Il progetto dello studio Carlana Mezzalira Pentimalli racconta il rapporto tra architettura e contesto. Un luogo pubblico ispirato al tessuto urbano di una città nella quale il nuovo alimenta l’antico e viceversa, restituendo un'architettura capace di collegare edifici storici e contemporanei

Con sempre maggior frequenza le città sono oggetto, attraverso progetti di rinnovamento del tessuto urbano, di ri-organizzazione di interi lotti, quartieri o loro porzioni in funzione di un nuovo utilizzo di luoghi ed edifici che in passato avevano altre destinazioni d'uso. Quanto più il peso della storia grava su queste preesistenze, tanto più gli interventi ne risultano condizionati (soprattutto nei centri storici) e, di conseguenza, tanto maggiore è il dilemma del progettista tra un approccio conservativo o di trasformazione. In questi casi, il rapporto tra architettura contemporanea e preesistenze non può prescindere da una serie di considerazioni: continuità o discontinuità, interventi in scala o fuoriscala, rispetto o meno di contesto e genius loci, pro e contro in termini di costi dell'intervento, spreco di suolo e via dicendo. Fortunatamente, esiste la possibilità della trasformazione come opportunità di rinnovamento e rigenerazione di edifici, spazi e luoghi del passato a favore delle mutate esigenze della città e di chi la città la vive e, allo stesso tempo, come tentativo di esaltare i caratteri del contesto storico e dell’architettura contemporanea in un rapporto dialettico tra antico e nuovo.

Salotto urbano

E' stata questa la via intrapresa dallo studio di architettura Carlana Mezzalira Pentimalli che ha completato nelle vicinanze del Duomo, in pieno centro storico, la nuova Biblioteca Civica di Bressanone punto di riferimento per l’intera Valle Isarco con il suo patrimonio di oltre 36 mila libri. Uno spazio contemporaneo per l’apprendimento e la condivisione, un salotto urbano che rafforza l’identità culturale del luogo e trasmette un forte senso di coesione sociale: “Non è una biblioteca da intendersi esclusivamente come un grande contenitore di libri. È un'opera ben radicata nel contesto, concepita per accogliere e generare relazioni umane, scambi, intrecci di culture, pratiche ed età differenti”, raccontano gli architetti Michel Carlana, Luca Mezzalira e Curzio Pentimalli.

Un “albero della cultura”

Il progetto consiste nella realizzazione di un complesso unitario che comprende un nuovo edificio con il recupero e l’annessione degli edifici attualmente esistenti dell’ex Finanza, una porzione dell’ex Tribunale e dell’ex Carcere (dove è stata realizzata una galleria di passaggio e un locale accessorio). A completare l’intervento, la ridefinizione degli spazi esterni esistenti, due aree pedonali di accesso e il giardino un tempo privato e di proprietà della curia vescovile. Inserendosi in modo discreto e rispettoso nel contesto, l’intervento si colloca nel vuoto tra due edifici esistenti, dove, prima della demolizione, si trovava un corpo di fabbrica appartenente alla diocesi. “Vera e propria infrastruttura di collegamento, il nuovo manufatto si comporta strutturalmente come un albero che appoggia i suoi rami in calcestruzzo sugli edifici adiacenti, instaurando una relazione indissolubile tra nuovo e antico. Da qui, il nome con cui abbiamo ribattezzato il progetto: Kulturbaum (albero della cultura)”, spiegano i progettisti. L’analogia con l'albero prosegue a livello planimetrico: in pianta l’edificio presenta un doppio guscio perimetrale compreso tra le pareti esterne in calcestruzzo e la boiserie in legno che riveste gli interni. Una sorta di corteccia che avvolge lo spazio, liberandolo dagli obblighi funzionali. Qui è stata allocata la maggior parte degli spazi di servizio: dalla distribuzione verticale ai servizi igienici, all’arredo con librerie, panche fisse, tavoli.

Organismo vivo

Le connessioni tra nuovo edificio e preesistenze sono fisiche, formali, funzionali e distributive. Il nuovo edificio si rivela come il risultato di una massa che si deforma attraverso contrazioni e dilatazioni per ricomporsi adattandosi al contesto, mutando come un organismo vivo che si adatta alle esigenze di sito e progetto. I nuovi rami compensano, tramite leggere pendenze, le leggere differenze di quota tra i tre fabbricati,. La scala antincendio chiusa, oltre a servire tutti i piani del tribunale come uscita di sicurezza, è una scala che connette il piano terra con il sottotetto del nuovo edificio. La scala aperta, invece, permette collegamenti tra i piani facendo scoprire a chi la percorre scorci particolari della nuova spazialità.

Tra nuovo e antico, su tre livelli

L'accesso al nuovo edificio è al ground floor che ospita emeroteca, infoteca, accoglienza, accesso al prestito/restituzione e guardaroba (questi ultimi negli spazi recuperati dell'ex Finanza), mentre gli ambienti dell'ex Tribunale accolgono una serie di locali di servizio: magazzini automatizzati, area per il controllo del prestito automatico con sportello esterno, servizi igienici e locali tecnici. Al primo piano, l'area narrativa è stata pensata come un open space che immette, attraverso una seconda zona accoglienza, agli ambienti ricavati nell'ex Tribunale (gli spazi bambini e ragazzi, il reparto musica con l'archivio, la ludoteca e una stanza polifunzionale) ed ex Finanza (uffici operativi, mentre secondo e terzo piano prevedono spazi per saggistica/trattatistica e una sala polifunzionale) o ai piani superiori attraverso scala e ascensore. Il secondo livello è occupato principalmente dall'area saggistica/trattatistica, mentre al terzo piano, un'altra zona accoglienza funge da snodo tra la sala polivalente e la zona dedicata agli eventi letterari. Servizi igienici, locali pulizia, depositi e information desk sono uniformemente distribuiti sui vari livelli.

Luce, luce, luce

Particolare attenzione all’illuminazione naturale, fondamentale non solo per la lettura ma anche per il mantenimento e la conservazione dei libri. La parete sud dell’edificio (priva di viste interessanti) è cieca per evitare l’ingresso della luce diretta, e attrezzata nella parte interna con una libreria che occupa l’intera altezza dell’edificio, una boiserie continua “manifesto” della biblioteca come scrigno di conoscenza. Sono stati riletti in chiave contemporanea i tradizionali bow window (in tedesco erker) che caratterizzano il centro storico. Due di questi, in scala gigante, privilegiano viste strategiche di Bressanone: la Torre Bianca, il campanile del Duomo da un lato, il Palazzo Vescovile dall’altro. Formalmente, i due bovindi all’esterno rappresentano il prolungamento della volumetria dell’edificio, all’interno ricreano la spazialità tipica della cultura nordica, formando alcove da cui è possibile la vista sul panorama. Queste grandi vetrate, limite tra interno ed esterno, sono state studiate per favorire l’irraggiamento indiretto nei punti più frequentati. Infine, due grandi lucernari consentono ai raggi solari di attraversare l’intero edificio in altezza e giungere fino al piano terra, grazie a un sistema di arretramento dei solai.

Foto: ©Marco Cappelletti