Gli architetti di NOA spiegano come creare le atmosfere raccolte, calde e accoglienti delle cabins negli spazi della casa in un cui abitiamo

Gli hashtag cabins e tinyhouse su Instagram sono tra i più cliccati, nel mondo. Scorre le immagini delle piccole baite immerse nella natura sia chi sta cercando ispirazioni concrete per affittare o arredare una casa in montagna, che chi ha solo bisogno di una pausa immaginaria fuori dalle mura degli uffici o degli appartamenti cittadini.

Lontano dalla pressione quotidiana, circondati da natura incontaminata, in un bosco o affacciati su un fiordo e confortati da arredi caldi e semplici. È possibile rendere reale questa esigenza? L’abbiamo chiesto agli architetti di NOA data la loro decennale esperienza nelle architetture di montagna.

Cosa suggerite a chi desidera creare ambienti ispirati alle baite di montagna?

Ci risponde Barbara Runggatscher, partner NOA e head del dipartimento di interior design: “Pensiamo innanzittutto alle caratteristiche degli ambienti da cui trarre ispirazione: c’è una componente architettonica imprescindibile comune a baite e cabins, ovvero la dimensione contenuta degli spazi.

Per ottenere quel senso di intimità è molto importante che i vani siano piccoli; potenzialmente ottimi sono gli ambienti ricavati nel sottotetto così come gli spazi duplex/maisonette.

Da un punto di vista dell’arredo, crediamo funzionino molto bene le nicchie di lettura ricavate, per esempio, al posto dei davanzali delle finestre, oppure vicino al camino, mentre non adatti a questo fine sono i grandi open-space con maxi-divani modulari. L’effetto cocooning è garantito quando si è fisicamente avvolti da una seduta (piccola).

Un’altra accortezza è integrare più verde possibile all’interno dell’appartamento: arricchire gli spazi con piante e vasi apporta benefici sia fisici che psichici all’interno dell’ambiente. Infine, un appunto sulla luce: deve essere molto ben dosata, soft, calda. Le baite montane venivano illuminate solamente con candele, la luce era poca. È una condizione che pone la mente già in uno stato di riposo e relax.”

Ci sono materiali, finiture, colori più adatti di altri per creare un effetto cabins?

Barbara Runggatscher: “Per ciò che riguarda i materiali, sono da preferire quelli naturali, in primis legno e pietra. Nei nostri progetti di ospitalità alpina facciamo un uso abbondante di legno negli interni, utilizzandolo anche per boiserie e modanature che riprendono in chiave contemporanea sedute e soffitti storici.

Anche l’utilizzo di pattern, sempre ridisegnati in chiave contemporanea, aiuta a stabilire un legame con la tradizione e al contempo conferire dinamicità agli interni (una esempio può essere il progetto d’hospitality Gfell a Fiè allo Sciliar, BZ).

La pietra, oltre ad essere un materiale estremamente variegato per ciò che riguarda colori e finiture, può essere anche impiegata per svariati usi, non solo rivestimento. Per esempio, per il progetto dell’Olympic Hotel, in Val di Fassa, i lavandini delle nuove camere sono in pietra, così come le fontane all’interno delle camere dedicate all’elemento acqua.

Per ciò che riguarda i colori, consigliamo di preferire colori polverosi e desaturati: la possibilità di creare spazi monocolori è una proposta interessante per dare un tocco di contemporanea accoglienza agli spazi.”

E arredi o accessori o tessuto particolarmente funzionali a questo desiderio?

Barbara Runggatscher: "I tessuti devono essere pesanti, tattili. Quando pensiamo a baite e cabins l’associazione va al mondo alpino, a temperature quantomeno fresche. I tappeti delle baite una volta venivano puliti pressandoli sulla neve fresca.

Oggi le cose non sono più così ma la forte, calda e materialità della lana è il tessuto giusto per interni caldi e accoglienti. Un altro oggetto di arredo da inserire a casa può essere il pezzo vintage, un oggetto di antiquariato, ancor meglio se proveniente dall’archivio di famiglia, che porta un valore aggiunto e una delicata nostalgia nelle stanze.

Può essere una vecchia sedia, una lampada, ma anche delle stoviglie o la posateria… Infine, c’è un elemento architettonico che per antonomasia diffonde calore nella stanza: il caminetto. Se possibile, averlo a casa vuol dire assicurare un’atmosfera unica oltre che aggiungere un ulteriore livello sensoriale allo spazio: l’olfatto.

Il profumo di legna nella stanza regala una predisposizione al relax unica, e, in base alla memoria individuale di ciascuno, risveglia ricordi di vacanze lontane.”

Un esempio dei vostri progetti privati da cui prendere ispirazione?

Barbara Runggatscher: "È un progetto per cui al momento siamo nella fase di concept design, ma che ci sembra particolarmente in sintonia con quest’idea di ricerca di contatto con la natura: è il progetto Colorado Villa.

Tutte le stanze della villa sono pensate per rapportarsi verso l’esterno, le vetrate sono ampie, le sale sono suddivise in spazi più piccoli tramite differenze nei livelli del terreno, la roccia dei massi naturali entra come un elemento di arredo nella stanza, il legno è onnipresente".

E uno di ospitalità dove rifugiarsi quando si riesce davvero ad andare in montagna?

Barbara Runggatscher: "Le nuove suite dell’Olympic Hotel, in val di Fassa. È un progetto ispirato alla cultura ladina fassana e alla natura, dove le nuove stanze adottano il nome dell’elemento naturale che plasma l’interior design: Te Bosch, dedicate al bosco, e Te Aga, dedicate all’acqua.

La silhouette del tetto, ispirata al profilo delle montagne, l’A-Frame dello Natural Spa Chalet, che inquadra perfettamente la cima Sass da le Doudesc, il day-bed all’aperto, sono tutti elementi che fanno parte di un progetto di interior mirato a far riconnettere l’ospite con la natura.