Nel capoluogo lombardo sono stati conquistati e reinventati gli ultimi tre piani di un edificio del secondo dopoguerra. Uno spazio calibrato aperto verso il paesaggio urbano dell’intorno, dominato dalla Torre Diamante di acciaio e cristallo che segna la prospettiva del progetto di Porta Nuova

Quando Claudio La Viola inizia il progetto di un interno privato, di medie o grandi dimensioni (come quello che presentiamo in queste pagine), consegna al proprietario una sorta di questionario in cui chiede di esprimere i desideri per una casa possibile, per un ambiente in cui vivere che è necessariamente di stampo ‘sartoriale’, a misura dei suoi abitanti. Si definisce così un percorso progettuale bespoke, che insieme alle richieste del committente tiene conto del carattere dell'architettura chiamata a restituire una sorta di ritratto tridimensionale di chi vi abita.

Per questo progetto La Viola ha ricostruito, ricomposto e reinventato tre livelli, in una riforma radicale degli spazi che dal decimo piano dell’ingresso e zona notte si sviluppa, secondo una calibrata e attenta sovrapposizione di volumi, trasformando il piano soprastante con l’intera zona giorno, circondata da un terrazzo che si conclude con un piccolo padiglione, una stanza en plein air complementare agli ambienti interni. D’altra parte l’intera filosofia del progetto privilegia e ricerca uno stretto rapporto tra interno ed esterno, sino a raggiungere l’ultimo livello, che un tempo era un tetto piano popolato da camini e antenne e oggi è offerto come sorta di belvedere attrezzato, aperto sullo skyline.

La sequenza degli spazi parte dal vestibolo d’ingresso, in cui si percepisce subito la palette materico-cromatica di riferimento fatta di pochi e precisi elementi: intonaco materico in diverse tonalità brunite, lastre lisce e nere di MDI (Mineral Design Innovation), alluminio nero per infissi e scale interne, ottone per innesti e per le lampade su disegno, rovere scuro a poro aperto per le complesse boiserie che celano in modo perfetto preziosi e necessari vani contenitori e costruiscono ogni stanza come uno spazio compiuto, configurando un gioco di incastri perfetti, votati anzitutto al massimo comfort. Intorno all’ingresso ci sono le camere da letto, ognuna con proprio bagno, e la palestra con una grande finestra orizzontale affacciata sulla spina architettonica di Porta Nuova e la Torre Diamante (il più alto edificio di acciaio in Italia ad opera dello studio statunitense Kohn Pedersen Fox), che sembra sul punto di entrare con la sua forma spigolosa e spanciata.

La scala scura che porta alla zona giorno cattura la luce filtrata dalle piante di bambù, attraverso la vetrata che le si affianca, per raggiungere e farci scoprire un grande spazio unitario, aperto su tutti i lati verso l’esterno, ma in cui sono ricavate aree distinte e ben riconoscibili. All’assenza di porte divisorie (ad eccezione di quella della cucina operativa, di livello professionale) risponde il disegno totale delle componenti chiamate a definire dimensione e carattere degli ambienti: boiserie e pilastri rivestiti che sostengono mensole-sedute a sbalzo nella forma di una scultura astratta praticabile; setti e volumi che creano scorci e prospettive per unire in un unico piano sequenza la zona pranzo con cucina a vista e colonna cantinetta per show cooking conviviali; un angolo di sosta con divano in velluto rosso e lampadario che ripercorre la magia dei mobiles di Alexander Calder, spazio-cerniera che anticipa la sala da pranzo dove un robusto setto ligneo funge da elemento contenitore e separa dal soggiorno che ‘poggia’ su una parete conclusiva di intonaco brunito.

Quasi tutto è stato disegnato: dal tavolo da pranzo a geometria variabile, che con la piega del suo piano invita gli ospiti a sedersi sulle intramontabili sedie Catilina di Caccia Dominioni, a gran parte delle luci; dagli imbottiti ai pavimenti e tappeti di Eco Contract; dagli sgabelli del terrazzo ai tavolini di Sesia & Co.. Un ‘controllo totale’ sull’intervento, dunque, che, seguendo la migliore tradizione del disegno degli interni, pone sullo stesso piano e in stretta sequenza temporale il progetto degli spazi con quello degli arredi chiamati a popolarlo.

Il living si apre con vetrate scorrevoli a tutt’altezza verso la terrazza perimetrale, la cui porzione prospiciente, con pavimentazione lignea, si presenta come estensione diretta dello spazio interno, dove un divano continuo si allinea al bordo esterno piantumato e una struttura di travi a ginocchio in sequenza costruisce un piccolo portico a copertura mobile. Il terrazzo prosegue con una pavimentazione di MDI chiaro per raggiungere sul lato opposto, nei pressi della cucina, un’ulteriore stanza all’aperto dove pranzare sotto un pergolato.

A fianco del soggiorno è collocata la scala che porta alla terrazza di copertura. La serie dei gradini di acciaio nero si interrompe lasciando un vuoto luminoso di due scalini, sostituiti con uno spesso nastro di ottone che scende dal soffitto e crea una sorta di portale strutturale di accesso al livello conclusivo.

Qui un’ulteriore cucina all’aperto, corredata da sgabelli e da un divano ombreggiato dalla vegetazione, anticipa sul fondo la zona solarium, affiancata da una piscina che si proietta verso il paesaggio architettonico prospiciente con un'audacia vertiginosa; la balaustra di cristallo elimina ogni ostacolo visivo ed esalta il senso di spazio sospeso del tetto piano, trasformato sapientemente in un progetto che percorre e inventa la dimensione di una ‘villa urbana’ del nuovo millennio.

Progetto di Claudio La Viola - Progetto strutturale di Arturo Donadio - Foto di Andrea Martiradonna