Il sapiente recupero di una casa al centro di un villaggio millenario sulle Dolomiti meno conosciute parla di passione per la montagna più vera. E ora ci si può anche alloggiare

Partiamo dal principio, come nelle favole. Questa è la storia di un recupero sapiente e rispettoso, portato avanti con tenacia, dedizione e passione autentica per la montagna. Quella genuina, fatta di poche parole e di gesti semplici, ponderati e sinceri, quella selvatica, circondata dalla quiete densa della natura incontaminata, quella inesplorata, sconosciuta ai più.

La storia si svolge in un villaggio millenario, Ronch, sullaltopiano di Laste, a 1500 m di altezza. Un luogo speciale – ancestrale che gode di una posizione privilegiata: davanti si staglia la maestosità del Monte Civetta, “la muraglia di roccia più bella delle Alpi” scriveva Dino Buzzati. Al centro un maso seicentesco. Da custodire.

Dove si trova il villaggio di Ronch 

Il villaggio di Ronch, nel comune di Rocca Pietore, in Veneto, si trova nell’alto Cordevole, in una delle cinque vallate ladine delle Dolomiti, insieme alla Conca Ampezzana, alle valli altoatesine Gardena e Badia e alla trentina Val di Fassa. È configurato come una tipica villas ladina formata da una dozzina di fabbricati rurali e fienili. Si trova a 200 metri dalle famose falesie Sass de Rocia e Sass de la Murada, che offrono vie di scalata di ogni livello e sono considerate tra le migliori palestre di roccia delle Alpi.

Da Ronch partono anche numerosi itinerari per camminate, oppure pedalare in mountain bike, sullaltopiano di Laste e verso il Monte Migogn, lungo lAlta Via Delle Creste, da dove è possibile abbracciare in un colpo docchio tutte le più belle cime delle Dolomiti: Marmolada, Pale di San Martino, Civetta, Pelmo, Antelao, Tofane e Gruppo del Sella. In inverno, Ronch è il punto di partenza per percorsi in ciaspole e sci da alpinismo.

La storia millenaria e la posizione strategica

La storia del villaggio è antichissima ed è legata alla posizione molto favorevole: essendo disposto su un pendio volto a Sud, verso l’unico accesso all’Alta Valle dalla pianura Veneta, ne fecero, fin dai primi secoli Dopo Cristo, un punto strategico per le prime fortificazioni barbare sul Sass de La Murada che costituivano il presidio più avanzato a controllo delle miniere di ferro del Fursil, contese poi lungo tutto il Medioevo tra il vescovo-principe di Bressanone e la Serenissima. 

A servizio della guarnigione della rocca, ai piedi del Sass de la Murada, il villaggio di Ronch si è sviluppato nella caratteristica disposizione delle villas ladine, dove le fattorie si raggruppavano per aiutarsi nell’affrontare le quotidiane difficoltà di un ambiente di alta montagna, specialmente nella stagione invernale. 

Il recupero della casa al centro del villaggio

L’edificio seicentesco al centro del villaggio di Ronch è stato acquistato nella primavera del 2018 dall’ingegner Stefano Mosconi, insieme a sua moglie Francesca, che ha seguito personalmente con fervida passione e dedizione rara i lavori di recupero. Bergamasco che ha lavorato e vissuto in Libia, Austria, Svizzera e Romania, Mosconi è stato direttore di progetti come il Ponte di Genova e dei lotti dei tre dei principali trafori alpini in corso di scavo: la Galleria di Base del Brennero, il traforo del Moncenisio e il traforo del Gottardo.

La supervisione storica

La datazione che fa risalire la struttura del maso al Seicento è stata confermata dall’architetto Marino Baldin, figura di riferimento per quanto riguarda il restauro di edifici storici delle Dolomiti, che durante la ristrutturazione si è occupato non solo del recupero degli intonaci originali, ma anche della supervisione dell’intero lavoro. 

La tempesta Vaia non ha fermato il progetto di ristrutturazione

I lavori di recupero e ristrutturazione hanno interessato anche le strutture dell’edificio che a fine ottobre 2018 è stato gravemente danneggiato dalla tempesta Vaia, evento catastrofico che ha colpito duramente i villaggi e l’intero territorio delle Dolomiti, in modo particolare l’Alto Agordino.

Arrivare a Ronch la notte del 31 ottobre, trovare la casa scoperchiata e allagata dalle piogge è stato un momento che non dimenticherò mai”, spiega Stefano Mosconi, “ma fin dalla mattina successiva, malgrado la prima neve dell’anno, in me c’era solo la volontà di impegnarsi a riparare in tempo per l’inverno e riprogettare un intervento che fosse più ampio e strutturato, che consegnasse la casa a un lungo futuro.

Oltre al rifacimento del tetto, si è proceduto anche a un rinforzo strutturale in corrispondenza del secondo solaio, inserendo due catene di rinforzo e fasciature in reti di acciaio e calci strutturali poste sotto l’intonaco.  

Interventi nel segno del recupero

Per gli interventi progettuali Stefano Mosconi ha optato per soluzioni tecniche che consentissero il massimo recupero dei materiali e delle strutture esistenti, seppur nel rispetto delle attuali norme tecniche di costruzione. Come la conservazione dell’orditura primaria del tetto, che è risultata oltre due volte più leggera rispetto alle prescrizioni di norma. L’adeguamento è stato quindi raggiunto mediante la progettazione di un telaio di sostegno in travi e pilastri di recupero dell’orditura secondaria del tetto originale in larice, oltre all’inserimento di una trave in acciaio reticolare nella porzione di falda est sotto la quale gli antichi camerini in legno non consentivano la posa di travi e puntelli in legno. 

L’ospitalità di un tempo ma con tutti i comfort contemporanei

L’edificio restaurato ospita ora l’abitazione della famiglia Mosconi, che sarà completata con il recupero delle stalle e del fienile retrostante, ma dispone anche di un accogliente appartamento che dallestate scorsa è destinato a locazione turistica.

A Cesa del Panigas ci si può alloggiare

Cesa del Panigas è stata dotata di tutti gli impianti e i comfort contemporanei, compresa la connessione wi-fi super veloce per gli smartworker, ma ogni elemento originale dell’antica casa è stato recuperato: dalla stube alla cucina economica, dalle tavole in abete del pavimento alle travi in larice dei solai fino alla comoda, oggi destinata a guardaroba e deposito per le attrezzature da trekking. Persino per l’intonaco è stato analizzato quello originario ancora esistente su alcune porzioni della facciata per replicarne la miscela nelle parti mancanti.

La configurazione dell’appartamento

Lappartamento destinato all’ospitalità, esteso su 120 mq distribuiti su due livelli, al piano terra è dotato di unampia zona giorno con ingresso, spogliatoio ricavato nella antica comoda, cucina e tradizionale stube. Attraverso una scala si accede alla zona notte situata al piano superiore, dove si trovano due camere e uno studio con divano letto.

Preservare un modo di vivere

Questa è la storia di un progetto di recupero nato con la volontà di preservare, unarchitettura ma soprattutto un modo di vivere e condividere. Questa è la storia di un certo tipo di cura, meticolosa e rispettosa della storia del maso e del territorio in cui si innesta. Questa è la storia di un mantenimento, di materiali grezzi e di sentimenti. Questa è una storia, scritta da un ingegnere (appassionato) che di mestiere costruisce trafori e ponti, che ora abita e pervade ogni angolo dei nuovi ambienti del maso, semplici, materici e caldi.

Una disponibilità speciale a condividere

Ed è la storia di una disponibilità speciale, quella di chi, interpretando il senso profondamente comunitario di un villaggio montano, si prodiga in consigli – segreti e preziosi – per far conoscere, percorrere e vivere (davvero) ai suoi ospiti quei luoghi incontaminati e smarginati: boschi fitti e silenziosi orlati da cime maestose. E non è raro che la casa venga visitata da cervi, caprioli, mufloni, volpi e tassi, oltre alle due aquile che vivono sul monte Migogn e che in estate si vedano volteggiare nei dintorni quasi ogni giorno. Proprio come in una favola. Questa è una storia di montagna, di montagna che rimane montagna.