Naturale e Artificiale si incontrano attorno a un Ficus alto 10 metri, nella casa-serra dell'imprenditore Francesco Mutti nella campagna di Parma, primo tassello di un mosaico più ampio nella visione di un factory-landscape integrato e condiviso in chiave di wellness. Ce lo racconta Mutti insieme ai progettisti Carlo Ratti e Italo Rota

Piantare un albero può cambiare la vita? Decisamente. Ancor di più quando questo è alto oltre 10 metri e si trova al centro del soggiorno di casa, dentro uno spazio progettato e costruito apposta per il suo e il tuo benessere. Incontrare Alma in India, un meraviglioso esemplare di Ficus (non religioso) nato 50 anni fa, ha significato proprio questo per Francesco Mutti, dal 1994 alla guida della Mutti S.p.A, azienda produttrice di pomodori, passate e conserve alimentari di altissimo livello, note in tutto il mondo: la scrittura di una nuova storia che riporta al centro l' amore per la bellezza assoluta di una natura come sinonimo di genuinità, bontà dei prodotti della terra, varietà e ricchezza dei suoi manufatti.

Così Francesco Mutti ha portato Alma, con il suo impegnativo apparato radicale, a svernare-acclimatarsi ad Alicante, per poi farne il perno intorno al quale ruota la sua nuova casa-serra a Montechiarugolo, in provincia di Parma, un luogo che dal 1899 risponde sulla carta geografica all'indirizzo dell'azienda Mutti. L'imprenditore si è fatto supportare da Carlo Ratti (CRA - Carlo Ratti Associati) e Italo Rota (Italo Rota Building Office), i progettisti del Padiglione Italia ad Expo 2020 Dubai, per visualizzare e realizzare il primo tassello di un mosaico più complesso di wellness che esplora il concetto di factory-landscape, campo e fuori campo, su quel territorio pianeggiante pre-appenninico a lui ben familiare.

“Alma rappresenta per me l'idea di un'abitazione nella quale sto molto bene, un luogo che unisce una estrema semplicità, una forte naturalità e un bellissimo equilibrio tra le mie radici e quello che vorrei proiettare nel futuro”, spiega. “Idealmente rispecchia le radici dell'azienda che si trova circa a cento metri, integrata e non separata dalla casa. Sono due dimensioni che vivono un rapporto empatico di reciprocità, nel verde del parco e nella condivisione delle sue presenze animate. Qui tutti conoscono Piero, il mio asino cocciuto, e i miei amati cani ai quali è stata riservata una stanza pensata ad hoc all'interno dell'abitazione. Ci sono anche i gatti e altri animali nel perimetro di una campagna tradizionale che si è evoluta in un'interpretazione di estrema raffinatezza, grazie al progetto paesaggistico di Paolo Pejrone. Riconosco che il piacere più grande che mi regala ogni giorno in modo diverso questo progetto è quello di un'immersione completa nella natura. Dentro e fuori casa. Nella serra dove si trova il ficus, per esempio, che è ribassata di 60-70 cm dal livello zero, c'è un lungo tavolo dal quale percepisco visivamente il prato ad altezza occhi, oltre la vetrata”.

Come dire: la campagna è la materia prima non solo di quello che si produce nella fabbrica, ma è anche la materia d'elezione di un approccio personale contemplativo-meditativo al 'giardino dello spirito' e alla biofilia. “Nell'essenza, questa nuova casa resta un'identificazione del luogo dove ho trascorso gran parte della vita” continua Francesco Mutti. “Quello bucolico dove da bambino mi arrampicavo sui fortini fatti di cassette di legno che venivano utilizzate per la raccolta del pomodoro e quello presente-futuro dell'azienda costellato di una serie di luoghi per un benessere partecipato. Penso al ristorante/mensa di grande qualità che sarà aperto alla nostra popolazione ma anche agli esterni e a una serie di interventi che stiamo portando avanti in un'ottica di rigenerazione e integrazione che connoti meglio il genius-loci. Come modello in cui le persone, il territorio e la filiera vivano in armonia con il nostro business”.

Going back al ficus - simbolo nelle culture orientali di accoglienza, riconoscenza e rispetto, ponte tra il cielo e la terra, Yin e Yang - da lui ha preso il via lo sviluppo centripeto di tutto il factory-landscape: un puzzle formato da molti altri tasselli dove ogni presenza trova delle relazioni simbiotiche. Così mentre la figura del ristorante-mensa aperto anche al pubblico, in costruzione davanti alla casa, inizia a far capolino nel verde del parco “sarà una zolla di terra scavata e sollevata in copertura, che consentirà un particolare déjeuner sur l'herbe dentro un volume di vetro”, spiegano gli architetti Carlo Ratti e Italo Rota, l'impianto storico della casa colonica già ristrutturata, una sommatoria di differenti corpi di fabbrica intorno alla classica corte rurale, sta ridefinendo i propri confini nel perimetro del muro di recinzione finito in terra cruda, che cela l'ingresso a filo un po' alla James Bond.

“Ci siamo chiesti come portare la campagna che è il centro della vita professionale e personale di Francesco Mutti dentro la casa”, racconta Carlo Ratti. “Il primo modello di riferimento concettuale è stato il progetto della Casa sulla Cascata di Frank Lloyd Wright che vive di soluzioni architettoniche di disallineamento. Però, alla fine, abbiamo virato su una scelta più radicale: fare della natura stessa un elemento di costruzione, nel rispetto dei suoi ritmi. Attorno ad Alma abbiamo sviluppato una sorta di Raumplan reinterpretato, diverso da quello teorizzato da Adolf Loos che metteva al centro lo spazio vuoto, scolpito in negativo. Il nostro si relaziona con la natura e con la scala che la rende esperibile ovunque: sette giochi di quote interconnesse intorno al ficus permettono di dialogare con questa presenza viva dall'alto, dal basso, dal centro e da diverse prospettive, dinamizzano la percezione di uno spazio sempre in divenire. Ogni ambiente si trova a un livello diverso dell'abero e ciascun mezzanino sfalsato accoglie una funzione abitativa, la musica, la convivialità, il pranzo, la meditazione, la lettura, il riposo, e quant'altro. Se ci pensiamo, esemplari di Ficus facevano già parte delle grandi serre ottocentesche britanniche. Ma grazie alle tecnologie sviluppatesi negli ultimi cent'anni abbiamo potuto trovato nuove relazioni tra naturale e artificiale”.

Il passato diventa presente e prende corpo in sperimentazioni sul futuro? “Certamente. Il progetto è diventato un'occasione per mediare quella separazione tra Naturale e Artificiale propria dell'epoca dell'Antropocene, restituendo il rapporto tra questi due paradigmi in una dimensione di compenetrazione e ibridazione”, continua Italo Rota. “In un processo dinamico, la casa e l'albero si sono acclimatati reciprocamente. Da un lato la natura è diventata plasmabile come un materiale da costruzione, dall'altro i sensori che analizzano il ciclo linfatico della pianta, indicando la quantità di acqua necessaria per il suo benessere, insieme alle altre sofisticatissime tecnologie adottate, dagli impianti geotermici ai sistemi di controllo dell'umidità dell'aria, della luce, della ventilazione che passa attraverso le aperture/chiusure automatiche delle pareti perimetrali vetrate e dei lucernari, sviluppano una reazione simbiotica, quasi atmosferica, con l'involucro”.

Un design speculativo ha assecondato questo approccio anche nelle scelte degli arredi. Tutti essenziali, di segno purista, quasi monacali nella sobrietà, corrispondono a scelte personali del committente attentamente calibrate con gli architetti. Il lunghissimo tavolo del living, accanto ad Alma, riprende l'idea di un ficus fossile, per esempio. Nel bagno padronale, tre grandi ciotoli scavati, due per i lavandini e uno per la vasca, ricavata da un blocco di pietra proveniente da una cava vicina, invitano all'esperienzialità di un paesaggio naturale d'acqua che diventa invece quello del fuoco in rapporto alla pietra lunga quasi tre metri che definisce la base del camino di un'altra stanza. Sono altri frammenti di un Amarcord, in attesa di nuovi sviluppi.

Foto courtesy Delfino Sisto Legnani, Alessandro Saletta