimento dell’impronta ambientale ma anche elementi da esaltare per le inedite proprietà estetiche. All’interno di filiere circolari e intersettoriali, le materie prime secondarie sono il nuovo banco di prova per le aziende del mobile

La sostenibilità dei processi produttivi e dei materiali, in ottica di economia circolare, è per le aziende del mobile un’importante leva di sviluppo, non solo in quanto parte integrante della strategia comune europea in materia di ambiente, energia e clima per il 2050, ma anche perché costituisce un vantaggio concreto in termini di competitività.

La sostenibilità è oggi ricerca applicata e di sistema. E gli investimenti delle aziende spaziano dall’utilizzo di nuovi materiali riciclati e riciclabili, soprattutto derivanti da materie prime secondarie, all’adattamento degli stessi nei processi produttivi interni, alla creazione di nuove filiere e partnership intersettoriali.

Recente la collaborazione tra Kartell e illycaffè nello sviluppo di una filiera della plastica proveniente dalle capsule dell’azienda triestina. Quando queste arrivano alla linea produttiva di illy per essere sottoposte alla foratura preliminare prima del riempimento, accade che i controlli automatizzati scartino quelle con un’errata foratura o un imballaggio non corretto.

Ma tali scarti sono plastica di prima qualità, che viene dunque raccolta da Kartell, macinata e riportata a granulo iniettabile.

La prima seduta in questo materiale è la Re-Chair, disegnata a Antonio Citterio, per adesso nella sola variante nero, ma la partnership evolverà presto in altri prodotti e cromie.

Tuttavia, non tutte le plastiche di riciclo possono essere nobilitate e impiegate in processi di stampa che garantiscano gli elevanti standard di qualità e di resistenza dell’arredo alto di gamma. È il caso di molte bioplastiche, derivanti da materie prime rinnovabili e organiche quali mais, grano, patate dolci, canna da zucchero, alghe od oli vegetali, utilizzate soprattutto nel packaging ma non come materiali strutturali.

Sono infatti poche le aziende che hanno già sperimentato l’utilizzo delle bioplastiche nella produzione di arredi. Tra queste Kartell, la prima ad avere impiegato, nel 2018, un polimero vegetale da scarti della canna da zucchero, e Magis che quest’anno, con la seduta Alpina, scommette su una nuova bioplastica stampata a iniezione: un polipropilene derivante da oli da cucina esausti.

Una scommessa che aprirà le porte a interessanti scenari di ricerca ed economia circolare e a nuove filiere tra l’arredo e il settore agroalimentare.

La danese Mater fa della sostenibilità il suo obiettivo trainante. Recentemente ha brevettato un materiale derivante da rifiuti di caffè della locale torrefazione BKI (circa l’8%), riciclati industriali dalla produzione interna e rifiuti in plastica dai processi industriali di Grohe (circa il 22%) e fibra di vetro riciclata (circa il 70%).

È un materiale complesso, che ha implicato lo sviluppo di nuovi macchinari e tecnologie di lavorazione, oggi impiegato nella seduta Eternity e nella riedizione di sedie e tavoli del 1958 del celebre designer danese Børge Mogensen.

Plastica di rifiuto, in questo caso domestico, è il materiale alla base della sedia Juli Re-Plastic, design Werner Aisslinger per Cappellini.

Il polipropilene proviene soprattutto dagli imballaggi usati e consente una riduzione delle emissioni di CO2 di circa il 54%.

La scocca è caricata con fibra di vetro, riciclato e riciclabile. Come la prima versione del 1996, pioniera nell’utilizzo della schiuma poliuretanica a guscio rigido, tecnologia mutuata dal settore dell’automotive, così Juli Re-Plastic vuole segnare una nuova sperimentazione dell’azienda nell’ambito della sostenibilità.

ecoBirdy, fondata ad Anversa da Vanessa Ybuan e Joris Vanbriel, ha sviluppato nel 2018 un materiale plastico riciclabile chiamato ecothylene, utilizzato in una collezione di arredi per bambini e giocattoli. Oggi realizza sedute e tavoli per in e outdoor a partire da materiali plastici di scarto quali le parti interne di frigoriferi dismessi, sperimentando nuove economie locali di filiera.

L’estetica dei prodotti nasce proprio dalle cromie e dalle texture dei materiali di riciclo, per esempio, nel tavolo Frost il piano richiama l’idea di una superficie ghiacciata a ricordo del prodotto da cui proviene.

Mentre il top della sua limited edition evoca l’immagine dei blister per lenti a contatto di cui è realizzato, oltre 5.800 per esemplare, mettendo in evidenza l’importanza del riciclo e l’impatto delle nostre azioni quotidiane.

Con il progetto Second Life, che segna linee guida nel design e nei processi di produzione dei propri arredi, Natuzzi si propone di ripensare il mondo del mobile con una maggiore consapevolezza.

Ne nasce il pouf Terra, disegnato da Marcantonio: poggiato direttamente sul pavimento, è privo di struttura interna e realizzato interamente con una schiuma in Pet riciclato, rivestita da tessuti in fibra sostenibile. Tali rivestimenti nascono dalla collaborazione con lo studio olandese Byborre, che per l’azienda pugliese ha creato Gaia e Origami.

Il primo, prodotto da Coronet, è una fibra 'vegan' che nasce dalla plastica riciclata certificata GRS e dalla viscosa di legno attestata FSC.

Presenta una texture simile alla pelle perché realizzato con un processo che ricorda la concia. Origami è invece un tessuto prevalentemente in fibra di carta giapponese, lavorata in assenza di prodotti chimici e unita a una ciniglia floccata di nylon. Mostra un tatto simile al lino e importanti qualità ignifughe grazie alla carta, che non crea combustione ma si trasforma subito in cenere.

Se Byborre trasforma la plastica e la fibra di legno in tessuti, la giapponese Paneco, specializzata nel riciclo di tessili del settore moda, trasforma in collaborazione con Workstudio scarti di abbigliamento in un materiale solido con cui realizzare mobili, librerie ed espositori. I pannelli sono costituiti al 90% da tessuti e diverse fibre come la pelle. Con una lavorabilità pari ai pannelli in legno nobilitato, quelli di Paneco possono essere riciclati a fine vita, raccolti e ritrattati come cartone di fibra ed essere quindi nuovamente riciclati.

In tema di nobilitazione degli scarti in legno, Giorgetti propone il rivestimento decorativo Anthology, sviluppato con l’art director Giancarlo Bosio a partire dai processi di lavorazione della stessa azienda. I resti dei molteplici piallacci vengono combinati insieme su dei pannelli da rivestimento per ante e pareti, valorizzandone ed esaltandone la biodiversità. Un gioco grafico di intarsi che ricorda i pavimenti rinascimentali e che porta con sé la memoria delle lavorazioni e il know-how artigianale dei prodotti Giorgetti.

Dalla valorizzazione della produzione di prossimità allo sfruttamento delle risorse decentralizzate.

È il caso di Gervasoni che, utilizzando il massello di teak, coltivato esclusivamente in Asia meridionale e solitamente lavorato in loco, si industria per rendere tale lavorazione meno impattante sull’ambiente e più favorevole per l’economia locale. La collezione Jeko, design Paola Navone, è realizzata con un teak proveniente dal riutilizzo di travi ed elementi recuperati dalla demolizione delle tradizionali case in legno dell’isola di Giava, Indonesia.

Tali elementi sono tagliati su misura, riparati con legno riciclato, assemblati, levigati e infine lucidati a mano con panni di canapa e trucioli.

"Quest’anno il Compasso d’Oro lo ha vinto un rifiuto" è lo slogan scelto da Saib per comunicare il prestigioso riconoscimento ricevuto per la finitura Ostuni e il pannello associato, nato esclusivamente da legno a fine vita (Rewood).

Un’economia 100% rigenerativa che mette a segno un altro traguardo: il pannello Mathera, design Diego Grandi, caratterizzato da un sottile strato (4 micron) di polvere di legno, pietra e quarzo, miscelati a leganti resinosi, che conferisce al pannello una resistenza agli urti, ai graffi e allo sfregamento superiore ai materiali ceramici.

Con una texture che richiama le rocce sedimentarie o le lavorazioni a pietra spaccata, Mathera è un nuovo strumento di progettazione, per applicazioni finora impossibili per i pannelli rigenerati, come i piani di lavoro o i tavoli da cucina. Mathera, a sua volta, può essere riciclato al 100%.