Sulle pendici dell’Etna, una villa dove sofisticate collezioni d’arredo valorizzano la perfezione dei dettagli sartoriali. Un progetto senza soluzione di continuità tra interni ed esterni

L’abitare è benessere e nulla deve essere lasciato al caso. È una poesia che viene declinata di volta in volta ed è sempre generata dal luogo. Ma non amo le sbavature. Tutto deve rientrare in un processo produttivo che parte dallo schizzo e dal disegno con riga e squadra per arrivare alla virtualizzazione e al controllo quasi maniacale delle varie fasi realizzative. Così si può raggiungere una perfezione esecutiva del dettaglio prima di approdare al cantiere, dove lavoro con i nostri artigiani storici e con il mio pittore che chiamerò sempre Giotto”.

La filosofia di approccio al progetto di Antonio Iraci, una vasta attività dall’Albania al Libano fino a Bruxelles, nutrita da solari radici siciliane (lo studio Iraci Architetti ha base a Catania e a Milano), si esprime appieno anche in questo recente intervento: una villa costruita ex novo alle pendici dell’Etna che, in un costante dialogo con la luce dell’isola, vive di vibranti equilibri tra opposti: vuoti e pieni, chiaroscuri, masse e trasparenze. Perché questa architettura è stata pensata per trasformarsi in uno scrigno preciso, essenziale e aperto ad accogliere le istanze di una mediterraneità sublimata negli elementi fondativi: terra e acqua, fuoco e aria. Un luogo dove tutto è possibile, anche il brillante incontro con un made in Italy declinato come manifesto programmatico di un layout integrale.

Villa Etna ha una forma a L, e si distende sul paesaggio con due livelli fuori terra – il piano terra destinato alla zona giorno e alla master suite con le sue varie appendici, il primo ad altri ambienti notte. Nel suo sviluppo longitudinale, è accompagnata, sul lato del fronte principale orientato verso il mare, da una piscina che ne specchia l’immagine. Il volume, assecondando le linee orografiche dell’insediamento, in modo discreto, si sottrae al confronto con il vulcano lasciandoselo alle spalle, senza dimenticarne però le suggestioni sul piano materico e narrativo. “Abbiamo disegnato una copertura piana in pietra lavica occhio di pernice che, sfruttando il declivio del terreno, si trasforma in un sistema spaziale praticabile mediante due tagli, che definiscono l’accessibilità ai due livelli principali dell’abitazione, uno dei quali, il più basso, si organizza intorno al patio interno, l’elemento tipologico irrinunciabile della casa mediterranea. I medesimi squarci si trasformano poi in coni ottici all’interno degli ambienti, consentendo delle prospettive attentamente calibrate anche sul vulcano”, spiega Antonio Iraci.

Questa architettura è diventata una grande palestra di progettualità nella ricerca di un contraltare che mitigasse l’immagine dei volumi e degli intonaci a spessore spatolati, dilatando le traiettorie e le proiezioni della luce sulle superfici."

Grazie alle ampie aperture vetrate, interno ed esterno risultano infatti parte di un continuum dove la compenetrazione è sottolineata da tutti i materiali che danno forma alla sintesi compositiva. Oltre alla pietra lavica, che accomuna le superfici orizzontali, dai setti sporgenti dei prospetti ai soffitti fino alla pavimentazione, l’altra materia principe del racconto è il legno di castagno che riveste le pareti opache, con piegature, incastri e plissettature, leggere fresature e spazzolature, completando la mimesi con il verde circostante. Di questo esclusivo mood quasi sospeso nel tempo è parte integrante e complementare il progetto d’arredo: il plusvalore di un’architettura che trova nella preziosità dei dettagli il proprio tratto distintivo. Questo ruolo è stato affidato quasi in toto alle sofisticate collezioni di antoniolupi, diverse per personalità e carattere, che mettono in risalto ogni angolo del paesaggio domestico.

Nella grammatica sono mobili contenitori, vani integrati alle pareti, armadiature, tappeti, carte da parati, sanitari, vasche e docce, soffioni incastonati nel soffitto, accessori; nella sintassi sono diventate delle sartoriali micro-architetture che, declinate con forme, materiali e finiture differenti, rendono variabile la temperatura degli ambienti. “Questa è stata un’ottima opportunità per comunicare le potenzialità del nostro prodotto che è già maturo per impaginare in chiave sistemica altri spazi della casa, non solo bagni e spa, con coerenti soluzioni su misura”, racconta Andrea Lupi, art director e ceo di antoniolupi. “Di più, questa architettura è diventata una grande palestra di progettualità nella ricerca di un contraltare che mitigasse l’immagine dei volumi e degli intonaci a spessore spatolati, dilatando le traiettorie e le proiezioni della luce sulle superfici. In questo senso abbiamo declinato una palette che ha privilegiato il rovere thermo, vetri bronzo e fumé, finiture laccate, ante a specchio, carte da parati coordinate sui toni del bianco e nero e tessiture naturali”.

Abbiamo disegnato una copertura piana in pietra lavica occhio di pernice che, sfruttando il declivio del terreno, si trasforma in un sistema spaziale praticabile mediante due tagli, che definiscono l’accessibilità ai due livelli principali dell’abitazione, uno dei quali, il più basso, si organizza intorno al patio interno, l’elemento tipologico irrinunciabile della casa mediterranea."

Nello spazio semi-ipogeo dedicato all’isola wellness, dotata di una spa nella quale confluiscono una molteplicità di getti per un relax totale, questo bilanciamento tra le due anime del progetto, una struttura monolitica che si trasforma in qualcosa di etereo, si legge ancora più forte. Qui il legame ancestrale con la terra e l’acqua del territorio porta la testimonianza di un esemplare incontro tra culture e storie, emozione e innovazione tecnologica, saper fare e valore contemporaneo della qualità dell’abitare. È quel medesimo dialogo in uno straniante siciliano che magicamente si svela all’esterno in prossimità della scala e del prato, dove due scultorei bacini-acquaio in marmo bianco Carrara disegnati da Paolo Ulian danno il benvenuto all’ospite e già nei tagli lasciano percepire l’anima segreta del luogo: la forma dentro la forma.

Progetto di Iraci Architetti - Foto courtesy Iraci Architetti, antoniolupi