È quasi impossibile immaginare uno spazio digitale in cui si decide come monetizzare quello che creiamo. Una newsletter però spiega che non siamo lontani

Andrea Venturelli è l’autore di Decrypto, una newsletter che racconta tutto quello che gira intorno al Web3: ovvero NFT, metaverso, DAO, crypto economy.

La confusione su questi temi è tanta e Andrea Venturelli per professione prova a dissiparla.

A distanza di qualche mese dalla prima incursione di Interni Magazine nel Web3, le cose sono di nuovo cambiate.

Un mese vale come dieci anni nello spazio non fisico: abbiamo chiesto a Andrea Venturelli di spiegarci cosa sta succedendo soprattutto per quanto riguarda il tema della proprietà intellettuale, che è quello più interessante per il settore design.

Cos’è il Web3?

Web3 è il luogo verso cui il digitale si sta muovendo. È una transizione che ha molte ragioni: di opportunità economica, di esplorazione, di decentralizzazione e emancipazione dalle piattaforme social che tutti usiamo.

È l’evoluzione di Web2, che è quello che tutti noi frequentiamo almeno un paio di ore al giorno, pur consapevoli di una serie di problemi che riguardano la privacy e la proprietà intellettuale.

Le grandi piattaforme che gestiscono il nostro accesso al web e i social diventano automaticamente proprietarie di tutto quello che accidentalmente o incidentalmente pubblichiamo. Il creator, ovvero chiunque posti immagini o testi, professionalmente o no, non ha alcun controllo sui propri prodotti creativi. Di fatto regala alle piattaforme come Instagram o Facebook, tutto ciò che produce.

Perché il Web3 potrebbe fornire maggiori certezze sulla proprietà intellettuale?

Web2 è social centrico. Significa che la nostra community, i nostri contenuti, i dati, la monetizzazione degli sponsor… tutto è controllato dai social.

Web3 mette in discussione questa policy e riapre il dibattito sulla ownership. Utilizzando la Blockchain, il Web3 fornisce certezze sulla proprietà intellettuale perché l'autore (o creator) è in grado di instaurare un rapporto diretto con la propria community, senza nessun intermediario o piattaforma.

Che sia un’immagine, un’opera d’arte, un articolo, un brano musicale: il creator è proprietario e vende il proprio lavoro intellettuale direttamente o tramite royalties (e agisce usando le criptovalute).

Royalties: una parola magica per i designer…

È un modello ormai scomparso, che potrebbe però tornare a essere utilizzato facilmente nel Web3. Ogni volta che si accede a un contenuto scatta il meccanismo della royalty.

L’importante però è essere ben disposti a rivoluzionare i modelli di scambio: comprando NFT si supporta un progetto, si fa parte di una community di persone attive e propositiva, come un'associazione culturale, una startup, un'azienda.

È il principio delle DAO - Decentralized Autonomous Organization (in italiano, Organizzazione Autonoma Decentralizzata), le società che vorrebbero sovvertire il modello attuale basato su gerarchie economiche e di ownership a favore di una struttura orizzontale in cui ogni individuo sceglie di investire perché crede in un progetto.

Non funziona ancora così, perché all’atto pratico decide chi ha più token. Ma la prospettiva di una partecipazione attiva delle persone, che non sono più spettatori ma produttori (o supporter) di progetti creativi, è l’aspetto interessante e da sviluppare. Nel Web3 il creator non è al centro, ma il fulcro è la community.

Il mercato degli NFT però è in fortissima flessione negli ultimi dodici mesi, tanto da dare ragione ai detrattori delle criptovalute…

È un mondo che sta sperimentando autonomamente e in cui si creano bolle speculative. È inevitabile, in un certo senso. Ma la tecnologia che sta alla base di NFT e criptovalute ormai è cristallizzata: niente la può eliminare.

Sarebbe come immaginare un mondo senza internet. Quindi conviene osservare con attenzione cosa accade, per creare una literacy sensata e descrittiva del fenomeno. Le aziende che entrano nel Web3 e che lo fanno saggiamente, procedono per piccoli passi. Per esperimenti.

Adidas ad esempio è uno degli esempi migliori: ha fatto il drop di prodotti NFT che però sono legati anche a prodotti fisici: il cappellino, la maglietta in collezione limitata. Sono tentativi.

È chiaro che la sovrapposizione di fisico è digitale è ancora fondamentale perché, di fatto, un vestito NFT non ha un valore pratico al momento

Un esempio di DAO, organizzazione autonoma decentralizzata, intelligente e basata sui prodotti intellettuali o creativi?

Friends with benefit ed è una community culturale fatta di pensatori, creatori, innovatori, professionisti del settore digitale.

Per entrare si passa un processo di selezione. Compri dei token che danno diritto ad accedere a una serie di eventi: incontri in real life e eventi virtuali (anche uno ogni giorno).

È un'organizzazione a tutti gli effetti e non è una struttura piramidale. Il suo obiettivo è dare una forma intelligente, autonoma e rispettosa della proprietà intellettuale al Web3.

Esiste un Web3 adatto ai product designer, o agli scrittori?

Direi di no, per ora. Manca una vera cultura a riguardo ma la scelta è stare a guardare o buttarsi e partecipare, diventare elementi attivi di un nuovo modello digitale più equo e più sperimentale.

Le persone hanno iniziato a creare contenuti nel web1 nei primi anni 2000 con i blog.

Successivamente sono diventati creators con l'avvento delle piattaforme social con YouTube, FB, Instagram, poco più che 10 anni fa. Siamo in mezzo a una nuova transizione, capire cosa sta succedendo è importante.

Decrypto, la società che ho fondato, si occupa di educazione e consulenza al Web3 per le aziende che vogliono capire quando e come fare i primi passi. C’è un vantaggio competitivo nel farlo ora: siamo in una fase di costruzione