All’interno della foresta di Tokorozawa, nella prefettura di Saitama, a trenta chilometri da Tokyo, è stato inaugurato il Museo della Cultura di Kadokawa, un tributo alla cultura anime dei manga giapponesi, assunta come riferimento a fianco delle espressioni artistiche della storia del Sol Levante. Un magico poliedro irregolare rivestito di granito è lo scrigno di un percorso conoscitivo, labirintico e iniziatico

I Manga giapponesi (letteralmente “immagini derisorie” o “disegni bizzarri”), ai più conosciuti come i fumetti popolari che hanno invaso il mondo con generi e storie tra le più varie, trovano le loro radici nell'arte del Sol Levante sin dal XVIII secolo, per poi essere celebrati nel famoso Hokusai Manga del 1814 (una raccolta di schizzi e disegni ad opera di Katsushika Hokusai), proposto in più volumi. A questa importante tradizione dell’espressione e della narrativa popolare giapponese è in parte dedicato il nuovo Museo della Cultura di Kadokawa, che Kengo Kuma ha progettato nell’ambito del più vasto complesso della Tokorozawa Sakura Town comprendente, tra l’altro, un santuario, un hotel dedicato alla cultura anime, negozi e ristoranti affacciati su uno spazio scandito da alberi di ciliegio.

Il possente blocco architettonico del Museo, una sorta di complessa sintesi geometrica e compositiva irregolare rivestita da più di 20.000 lastre di granito bianco e nero ruvido spesse sette centimetri, si offre come un’architettura ‘fantastica’: un monolito che sembra emergere come un’eruzione geologica dall’altopiano di Musashino che lo accoglie, ma anche una costruzione fortificata, un castello che potrebbe trovarsi tra le pagine di un racconto manga, come quelli immaginati dal maestro Hayao Miyazaki per il suo film Laputa - Castello nel Cielo (1986) o per il più recente e famoso Il castello errante di Howl (2004).

Ma quello di Kuma è un racconto scandito dagli spazi che il visitatore è invitato a scoprire percorrendo i cinque livelli ricavati nel grande blocco di pietra segnato da una studiata regia di forti fenditure verticali, che solo alla fine della loro profondità trovano le aperture necessarie a far entrare la luce naturale negli interni del Museo. Qui, in quello che Kuma descrive come un “labirinto futuristico”, si miscelano in modo efficace l’arte contemporanea con la cultura anime, le espressioni auliche con quelle popolari, le figure della pittura e quelle dei fumetti, poste in un dialogo alla pari, sinergico e fecondo.

Entrando nel Museo si incontra un primo spazio espositivo per mostre temporanee, di circa 1.000 metri quadrati, affiancato da una biblioteca dedicata ai Manga; il secondo livello, pensato come ambiente di pausa e relax, accoglie lo shop e una caffetteria. Alla fortunata e prolifica tradizione manga nel cinema è destinato il terzo piano interamente adibito alla proiezione degli anime, i celebri film d’animazione giapponesi famosi e diffusi in tutto il mondo. Proseguendo nel percorso iniziatico ed esperienziale del Museo, si giunge all’imponente e scenografica biblioteca del quarto piano: uno spazio alto otto metri interamente rivestito da scaffalature di legno naturale contenenti 50.000 volumi che raccontano storie della cultura giapponese.

Kuma descrive questo riuscito e sorprendente allestimento architettonico come una sinfonia di “scaffali per libri che ricordano la foschia del cielo creando una struttura che assomiglia alle cellule del cervello”; una sorta di modulare pelle interna composta dalle tante storie del Paese del Sol Levante. In sommità, alla fine del percorso, altri spazi espositivi si affiancano a un ristorante gourmet che offre ai visitatori un ulteriore ‘assaggio’, stimolando i sensi della vista e del gusto per assaporare le pietanze della raffinata cultura culinaria giapponese.

Progetto di Kengo Kuma and Associates in collaborazione con Kajima Design, Tanemura Architects & Associates,Sora Botanical Garden, Tanseisha Co., y+A/yojitakahashiarchitects, Ilya Co. - Foto courtesy by Kengo Kuma and Associates