In un edificio anni 50 a San Babila, progettato da Vico Magistretti, Arrital ha affidato ad AMDL Circle e Michele De Lucchi il suo nuovo showcase milanese: pensato per raccontare le mille possibilità di un ambiente sempre più strategico della casa

C’è una sorpresa, in corso Europa 22 a Milano: è il nuovo showcase Arrital, il brand che ha scelto una zona della città densa di significati legati alla moda e alle eccellenze del made in Italy per aprirsi al cuore della capitale mondiale del design. Cerchi il classico show room e trovi uno spazio vitale, connesso, vibrante, che raccoglie il filo di una storia lunga settant’anni e la porta nel contemporaneo.

In un edificio progettato negli anni Cinquanta da Vico Magistretti, e ripensato al suo interno da AMDL Circle con il doveroso rispetto per il passato, Arrital allestisce il proprio palcoscenico basato sull’identità dinamica e sull’esperienza sensoriale, creando una scena trasformabile e in continuo divenire, dove coltivare network e sapori: parole chiave per un’azienda con oltre quarant’anni di storia e un know how all’avanguardia ritagliato nell’universo della cucina.

“Questo spazio non è soltanto uno showroom, ma proprio uno showcase, ovvero un palcoscenico e un ecosistema multifunzionale progettato per favorire la socializzazione, la collaborazione e la condivisione di idee”, spiega il general manager Christian Dal Bo.

“Le tendenze del mercato guardano essenzialmente a due paradigmi: l’utente, al centro delle scelte progettuali, esperienziali e di benessere, e l’ibridazione degli spazi.

La casa è diventata ormai un contesto multitasking, dove tecnologia, connessioni e design devono garantire valori aggiuntivi funzionali ed ergonomici, di vita e di lavoro. E noi abbiamo voluto creare tutte queste connessioni all’interno del nostro nuovo spazio milanese”.

Ma come è fatto, in concreto, questo nuovo teatro pensato per connettere e allargare la community Arrital? “Siamo partiti dall’edificio e dalla sua storia” spiegano Leonie Kutschale, Nicholas Bewick e Davide Angeli di AMDL Circle.

“Negli ultimi anni il quartiere di San Babila è stato un vero cantiere. Ma è una zona molto bella di Milano, che ha mantenuto il senso di modernità degli anni Cinquanta, con le sue facciate in metallo.

È stata una sorpresa scoprire che qui si nascondeva un edificio di Magistretti. Per noi è stato dunque fondamentale rispettare il suo passato e la sua storicità. Partendo da qui, abbiamo poi implementato l’identità di Arrital, di cui abbiamo conosciuto e indagato la produzione rimanendo colpiti dall’innovazione e dalla tecnologia.

Era quindi importante integrare questo approccio peculiare dell’azienda al nuovo store, che doveva riflettere la visione di un brand che guarda al futuro e sperimenta”.

Lo showcase è pensato per ospitare diverse forme di incontro. “Al piano terra l’ambiente è più scenografico con un’unica, enorme cucina con un orto sospeso, a cui seguono spazi con funzioni molto diverse: un palcoscenico al piano meno uno per talk o incontri informali, come fosse una piazza.

C’è poi l’atelier dove i designer possono progettare con materiali, supporti, disegni, e incontrare il cliente. Al piano superiore abbiamo previsto spazi privati ma comunicanti fra loro che si aprono anche al living”.

Due sono gli elementi che fungono da fulcro dello spazio: lo speciale orto sospeso e la scala rossa.

“L’orto offre un legame con la cucina e racconta il concetto di benessere. La scala ha invece un ruolo di connessione verticale unendo i tre piani per sedici metri totali, mentre il rosso rende omaggio all’opera di Magistretti, che amava questo colore. Due segni che rivelano ancora la volontà di creare connessioni, con la natura nel primo caso e con la storia nel secondo”.

Dal Bo si sofferma sul valore dell’orto sospeso: “Non si tratta soltanto di rappresentare visivamente il nostro approccio green, ma della volontà di raccontare un impegno concreto per un futuro sostenibile. Il nostro intento è far si che ogni visita sia un’esperienza completa, stimolando non solo la vista e il gusto, ma anche la consapevolezza ambientale”.

E poi, ovviamente, ci sono le protagoniste dello spazio: le cucine. Come raccontare, in un luogo così identitario, quelle che stanno diventando progressivamente le protagoniste del living? “Siamo partiti dalla domanda: come sarà la cucina domani?”, raccontano i progettisti.

“Un tempo, era il luogo dove semplicemente si cucinava, poi è diventato il cuore della casa dove si incontrano le persone. Partendo dalle nostre ricerche abbiamo immaginato che in futuro la cucina sarà non solo il luogo dove consumare il cibo, ma persino dove lo produrremo.

Guardando avanti, pensiamo alla cucina come a una vera e propria esperienza sociale legata al cibo: qui lo produco, lo elaboro, lo preparo, lo sistemo, lo impiatto, per poi consumarlo tutti insieme. Come una piccola fabbrica, un luogo dove, come recita il claim dello showcase, Cultivate Connections, Cultivate Flavours, ossia coltivare sapori, preparandoli e mangiandoli, ma anche creare connessioni attorno a un tavolo”.

Aggiunge Dal Bo: “Volevamo uno spazio che interpretasse la visione dell’azienda, che è quella di superare i confini del design convenzionale, anticipando le esigenze del futuro, e lo abbiamo avuto.

ll nostro nuovo showcase milanese non è solo un luogo di esposizione, ma un’esperienza completa che celebra l’arte del design, la connessione umana e l’apprezzamento dei sapori autentici.

Grazie alla visione innovativa di AMDL Circle nel creare l’ambiente, e a quella dell’architetto Franco Driusso nel design delle nostre cucine e nella composizione degli arredi, questo spazio diventa un punto di riferimento nel panorama del design contemporaneo, invitando tutti a esplorare e lasciarsi ispirare”.

Ph. credits: Andrea Martiradonna