Due creativi lavorano sulla relazione con la materia. Il risultato è una nuova reciprocità tra design e ricerca, sofisticazione e spontaneità

Cambiare il mondo sembra un proposito astratto, finché non si vede cosa fanno i nuovi designer. In quel momento diventa chiarissimo che evolvere ha anche un aspetto estetico evidente. Dà vita, in questi anni recenti, a un paesaggio di oggetti brutali, di materie grezze o di scarto, di upcycling industriale. C’è una ragione molto semplice, oltre a quella relativa al momento storico: i giovani designer sono affascinati dai materiali. Come se nella materia, spesso “pericolosa” come la plastica, spesso invisibile come la silice o uno scarto di lavorazione industriale, si trovassero le risposte per ricostituire un legame sano con la progettazione.

Dialogo con la materia

Tipstudio, lo studio che unisce Imma Matera e Tommaso Lucarini, non fa eccezione: nel laboratorio di Pietrasanta si “gioca” con i materiali. Con due teste e due attitudini diverse. Imma Matera con un approccio più pragmatico, funzionale e sofisticato. Tommaso Lucarini con un intento più esplorativo. L’unione di due nature progettuali diverse dà vita a una serie di progetti concettuali che hanno in comune il dialogo con la materia. “È sempre un 50/50 tra noi che guidiamo il processo e il risultato spontaneo della sperimentazione”, spiega Tommaso Lucarini.

Dal progetto al prodotto

Una strategia di lavoro che secondo Tipstudio permette a chi inizia di costruire un’identità diversa, con grande libertà di intenti e di ricerca. Se la finalità è capire che tipo di designer si è prima di cominciare a entrare in relazione con l’industria, darsi un tempo per dedicarsi al collectible è la strada migliore. Come Tip Studio conferma, uno dei modi più veloci per farsi conoscere è farsi vedere, mostrare pubblicamente il proprio lavoro. Edit Napoli e il FuoriSalone a Milano sono i circuiti più ambiti. E funzionano.

Alla ricerca dell'affinità espressiva

Tipstudio lavora quindi sull’asse collectible/aziende. “Non è facile trovare aziende con cui c’è una reale affinità espressiva. Ma penso che l’incontro tra ricerca e serialità possa portare a un’amplificazione del risultato. Non è detto che prodotto e sperimentazione possano coincidere. Ma sicuramente ci sono occasioni in cui il linguaggio sviluppato nell’autoproduzione trova una maturità progettuale all’interno dell’industria. Di tutta l’industria, non solo quella dell’arredamento”.

Uno sguardo aperto

Perchè l’altra caratteristica dei giovanissimi designer in generale, e di Tipstudio in particolare, è lo sguardo che si allarga a tutto il mondo manifatturiero. Dai produttori di semilavorati, ai laboratori dove si lavorano i metalli, fino alle grandi industrie di materie prime. “C’è una possibilità di rilanciare delle economie ignorate, di guardare alla materia con un occhio completamente diverso”, spiega Tommaso Lucarini.

Tra riutilizzo e attenzione estetica

Nel lavoro di Tipstudio lo si vede in ogni collezione. Da Secondo Fuoco, in cui la materia silicea che risulta dalle scorie della lavorazione del bronzo diventa oggetto di riutilizzo, di progettazione e di attenzione estetica; a Loto, un progetto itinerante per costruire una collezione prodotta con terre provenienti da diverse zone d’Italia. O Disrupted Stability, sviluppata con Studio F, azienda specializzata nella produzione con legno proveniente da manutenzione boschiva o scarto.

Estetica della domesticità

La bruciatura della superficie segue una logica funzionale: il legno non ha bisogno di essere trattato, diventa più resistente e la superficie è più omogenea. La percezione degli oggetti però è interessante per il senso di straniamento: una materia che sembra sull’orlo della distruzione diventa elemento portante”. Siamo lontani da Maarten Baas, il designer che si è fatto conoscere per i roghi di sedie iconiche. E vicini a una nuova estetica della domesticità.