Il futuro della mobilità è sostenibile e va in scena a Brunico. La videoarte di Lucio La Pietra anticipa l'apertura di NOI Techpark in città, nuovo polo a idrogeno all'avanguardia nell'automotive

A maggio 2023 inaugurerà il NOI Techpark Brunico, nuovo centro per la mobilità sostenibile e primo Parco tecnologico a idrogeno.

Intanto ad aprire la pista, videoarte e tecnologia si sono dati appuntamento in Sud Tirolo. Merito di una videoproiezione commissionata dal polo dell'innovazione dell'Alto Adige NOI Techpark di Bolzano all'artista milanese Lucio La Pietra.

L'opera di videomapping viene proiettata al palazzo degli sport invernali Intercable Arena di Brunico prima delle partite di hockey su ghiaccio. Parla di mobilità del futuro. Che assicurano, sarà sostenibile.

Scenario e videomapping

Iniziamo dal pre-partita e dalla proiezione di The Future of Mobility. Intercable Arena Brunico è un moderno Palaghiaccio. Un'arena multifunzionale per sport sul ghiaccio (non solo hockey, ma anche pattinaggio e curling per esempio) inaugurato in Val Pusteria poco più di un anno fa, con due piste e una capienza di 3mila spettatori, sulla base del progetto dello studio di architettura CeZ di Bolzano, che nel 2014 vinse il concorso per 'l'impianto sportivo del ghiaccio di Brunico'. Prima pietra a settembre 2019, l'inaugurazione a ottobre 2021.

"Il video – racconta Lucio La Pietra – rappresenta tre livelli di mobilità: un livello più alto, ideale, quello degli animali, in questo caso rappresentato dal movimento di sfere che simulano il volo di uccelli; un livello umano visualizzato da linee che descrivono i flussi di persone e cose; infine un terzo livello che descrive la mobilità tecnologica.

Le dinamiche del video interagiscono con i disegni posizionati sul campo da hockey, in modo da rendere la proiezione più coinvolgente e spettacolare".

Committenti, un Parco Tecnologico (anzi due)

NOI Techpark è il committente dell'opera (dove NOI, non a caso, è l'acronimo di Nature of Innovation, l'innovazione secondo la natura).

Il parco tecnologico ospita a Bolzano, nei suoi 120mila mq, ben 3 Istituti di ricerca, 4 Facoltà universitarie, 45 laboratori scientifici, 90 tra aziende e start-up e altre istituzioni impegnate in ricerca e sviluppo.

Lo fa dal 2017, quando aprì le sue porte, dopo che un concorso internazionale nel 2007 affidò il progetto agli studi Chapman Taylor Italia di Milano e CLEAA di Bolzano, con Andrea Cattacin di Merano.

La sua torre piezometrica - il Black Monolith, un parallelepipedo inclinato rivestito in pannelli di schiuma di alluminio ossidata nera ispirato a 2001 Odissea nello spazio di Kubrick – svetta così oggi sul recupero di quell'area industriale: un tempo centro mondiale nell'alluminio, e ora primo quartiere in Europa con certificazione Leed Gold di sostenibilità ambientale.

A maggio 2023, inaugurerà invece NOI Techpark Brunico. Un centro di avanguardia per l'Automotive che sarà il primo Parco scientifico alimentato a idrogeno, con un innovativo sistema di stoccaggio in grado di garantire un approvvigionamento energetico neutrale per la sua struttura di 73mila mq.

Obiettivo del nuovo Hub: stimolare alla sostenibilità l’intero settore, che qui in Alto Adige conta 800 aziende specializzate e oltre 16.000 addetti/e.

"Stiamo utilizzando i mesi precedenti all'inaugurazione per creare suspence e sensibilizzare la popolazione. – riferisce Birgit Mayr, director of brand & placemaking NOI Techpark – Tra le azioni messe in campo c'è questa proiezione nell’Intercable Arena. Intercable è una delle aziende più importanti nel settore Automotive/Automation, nonché tra le fondatrici della rete Automotive Excellence Alto Adige.

Così nell'ideazione della proiezione, abbiamo chiesto a Lucio La Pietra di provare a rispondere a queste domande: Quale sarà la mobilità del futuro? Chi si muoverà con noi? Il nostro pianeta, infatti, è popolato oltre che di esseri umani, di animali, fiori, elementi naturali, ma anche macchine e... dati".

L'incontro con un Videoartist

"Ho conosciuto NOI Techpark a maggio del 2022 tramite la Ebner Film&Music di Bolzano che mi ha contattato per partecipare al progetto dell’installazione video, di cui ha appositamente composto la musica."

Così spiega l'incontro e la commissione dell'opera Lucio La Pietra, milanese classe 1977, una laurea in Design al Politecnico di Milano e un cognome che lo collega alla tradizione di ricerca nel campo delle arti visive che è quella del padre, Ugo La Pietra, attivo sin dagli anni Sessanta nell'elaborare in arte - ma anche in design e architettura - il rapporto tra uomo e ambiente.

Lavori di cui oggi il figlio Lucio si occupa in prima persona come presidente dell’Archivio Ugo La Pietra (e a cui vorrebbe presto dare risalto in un documentario sulla sua vita) mentre è docente all’Accademia di Belle Arti di Brera e alla Creative Academy di Milano; ha fondato lo studio di grafica Studio Duepiù, la casa di produzione video Produzioni Lume e il fablab Opendot.

Con importanti esposizioni e riconoscimenti - dalla Triennale di Milano al MAXXI di Roma nel 2014, passando per la Power Station of Art di Shanghai e il Frac Centre di Orleans - il suo è un percorso che ha preso movimento, partito dalla grafica statica per poi arrivare al campo delle installazioni video. E il movimento è proprio al centro di questo suo ultimo lavoro.

Particolarità del processo creativo

"L’approccio progettuale è stato quello di sempre: unire concetto e spettacolarità, mettendo al centro lo spettatore e fornendogli chiari strumenti per interpretare il messaggio – racconta Lucio La Pietra – nel dare massima espressione visiva e impatto scenico al concetto di mobilità, ho cercato di trovare un linguaggio non figurativo capace di declinarlo in tre diversi livelli.

Ho tradotto il livello superiore degli animali con un volo di sfere colorate che simula le aggregazioni di uccelli; il secondo livello terreno, popolato di persone e cose, con linee che descrivono flussi con direzioni coerenti; l’ultimo livello, quello tecnologico, con un reticolo di connessioni che si attivano e disattivano in un moto disordinato.

Per rendere l’installazione ancora più spettacolare e coinvolgente, ho poi cercato di integrare il video con la superficie di proiezione, facendo in modo che le dinamiche della grafica tridimensionale interagissero con i disegni circolari posizionati sul campo da hockey.

Per far questo ho dovuto posizionare in maniera ottimale la mia telecamera virtuale in Cinema 4D, affinché la tridimensionalità della grafica apparisse 'reale' a chi ne fruiva dal vivo.

Nei pre-game di hockey la regola vuole che i contenuti proiettati favoriscano un solo punto di vista, ossia quello della telecamera che riprende l’evento in diretta, agevolando la vista frontale dello spettatore da casa, ma penalizzando tutti gli altri.

Ciò che io ho voluto fare è stato tener conto della posizione degli spettatori sugli spalti in semicerchio, tutt'attorno alla proiezione, facendo apprezzare ad ognuno allo stesso modo quella simulazione tridimensionale, a prescindere dal posto a sedere assegnato.

Non ultima tra le difficoltà, c'è stata quella di ridurre il più possibile i tempi di rendering, ma testando diversi settaggi del sistema di gestione X-particles della Insydium e del suo motore rendering Cycles4D, sono riuscito consegnare il video in tempo per le prove di proiezione e la composizione della musica".