Jun Aoki e Peter Marino reinventano il negozio Louis Vuitton a Ginza Namiki, Tokyo. Forme fluide, colori e arte in un incontro fra culture, che diventa anche di sapore nello spazio Le Café V, il regno dello chef Yosuke Suga

Con le forme dell’acqua che evocano subito una dimensione di natura. Con le sue infinite suggestioni di riverbero e riflessione sulle superfici, che soprattutto all’imbrunire diventano poesia, bagliori forti e cangianti, che cullano e mettono in profonda connessione orizzonti differenti, culture e sguardi. Così l’architetto giapponese Jun Aoki ha immaginato e reinventato l’edificio di Louis Vuitton a Namiki-Dori, inaugurato lo scorso marzo: una colonna d’acqua alta sette piani, monolitica e fluida allo stesso tempo, che ne materializza e smaterializza la metafora nella griglia urbana e nel paesaggio di Ginza, il quartiere dello shopping esclusivo di Tokyo, caratterizzato da strade disposte a griglia ed edifici stretti sviluppati in altezza.

Qui la maison Louis Vuitton è presente dal 1981, nella medesima location in posizione d’angolo, e qui propone oggi l’esperienza immersiva in un lifestyle completo e integrato, teso a valorizzare un unico aspetto sensoriale: cogliere il segreto della materia e di un lusso che si tramanda nel tempo come sinonimo di qualità estrema e cura del dettaglio realizzativo, perché frutto di un lavoro artigianale sulle superfici, che siano queste di pelle, legno, vetro, carta o cioccolato, micro o macro, riferite all’architettura, al product design o al food. ”Ho concepito questo volume affascinato e ispirato da un dipinto in stile giapponese di Heihachiro Fukuda, Sazanami (Ripples), un’opera che restituisce il luccichio della superficie dell’acqua in blu oltremare su una lamina di platino”, spiega Jun Aoki.

Avevo progettato il precedente negozio Louis Vuitton di Ginza Namiki con l’immagine di una lanterna magica, mosso dall’idea di creare una fantastica proiezione della luce nel suo perimetro. Ma questa volta mi sono spinto oltre: volevo restituire lo scintillio dell’acqua in architettura”, continua. “Perciò ho mixato due strati di vetro, lastre lisce, ondulate e corrugate, ritmate nell’effetto acqua anche con l’introduzione di una pellicola dicroica che ne riproduce le infinite tonalità. Una sfida impegnativa. Ci sono voluti ripetuti tentativi per stabilire un dispositivo capace di rendere percepibile la distorsione cromatica delle superfici secondo l’orientamento e l’incidenza della luce”.

Questo è diventato il plus dell’espressione di una bellezza organica di limpidezza, luminosità e trasparenza molto vicina all’incanto che Aoki ha condiviso in totale sintonia con Peter Marino, l’architetto americano che, come lui, aveva già affrontato in passato altri progetti per la maison francese.

Sia l’esterno che l’architettura interna sposano linee curve e prive di angoli acuti, evocando le onde e la liquidità dell’oceano. Pensavo alla fluidità mentre disegnavo la scala centrale in rovere bordata di vetro, visibile già dalla strada."

Il viaggio per mare sulla terraferma continua infatti, quasi senza soluzione di continuità, nel percorso offerto dagli spazi interni curati nel disegno da Peter Marino, che racconta: “Tokyo è una città portuale e una profonda connessione con l’acqua accomuna tutti i giapponesi. Sia l’esterno che l’architettura interna sposano linee curve e prive di angoli acuti, evocando le onde e la liquidità dell’oceano. Pensavo alla fluidità mentre disegnavo la scala centrale in rovere bordata di vetro, visibile già dalla strada, che si srotola in altezza come un nastro, ma riflettevo anche sulla circolazione all’interno del negozio stesso, che incoraggia un movimento continuo, senza alcun punto di arresto. Abbiamo lavorato durante alcuni dei periodi più bui del coronavirus; ed è stato produttivo accendere gli ambienti con l’arancione, il giallo e l’oro: colori gioiosi, allegri e luminosi.

Gran parte dei mobili è stata progettata su misura. Sono arredi dalle linee sinuose e chiare in legno e vetro, che coesistono con pezzi di Pierre Paulin, Stefan Leo, Morten Stenbaek e Isamu Noguchi e con opere d’arte a pieno titolo. Abbiamo selezionato, per esempio, dipinti astratti di Kimiko Fujimura, Ed Moses, Ida Tursic & Wilfried Mille, Peter Dayton e Vik Muniz, che introducono ulteriori stimolazioni cromatiche”.

L’energia del colore pervade infatti in modo variabile tutti i sette piani del negozio, di cui quattro sono dedicati alla vendita al dettaglio dei sofisticati prodotti della maison, includendo uno spazio pop up per l'esibizione di collezioni speciali e stagionali; altri due sono riservati alle grandi sale privé che accolgono top client e celebrities, e infine l’ultimo è intitolato al Café V. Il layout ha declinato un pattern impressionista, calibrando i toni del rosa e dell’arancio nelle zone riservate alle donne, sfumature sature di rosso, turchese e lime in quelle degli uomini e un mix desaturato in tutti i saloni privati. Intanto grandi meduse fluttuano sospese al piano terra, perpetuando in modo ancora più esplicito la metafora dell’acqua.

Ho mixato due strati di vetro, lastre lisce, ondulate e corrugate, ritmate nell’effetto acqua anche con l’introduzione di una pellicola dicroica che ne riproduce le infinite tonalità. Una sfida impegnativa. Ci sono voluti ripetuti tentativi per stabilire un dispositivo capace di rendere percepibile la distorsione cromatica delle superfici secondo l’orientamento e l’incidenza della luce."

Anche il volume dell’ascensore interno di collegamento richiama un senso di fluidità. Rifinito con una superficie metallica dalle vibranti increspature, si moltiplica in un gioco di specchi e rafforza l’esperienza sensoriale del luogo, che si manifesta compiutamente al settimo e ultimo piano dell’edificio, nello spazio di Le Café V, il regno delle creazioni dolci e salate dello chef Yosuke Suga, che ha sviluppato idee anche per Le chocolat V, la prima avventura della maison nell’arte cioccolatiera. In questo ambiente dalle dimensioni generose inondato dalla luce naturale che penetra dal lucernario, un paesaggio di foglie di carta bianca realizzate con la tecnica dell’origami lambisce il soffitto in una trama delicata, controbilanciata dalle striature di ottone che attraversano il pavimento, mentre ampie sedute avvolgenti di color turchese e Objets Nomades di Louis Vuitton dei Fratelli Campana, di Marcel Wanders e Barber & Osgerby fondono le ispirazioni naturali tradizionali e contemporanee delle varie isole. Come le piccole ganache, le tavolette di cioccolato modellate sul motivo a fiori del celebre Monogram, create ad hoc dallo chef Suga ed esposte su uno sfondo trompe l’oeil di bauli che cela lo spazio preposto alla loro conservazione.

Progetto di Jun Aoki, Peter Marino - Foto courtesy Daici Ano