Abbiamo visitato in anteprima e in esclusiva The Plus, la fabbrica-manifesto per una produzione sostenibile che BIG Architects ha progettato per Vestre vicino a Magnor, in Norvegia

The Plus di BIG Architects per Vestre è un progetto che potrebbe mettere d'accordo Greta Thunberg ed Henry Ford, James Bond e il Charlie Chaplin di Tempi moderni.

La factory, che abbiamo avuto l’occasione di visitare in anteprima, potrebbe infatti assurgere a simbolo della transizione green che parte dalla fabbrica: da quell'ambito quindi da cui storicamente si sono generati molti problemi della nostra contemporaneità ma che può diventare parte della soluzione.

Partendo da domande concrete: in primis, come ottimizzare le potenzialità delle tecnologie di cui disponiamo oggi per ripensare il modo in cui produciamo e viviamo in chiave di sostenibilità e rigenerazione.

The Plus: il futuro sostenibile della produzione

La Norvegia che guarda al futuro è qui: a 110 km circa da Oslo, nei dintorni di Magnor, dove il 3 giugno inaugura The Plus, la nuova innovativa fabbrica super-ecologica di Vestre progettata dallo studio danese BIG Architects per il gruppo norvegese leader globale nell'ambito degli arredi green per esterni.

Il prodotto di un'efficace sinergia di rafforzamento reciproco tra Paesi Nordici –  la Danimarca (headquarter dello studio liberamente scelto dai committenti), la Svezia e la Norvegia (dove sono le sedi produttive principali di Vestre).

La mission

"The Plus è molto più di una fabbrica ipermoderna nata perché avevamo bisogno di altro spazio per assemblare i mobili, lavorare il legno e riorganizzare i laboratori di verniciatura a polvere”, spiega Elizabeth Preus Vestre, la matriarca che ben conosce la storia dell'impresa familiare fondata a Haugesund in Norvegia nel 1947, oggi alla terza generazione, con filiali a New York, Los Angeles, Berlino e Londra e mobili da esterni protagonisti da Times Square, New York a King's Cross, Londra.

"I nostri arredi disegnano luoghi urbani dove le persone possono stare insieme. Anche a Magnor vogliamo creare un nuovo luogo di incontro aperto alla comunità. Ma anche alzare l'asticella della sostenibilità facendo la nostra piccola parte per contrastare gli effetti del cambiamento climatico e rispondere agli obiettivi dell'Accordo di Parigi 2030" (limitare al di sotto dei 2° Celsius il riscaldamento medio globale rispetto al periodo preindustriale ndr).

A prova di Parigi 2030

"Il Plus è a prova Parigi 2030 perché riduce l'emissione di gas serra di almeno il 55% rispetto a una fabbrica convenzionale simile in meno di dieci anni, consuma il 60% in meno di energia e genera 250,000 kWh di energia rinnovabile all'anno grazie a 900 pannelli solari installati sul tetto e intorno alla fabbrica", illustra Stefan Tjust CEO di Vestre, subentrato a Jan Christian Vestre, dal 2021 in carica come Ministro del commercio e dell’industria della Norvegia.

"Questi sostanziali tagli nei livelli di impatto ambientale sono possibili perché abbiamo scelto un involucro edilizio che soddisfi gli standard Passivehaus con una struttura portante in legno massello, costruita su una piattaforma di cemento a basse emissioni di carbonio e acciaio rinforzato riciclato, utilizzando nel cantiere macchine fossil-free", continua.

"Il Plus è in buona posizione per diventare il primo progetto al mondo nel suo genere a raggiungere il più alto rating di certificazione ambientale: BREEAM (Eccezionale)".

Energia solare, scambiatori di calore e pozzi geotermici

L'anima green della Factory combina energia solare, scambiatori di calore e una serie di pozzi geotermici. Il surplus di calore prodotto con i pannelli solari viene immagazzinato e utilizzato per il riscaldamento ma è anche collegato a un impianto di acqua ghiacciata per il raffreddamento e recuperabile per l’acqua sanitaria. Viene riciclata anche il 90% dell'acqua impiegata nel ciclo produttivo.

"Stiamo incentivando poi la mobilità elettrica per i dipendenti, ad oggi solo 28 ma presto saranno una settantina", continua Stefan Tjust.

"Senza dimenticare che Vestre è stata una delle prime aziende a ordinare il Tesla Semi, il primo camion elettrico al mondo, per garantire un trasporto privo di emissioni tra lo stabilimento di Torsby in Svezia e quello di Magnor in Norvegia distanti tra loro 90 km.

D'altronde ogni anno doniamo il 10% dei nostri profitti a progetti in tutto il mondo per lo sviluppo sostenibile. E siamo convinti che anche l'investimento di 300 milioni di NOK per The Plus ci ripagherà, dimostrando che è possibile produrre in modo competitivo ma anche rispettoso dell'ambiente".

Un luogo estraniante

Ma già di suo, la location di The Plus rappresenta l'ideale per contenere le emissioni di carbonio, considerato che la fabbrica, 7000 metri quadri di sviluppo, è immersa in un bosco di 30 ettari, ai margini di una foresta molto più ampia che gravita intorno a Magnor, un villaggio nella contea di Innlandet, 3 km dal confine con la Svezia.

Con un viaggio in modalità elettrica di circa un'ora o poco più ci si lascia alle spalle The Oslo Opera House, The Edward Munch Museum e The Barcode, tre luoghi topici della capitale norvegese 2.0 e si è avvolti nel respiro di un polmone verde che muta le coordinate spazio-temporali. L'effetto è straniante. Ci si trova davanti a un oggetto che sembra evocare quel noto "Non importa dove! Ovunque purché sia fuori dal mondo", citando Baudelaire.

Che cos'è? Un museo, una mega installazione artistica? Una nuova fabbrica di cioccolato alla Willy Wonka? Tutto è possibile. Se non che, dimenticati cancelli e recinzioni da fabbrica tradizionale, inesistenti, si apre una iperbolica vetrata scorrevole a tutta altezza e ci si trova catapultati in un universo produttivo di alta tecnologia che rende subito percepibile tutta la potenza del suo messaggio: qui l'architettura incontra l'industria e la natura senza compromessi.

All'insegna della massima reciprocità, visibilità e trasparenza.

Un'architettura spettacolare

The Plus, così denominato per la sua geometria chiaramente percepibile come un segno +, quattro ali a forma di elica, si presenta come un volume in legno, con pareti perimetrali in massello e una struttura a telaio con travi in legno lamellare (fino a 24 metri di lunghezza, 1,8 metri di altezza, 5 tonnellate di peso).

La percezione dell'ambiente è di estrema apertura, pulizia e colore. I corridoi di servizio laterali e una rete di canali posizionati sotto i pavimenti di ciascun livello (tre in tutto) occultano alla vista le infrastrutture tecniche delle quattro ali che corrispondono alle quattro aree del processo produttivo: colore, legno, assemblaggio e magazzino.

Ciascuna condivide una sua relazione unica e speciale con lo spazio centrale open air, denominato experience center perché è proprio lì, nel vuoto abbracciato dalle facciate vetrate interne dell'edificio che si genera una vista a 360° sugli ambienti di lavoro e altresì sul punto focale: l'albero di acero che  incarna a quota zero il cuore simbolico del progetto.

La trasparenza

"Era molto importante che le persone all'interno dell'edificio potessero guardare nella foresta senza interruzioni visive ma anche che le persone dall'esterno potessero vedere il lavoro che si svolge qui dentro. È il valore di una totale trasparenza ed onestà", spiega David Zahle, Partner and Lead Architect di Bjarke Ingels Group.

Elemento distintivo dell'architettura sono proprio le vetrate alte fino a 14 metri2000 mq di sviluppo totale."Hanno anche un elevato grado di isolamento che garantisce la minima dispersione termica e un minor consumo energetico", continua Zahle.

Per gli infissi è stato utilizzato l'Hydro CIRCAL, l'alluminio più green del mondo, costituito al 75% dal riciclo di scarti post-consumo (quali lattine, parti di automobili e altro).

L'uso del legno

Non c'è stacco tra il paesaggio fuori e dentro. Il legno certificato adottato per la costruzione proviene dalla foresta. Gli alberi rimossi sono stati reimpiegati al 90% per rivestire le facciate uniformemente in pino minerale norvegese carbonizzato, un materiale che armonia con le colorazioni dei tronchi degli alberi secolari dell'intorno. Tutto a km zero: costi ed emissioni nocive minimizzate. Il legno 'ingegnerizzato' è stato lavorato con tecnica Cross-lam PEFC a strati incrociati, ha immagazzinato 1400 tonnellate di anidride carbonica nella struttura e consentito tempi rapidi e precisi di costruzione.

La copertura verde

Il tetto è una figura complessa frutto di torsioni parametriche che si offre come una terrazza-belvedere percorribile per tutta la lunghezza dell'edificio. Mostra come le quattro ali a forma di croce non definiscano solo un hub logistico, ma un nesso strutturale di reciprocità.

Sul tetto sono collocati infatti, come dicevamo sopra, circa 900 pannelli solari costellati di piante: la vegetazione autoctona presente nell'area e riportata in quota che integra anche materiale raccolto dalla banca dei semi del sottobosco per sostenere la biodiversità del luogo.

Scale e collegamenti

Al tetto, si accede tramite le lineari scale esterne che si sviluppano lungo le facciate della Colour Factory e Wood Factory. Ma è possibile raggiungerlo anche prendendo le 'scale dal cortile' elicoidali e connotate dal vivace colore giallo di balaustre e corrimani che coronano lo spazio centrale dell'experience center. In entrambi i casi, la panoramica sulla fabbrica e sulla foresta circostante sono garantiti.

I pavimenti: un arcipelago cromatico di guida

Poiché ciascuna delle quattro ali della Factory ha il proprio codice colore Vestre che corrisponde a quella delle macchine ospitate, il progetto l'ha restituito come una mappatura sul pavimento.

Una rete di sinuose linee simili a quelle di una metropolitana convergono fino al centro del Plus, restituendo un sistema di orientamento nello spazio e una nota di giocosità anche didascalica: si può comprendere il processo produttivo seguendo i colori delle macchine.

Un nastro trasportatore

Ma come funziona The Plus? Le merci entrano da un'estremità, quindi vengono suddivise tra la fabbrica del legno e la fabbrica del colore. Il prodotto viene assemblato nella quarta ala e quindi rispedito sull'altro lato.

"L'architettura si traduce essenzialmente in un grande nastro trasportatore", spiega Zahle. "Abbiamo studiato diverse composizioni geometriche prima di arrivare a definire questa: la più idonea sul piano logistico ad ottimizzare il flusso aperto di una produzione customizzata con linee automatizzate", aggiunge Viktoria Millentrup, la giovane progettista del team BIG che ha seguito il cantiere durato solo 18 mesi.

Industry 4.0

Dai robot che conferiscono ai prodotti il colore personalizzato on-demand agli scanner che riducono gli sprechi nella lavorazione del legno, l'intelligenza artificiale ottimizza l'utilizzo delle risorse. E i tempi del processo produttivo."Le materie prime vengono immesse in un'estremità della linea di produzione automatizzata e dall'altra i mobili finiti emergono a un ritmo mozzafiato", spiega la Project Manager Marianne Preus Jacobsen.

"I cambi di colore che prima richiedevano 15 minuti ora si possono realizzare in 30 secondi, in una gamma di 200 diverse tonalità. La produzione oggi ha necessità di essere green ma anche customizzata per essere competitiva", continua. "Abbiamo integrato molti degli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite nella nostra filosofia aziendale. Così 150 dei prodotti hanno già acquisito la certificazione Nordic Ecolabel, sono coperti da una garanzia a vita contro la ruggine e di 15 anni per rivestimenti e parti in legno.

Tutti gli acciai e gli allumini utilizzati provengono da Torsby, in Svezia, dove si trova lo stabilimento Vestre progettato da Snøhetta nel 2013".

Economia circolare

Dall'architettura al design, il concept è coerente: energie rinnovabili e materiali locali di alta qualità. Dopo molti anni di utilizzo i mobili possono essere riportati in fabbrica per essere restaurati e riutilizzati.

Si pensa in un'ottica circolare al prodotto estendendone il ciclo di vita. Il risultato: un risparmio nei consumi di energia, quindi un minore impatto su ambiente e clima.

Il prossimo step: il Forest Vestre Camp

Il futuro centro visitatori, under construction, sottende l'idea democratica di inclusività sociale del progetto. L'augurio è anche che gli escursionisti facciano un uso attivo del bosco, piantando le tende vicino alla fabbrica: un tributo al tradizionale 'diritto di vagare' norvegese.

"Abbiamo già pensato a come ospitare nel parco installazioni artistiche, mostre, ma anche aree picnic e giochi per i più piccoli. Un modo per incrementare il valore di una destinazione attrattiva ed educativa.

Stiamo anche pensando alla costruzione di una torre panoramica e di un ponte sul fiume Vrangselv per collegare il bosco al centro di Magnor dove si possono visitare caffetterie e vetrerie storiche", spiega Elizabeth Preus Vestre.

Non da ultimo, ogni oggetto presente nel parco incontrerà una poesia di Hans Bjørli, uno dei poeti più amati della Norvegia, che ha trascorso in questo comune la sua vita.