L’architetta libanese Gioia Sawaya racconta il progetto di riqualifica per la zona portuale della città di Beirut. Obiettivo: donare un luogo di memoria alla nazione, dopo l’esplosione del 2020

Partendo da una analisi empirica, condotta durante una visita alle macerie lasciate dalla tragica esplosione avvenuta a Beirut nell’agosto 2020, l’architetta libanese Gioia Sawaya ha elaborato la progettazione di una ‘struttura effimera’ che diventi simbolo della memoria.

L’origine del progetto

Poco più di due anni fa Beirut è stata testimone della tragica esplosione di un magazzino, in cui era conservato un grande quantitativo di nitrato di ammonio, nella zona del porto cittadino. I danni, constatati per 5 miliardi di Euro, le vittime, 218 persone morte, e la ferita socio-culturale che la città si porta con sé trovano oggi espressione simbolica nei cinque silos di grano poco distanti dal magazzino che nel tempo, giorno dopo giorno si stanno disintegrando.

L’ultimo a cedere è stato poche settimane fa, ad agosto 2022, a due anni esatti dall’accaduto.

"Durante la mia visita, mentre camminavo tra le tonnellate di grano riversato, ho notato che le suole dei miei stivali avevano iniziato a sciogliersi. Il grano, a causa delle altissime temperature ancora reduci dall’esplosione, ha avviato una fase di fermentazione dai risultati preoccupanti: avrebbe portato a incendi pericolosi in futuro. È allora che ho deciso di intervenire come architetto e progettare questa proposta (a gennaio 2022) pro bono" racconta l’architetta Sawaya.

I silos, non più utili né centrali sul fronte economico – prima invece rappresentavano una fondamentale fonte di grano per la nazione – sono oggi portatori di intenso significato: una cicatrice che merita di essere ripensata e restituita, con senso, alla città.

Presupposto da cui è partita Gioia Sawaya per presentare il lavoro.

Pensato effimero, ma per restare nel tempo

Per far sì che la struttura sopravviva nel tempo, evitando quindi di collassare, il progetto si basa sulla ricostruzione del corpo centrale dei silos, per mezzo dell’acciaio recuperato dai depositi interessati nella zona del porto.

Dall’esterno, una facciata di materiale biocomposito è ciò che ha ispirato l’accezione ‘effimera’ del progetto: Sawaya propone, nell’ottica di rimuovere con urgenza il grano abbandonato e fonte di pericolo, la trasformazione di questa materia prima in blocchi biodegradabili utilizzati per l'edilizia.

Il grano, oggi, versa infatti in uno stato di degrado già piuttosto avanzato, dovuto alle condizioni meteorologiche: questi blocchi organici possono così costituire una facciata temporanea che nel tempo si dissolverà e decomponendosi riporterà il grano a costituire terreno fertile, senza rappresentare alcun pericolo.

Per commemorare l'idea della prima fila dei silos che proteggeva la parte occidentale della città, la proposta manterrà metriche molto vicine a quelle sella struttura originale.

Al suo interno, inoltre, verrà realizzata una corsia percorribile e articolata attraverso una serie di rampe che compongono una forma 'a U': l'impressione sarà quella di camminare proprio nel cuore delle pareti cilindriche degli originali silos. Il colore scelto per questa passerella è il rosso, a simboleggiare il sangue delle vittime che hanno perso la vita durante l'esplosione.

Ridefinendo il ruolo della circolazione verticale, la corsia dell'infrastruttura temporanea rappresenta una 'topografia della memoria' ed è un omaggio a coloro che se ne sono andati.