Urbanistica tattica per riportare i cittadini in piazza e ritrovare lo spazio pubblico come luogo di incontro. Il progetto Piazze aperte del Comune di Milano usa l’asphalt art per riqualificare la città anche dal punto di vista della viabilità, coinvolgendo designer e artisti come Serena Confalonieri e Camilla Falsini

Mappe colorate e interventi cromatici per migliorare le città post pandemia. Si parla di “urbanismo soft” o di “urbanistica tattica” per far rinascere lo spazio pubblico, con pochi mezzi e investimenti economici. E con iniziative che partono dal basso, dalle associazioni di quartiere e dagli stessi cittadini che quelle aree le vivono in prima persona. I progetti di street art per rilanciare territori in stato di degrado non sono un’idea nuova, ma stupisce l’ampio network di città internazionali coinvolte nel programma Asphalt Art Initiative, condotto a partire dal 2018 da Bloomberg Associates, National Association of City Transportation Officials (NACTO) e Global Designing Cities Initiative. Ne fanno parte alcune città statunitensi come New York, Seattle, Oakland e Pittsburgh e città europee quali Atene, Londra e Milano.

Piazze aperte è appunto la declinazione milanese del programma Asphalt Art Initiative all’interno del locale Piano periferie, che utilizza l’approccio dell’urbanismo tattico per riportare lo spazio pubblico al centro del quartiere e della vita degli abitanti. Un approccio volto al coinvolgimento diretto delle persone nei processi di rigenerazione urbana, con politiche a breve termine, a basso costo e scalabili. Le prime sperimentazioni risalgono alla fine del 2018 con gli interventi nelle piazze Angilberto II e Dergano, dove sono comparsi anche tavoli da ping-pong, incentivando differenti attività e un utilizzo multigenerazionale dello spazio pubblico. Sono seguiti gli interventi in piazza Gasparri, Porta Genova e Spoleto-Venini nel 2019. Piazze aperte ha registrato un boom d’interesse da parte delle associazioni di quartiere, tanto che nel 2020 sono stati presentati ben 65 progetti di riqualificazione. Il Comune di Milano continua a lavorare per individuare nuove aree di intervento, al fine di trasformare le piazze da parcheggi o semplici luoghi di passaggio a spazi accessibili, con incroci sicuri e in grado di favorire i pedoni e i negozi locali senza impattare troppo sul traffico complessivo.

Ultimamente nell’iniziativa Piazze aperte sono stati coinvolti anche designer e artisti. Per prima, la pittrice e illustratrice romana Camilla Falsini, contattata dall’agenzia milanese Jungle per seguire la parte creativa della riqualificazione di piazza Minniti, nel quartiere Isola, e di piazzale Loreto. Nel primo caso, Falsini ha ideato una grafica con enormi lettere, che si leggono solo a un secondo sguardo, a creare la parola Isola. Le forme si ispirano alle peculiarità del quartiere: la lettera L, per esempio, è un grattacielo, omaggio alla componente più contemporanea dell’area. La lettera è fatta da un insieme di linee che si sovrappongono creando un intreccio di colori, rimando al melting-pot sociale tipico del quartiere. Ci sono poi le figure di una casa e di un’isola stilizzata che vuole rimandare alla natura e al verde. A piazzale Loreto l’intervento è più piccolo ma ricalca lo stesso concetto: nascosta nell’immagine, la parola Loreto, che si confonde nei richiami a forme di case e palazzi. Le grafiche sono nate in compartecipazione con le associazioni del quartiere. La street art ha un grande effetto nella riqualificazione dello spazio pubblico.

“Penso che possa influire su due livelli”, spiega Falsini: “uno più pratico e uno più estetico. A livello pratico, sono interventi che si accompagnano alla pedonalizzazione di alcune aree. Se queste vengono sottolineate a livello visivo, con colori forti, lo stacco netto con altre zone della città, quali strade trafficate, diventa ancora più forte e i cittadini sono più propensi a fruire lo spazio. Veder valorizzato il proprio quartiere può infondere la voglia di renderlo più vivo, anche socialmente e culturalmente. L’arte pubblica, proprio per la sua natura, viene percepita come patrimonio comune – e lo è – per cui si innesca una sorta di meccanismo grazie al quale i cittadini si sentono più coinvolti nella cura degli spazi comuni. Ovviamente non è sempre così semplice, soprattutto nei quartieri più problematici. Tuttavia, la street art sta vivendo un momento d’oro, con investimenti da parte di istituzioni, amministrazioni, privati e aziende. Non bisogna però banalizzarla come la panacea che elimina i problemi strutturali e sociali delle città”. Falsini sarà prossimamente coinvolta nella realizzazione di un grande murale a Milano.

La designer milanese Serena Gonfalonieri ha invece dato vita a Quadra, una creazione di arte grafica nell’ex parcheggio di via Val Lagarina a Quarto Oggiaro, nella periferia milanese. Anche questo intervento è realizzato in collaborazione con gli abitanti del quartiere: i volontari dell’associazione WAU! Milano e gli studenti dell’Istituto scolastico I.C.S. Via Val Lagarina. Il piazzale di 600 metri quadrati è stato suddiviso da una sorta di griglia, simile ai quaderni a quadretti – da cui il nome – generando un luogo variegato di svago e aggregazione. La griglia è stata decorata partendo dai colori primari e da decori geometrici elementari. Al suo interno sono state inserite aree verdi con nuovi alberi piantumati e giochi da terra come dama, twister e campana, un orto didattico e rastrelliere per le biciclette. Il progetto aveva una serie di vincoli: doveva, tra le varie difficoltà, essere abbastanza semplice per permettere a tutti i cittadini volontari di contribuire, delineando i tracciati o colorando i disegni con un numero limitato di colori.

“Recentemente”, racconta Confalonieri, “hanno realizzato un intervento di street art dove abito io, in via Pacini, con un risultato davvero sorprendente. Ne sono rimasta così entusiasta che ho preso contatti con il Comune per dare la mia disponibilità per future progettazioni”. E così è nata la nuova piazza di via Val Lagarina. In generale, qual è il potenziale della street art nella riqualificazione dello spazio pubblico? “Per avere un reale impatto”, continua Confalonieri, “penso sia fondamentale che il progetto grafico tenga conto delle richieste e delle esigenze delle persone che utilizzeranno quell’area. L’aspetto estetico ha un valore molto importante, ma per creare aggregazione bisogna poter inserire elementi che stimolino l’interazione con il luogo, come per esempio i giochi da terra o gli orti didattici. Coinvolgere i cittadini è necessario affinché questi considerino gli spazi pubblici come qualcosa che gli appartiene, di cui prendersi cura”.