Il rispetto tra luogo e progetto ha ispirato questa casa tra gli alberi, nel verde del Parco del fiume Sile presso Treviso

Nelle lingue orientali, Kinoya significa casa tra gli alberi. Significa inserire un'architettura all'interno di un parco con il verde che entra nell'edificio. Questo è stato il principio per il progetto che l'architetto Davide Ceron ha realizzato per una giovane coppia che desiderava una casa all’interno del Parco del Sile vicino a Treviso. Lavorare in questo contesto, nel rispetto tra luogo e progetto, ha significato portare la natura all'interno e l'architettura all'esterno. Da questi presupposti è nata l'idea di un fabbricato a un solo piano, vicino al suolo, non imponente, in grado di garantire la completa permeabilità fisica e visiva tra indoor e outdoor. Le vetrate a tutt'altezza riflettono il continuo movimento di una natura che assume colori e ombre sempre diversi nell'arco delle ore del giorno e nel corso delle stagioni.

“L’Ente Parco del Sile”, spiega Ceron, “gestisce le zone che fanno parte del territorio attorno al fiume. Un’interfaccia, con lo scopo di proteggere l’ambiente, con la Sovraintendenza di Venezia che ha il compito di scremare gli interventi mettendo dei paletti e consegnando poi la pratica alla Sovraintendenza cui spetta il compito di dare il parere in merito. Nel nostro caso, assieme alla committenza, una dura battaglia con l'amministrazione del Comune, l’Ente Parco e la Sovraintendenza per evitare di cadere sugli stereotipi classici dello stile architettonico 'campagnolo', perché in molte zone le amministrazioni territoriali, chi più chi meno, hanno in testa l’idea che in campagna bisogna operare in un certo modo. Così ci si ritrova a fare la casetta nel bosco col dettaglio in mattoncini, con lo scuro in legno sempre uguale a se stesso, con tetto e sporte, le gronde fatte in un certo modo e così via. In questo caso abbiamo veramente osato perché volevamo fare un’architettura completamente diversa andando contro a tutte quelle che sono le prescrizioni abituali e abbiamo potuto farlo grazie a una scusa normativa che è il Piano Casa e la legge in deroga. Alla fine la Sovraintendenza ha dimostrato sensibilità”.

Il risultato è Kinoya, edificio in bioedilizia che rispetta una geometria classica: un rettangolo (circa 7,5 metri sul lato corto e 18 m quello lungo) con due falde dove gli sporti sono al minimo e le linee sono pulite. Il tetto è in lamiera grecata, le finestre sono ampie con profili molto sottili in alluminio e non ci sono sistemi di oscuramento.. Un unico piano con altezze interne molto generose (5,5 metri nel punto più alto) che accoglie due camere, uno studio, due bagni e la zona giorno.

“Un aspetto interessante pensato assieme al committente”, prosegue il progettista, “è l’eliminazione della maggior parte delle porte interne. Kinoya è una sorta di ambiente unico con geometrie interne che permettono la privacy. Da un lato all’altro della casa, sul lato più corto due vetrate permettono di guardare attraverso la casa per il lato lungo est-ovest. L’ingresso principale della casa è situato nella grande parete vetrata col portico esterno. Una piccola porzione dello scorrevole è l’ingresso, mentre gli ulteriori 6, 5 metri sono lo scorrevole vero e proprio. Nonostante le dimensioni si apre e scorre facilmente. All’esterno, una loggia scavata nel rettangolo che quando si apre la grande vetrata permette di creare tra dentro e fuori un unico ambiente. Sono contento per il risultato ottenuto. Non tanto per l’aspetto architettonico, che ha delle peculiarità particolari, ma soprattutto perché Kinoya è il frutto di un’intesa profonda coi committenti e questo rappresenta il cuore di una progettazione. Siamo architetti ma siamo chiamati a fare qualcosa per qualcun altro. Se il rapporto architetto-committente funziona si ha davvero la possibilità di fare delle cose interessanti. Altrimenti è solo un calpestarsi i piedi e i risultati non verranno bene.”

Il nome Kinoya è stato scelto dalla committenza. Ogni edificio ha una sua anima e questa casa è stata pensata in mezzo agli alberi, allineata coi filari di alberi perché era il luogo stesso che chiedeva di non essere contaminato. Ci sono poi particolari come la vetrata fissa della cucina che è qualcosa di particolare: una sorta di luogo dove sedersi e poter guardare fuori la natura come attraverso un quadro. Degli scorci sulla natura, qualcosa che permettesse di guardare questo luogo. Da qui l’importanza delle finestre.

Il costruttore è Stilenatura, azienda specializzata in bioedilizia e case in legno con tecnologia X-Lam in abete lamellare. “Il nostro studio ha collaborato con Stilenatura già molte volte, li conosco bene e siamo amici”, spiega l'architetto Ceron. “La duplice esigenza di integrazione passa attraverso l'inserimento dell'architettura all'interno della natura, e quindi le forme si semplificano, i colori si integrano con le tinte del contesto, e la scelta dei materiali è determinata dall'esigenza di reinterpretazione di un repertorio tipico delle campagne, laddove le soluzioni tecniche sono impreziosite dalla loro semplicità e autenticità. Attraverso il proprio lavoro l’architetto ha il dovere e il piacere di completare il mondo, trasformare i paesaggi esistenti e crearne di nuovi, aggiungendo sempre nuovi elementi alla natura.”

Kinoya è in classe energetica A4. Le fondazioni sono a vespaio areato mediante igloo con sovra-isolamento a vasca. La struttura è in Xlam in legno di abete rosso, copertura in travi lamellari. La coibentazione prevede un cappotto da 14 cm in lana di vetro, copertura ventilata in lamiera grecata con 22 cm di fibrolegno, lana di vetro per l’interno. L’impianto di riscaldamento è autonomo a bassa temperatura con pannelli radianti a pavimento, termoregolazione in ogni ambiente. Kinoya ha raffrescamento a pavimento e ventilazione meccanica controllata per ricambio aria e deumidificazione. L’energia elettrica è prodotta grazie a 6,5 kW di pannelli fotovoltaici per alimentare una pompa di calore aria-acqua che fornisce l’energia termica e l’acqua calda sanitaria. I pavimenti interni sono in calcestruzzo industriale con finitura nuvolata acidata e le travature di copertura e le pareti sono in color antracite.

“Prendiamo gli appalti dalla progettazione fino alla consegna delle chiavi”, racconta Andrea Amadio, titolare di Stilenatura. “Abbiamo moduli standard ma personalizzabili. Il cliente può partire da uno di questi progetti per poi svilupparlo con noi o con un proprio progettista oppure prenderlo così come è. Abbiamo aperto nel 2010 e abbiamo avuto un mercato sempre in crescita. Per le costruzioni in bioedilizia ci sono delle agevolazioni ma dipendono da comune a comune. Si va da sgravi sugli oneri fino a contributi a fondo perduto. Ci sono sgravi anche sulle assicurazioni e un volume edificabile maggiore per quanto concerne gli ampliamenti. Abbiamo lavorato con diversi produttori di serramenti e ultimamente con Agostini. La grande vetrata, piuttosto pesante, non ha creato particolari problemi per la posa. La bioedilizia va molto sul residenziale ma anche per asili, scuole per l’infanzia, cantine sono sempre più realizzati in bioedilizia e in legno. Anche sopraelevazioni, locali, ristoranti, agriturismi sono sempre più attenti al green anche per i tempi di costruzione che sono più che dimezzati.”

Realizzata da Agostini Group, la grande vetrata minimale è in alluminio a taglio termico Minimal Frames. I serramenti minimali rappresentano un nuovo modo di concepire l’habitat nella sua rarefatta essenzialità. Lo spazio è protagonista assoluto, colto nella sua purezza, inondato di luce. L’anta vetrata a scomparsa e i profili ridotti, rinunciano ai dettagli superflui, lasciando all’occhio una visione incontaminata degli spazi esterni. Con le massime prestazioni di isolamento termico e acustico garantite dalla tecnologia aziendale. I profili permettono un impatto visivo ridotto e contenuto, risultano visibili solo 4 mm di profilo dell’anta su tutto il perimetro e solo 24 mm di profilo verticale lungo l’incontro centrale. In Kinoya sono state montate vetrazioni 55.2 be, camera con gas argon e distanziale termico Super Spacer per una trasmittanza termica Uw di 1,2 W/m2K. La finitura del serramento minimale è nero 9005 goffrato ed è stata installata una serratura elettromeccanica che consente l’ingresso e l’uscita senza l’utilizzo di una maniglia, azionabile anche da remoto. Misura 7,5 metri di larghezza per un’altezza di 2,55 m. Ė composta da tre ante con peso rispettivo di 370 + 370 + 190 kg.