Falegnami, prototipisti, sarti, tappezzieri, ma anche esperti in sostenibilità e in macchinari di nuova generazione. Arper, Ceccotti Collezioni, Giorgetti e Living Divani spiegano quali sono i profili più ricercati dalle aziende

Secondo i dati Eurostat relativi al 2023, l’Italia è al penultimo posto in Europa per tasso di occupazione dei neolaureati. Da un lato i giovani faticano a inserirsi nel mercato del lavoro, dall’altro le aziende lamentano una carenza di manodopera qualificata e la difficoltà nel garantire il ricambio generazionale.

Dai dati elaborati da Fondazione Altagamma con Unioncamere, nel nostro Paese tra il 2024 e il 2028 ci sarà un fabbisogno occupazionale di 276mila profili nei settori motori, alimentare, ospitalità, moda e design, e si stima che le imprese in circa il 50% dei casi avranno difficoltà a reperire figure professionali, pur in un contesto di disoccupazione giovanile che si attesta intorno al 20%.

“La formazione di nuovi talenti dev’essere la priorità per tutto il comparto manifatturiero italiano, un patrimonio di cultura imprenditoriale, saper fare artigianale e tecnologico, bellezza e italianità che vogliamo preservare”, commenta Matteo Lunelli, presidente di Altagamma.

“L’obiettivo comune di imprese, associazioni e istituzioni deve essere quello di costruire un ecosistema virtuoso in cui il lavoro manifatturiero diventi un’ambizione per i giovani e in cui il sistema formativo sia in grado di assicurare le corrette competenze e le soft skill”.

“La vera sfida è riuscire a riavvicinare i giovani alle professioni manifatturiere, anche attraverso politiche di assunzione locale mirate”, spiega Giovanni del Vecchio, ceo di Giorgetti.

Tra i profili più richiesti nel settore dell’arredamento ci sono i falegnami, i prototipisti, i sarti, i tappezzieri, ma anche nuove figure esperte in sostenibilità e in macchinari di nuova generazione.

A testimoniarlo, oltre a Giovanni del Vecchio, anche Roberto Monti e Giuseppe Cavattoni, rispettivamente ceo e responsabile delle risorse umane di Arper, Franco Ceccotti, fondatore e direttore creativo di Ceccotti Collezioni e Carola Bestetti, ceo di Living Divani.

Giovanni del Vecchio, ceo di Giorgetti

“Tra i profili che cerchiamo di più ci sono gli artigiani, le cui insostituibili competenze ci permettono di preservare un patrimonio unico sviluppato in 126 anni di storia. Nell’epoca del digitale si è verificato un progressivo allontanamento delle nuove generazioni dai lavori manuali.

Per un’azienda come Giorgetti, che integra nella produzione lavorazioni ad alto tasso di artigianalità e che è fortemente radicata nel territorio in cui opera, la vera sfida è riavvicinare i giovani alle professioni manifatturiere anche attraverso politiche di assunzione locale mirate.

Investiamo nelle nuove generazioni - il 12 per cento delle nostre risorse ha meno di 30 anni - per garantire un costante ed adeguato ricambio.

Da anni sosteniamo e coinvolgiamo il sistema scolastico professionale con l’obiettivo sia di indirizzare i percorsi formativi che di fornire agli studenti la possibilità di fare esperienza sul campo e ridurre il divario tra scuola e lavoro.

Collaboriamo con il centro di formazione professionale Giuseppe Terragni, nato a Meda nel 1868, con il progetto di alternanza scuola-lavoro, e in alcuni casi inseriamo i giovani con contratto di apprendistato all’interno dei nostri siti produttivi”.

Carola Bestetti, ceo di Living Divani

“Trovare giovani che abbiano specifiche competenze manifatturiere oggi non è semplice. In primis occorre tenere presente il tessuto di aziende locali in cui siamo inseriti: si tratta di piccole e medie imprese nel territorio comasco e nella Brianza, spesso a conduzione familiare, che hanno specifiche esigenze e necessità, e che si trovano a operare in scenari diversi rispetto a multinazionali o a grandi centri industriali. La formazione è fondamentale, ma a volte è distante dalle reali necessità e opportunità dei marchi. Inoltre, i neolaureati che possiedono competenze specifiche spesso ambiscono a posizioni lavorative in aziende internazionali, rispetto a realtà radicate nel tessuto locale.

Riscontriamo particolare difficoltà nella ricerca di profili altamente specializzati, come nel caso della prototipia, del cucito e della tappezzeria. Fino a pochi anni fa c’erano poche scuole specifiche per queste materie per il nostro settore. A oggi, ancora non ci sono molti ragazzi con una specializzazione nelle attività produttive poiché si predilige uno studio di tipo accademico piuttosto che manifatturiero. Inoltre, molti dei processi sono ormai digitalizzati e non possono essere più definiti di semplice manifattura, presupponendo quindi anche una conoscenza tecnologica specifica. E spesso, chi è in possesso di tutti i requisiti, non è intenzionato a inserirsi in un contesto produttivo

La nostra realtà è particolarmente incline all’inserimento dei giovani per favorire la creazione di un contesto dinamico e al passo con i tempi. Per i dipartimenti più operativi cooperiamo con Artwood Academy, l’accademia a Lentate sul Seveso che forma i giovani su competenze tecniche manuali e tecnologiche. Da anni collaboriamo anche con gli studenti di design del Politecnico di Milano, master in Furniture Design; dalle visite in azienda nascono stage e tirocini, esperienze che possono trasformarsi in opportunità di lavoro”.

Franco Ceccotti, fondatore e direttore creativo di Ceccotti Collezioni

“C’è una carenza di manodopera qualificata e si fatica a trovare giovani per il ricambio generazionale. E, soprattutto, c’è il rischio di perdere delle competenze e abilità, quel savoir faire artigianale che nel nostro caso è imprescindibile. Per far fronte al problema, già da qualche anno affianchiamo giovani artigiani a persone di lunga esperienza in modo da creare quel processo virtuoso del mestiere che si tramanda di generazione in generazione.

Da noi la metà sono giovani, con un’età media di 27 anni. Un ruolo fondamentale lo svolge il liceo artistico Russoli di Pisa, un tempo Scuola d’arte: invitiamo in azienda i ragazzi delle quarte e delle quinte, insieme ai professori, mostriamo le fasi produttive e, insieme, individuiamo le attività in cui i ragazzi possono intraprendere il loro percorso formativo.

Prima della fine delle lezioni viene avviato il programma di alternanza scuola/lavoro della durata di un mese. In questa prima fase i ragazzi non vengono esposti a rischi e non possono dunque usare le macchine, ma si concentrano su altri passaggi come l’incollaggio e l’imballaggio, con la supervisione di un tutor.

Dopo questo primo mese di alternanza scuola-lavoro, a fine liceo, la scuola segnala chi è interessato a proseguire. Segue il tirocinio di sei mesi finanziato per metà dall’azienda e per metà dalla regione Toscana. Dopo il tirocinio, possiamo proporre un contratto di apprendistato di due anni, periodo in cui i “senior” dell’azienda affiancano e trasmettono il mestiere ai “junior”.

Alla fine di questo lungo percorso, il giovane sviluppa un’esperienza di base e maggiore sicurezza nelle diverse tecniche artigianali.

Tra i profili che cerchiamo di più ci sono i falegnami, i prototipisti, gli sviluppatori e i responsabili dei macchinari. Per i giovani della nostra zona, una buona palestra e vetrina è il liceo Russoli, ma siamo aperti a valutare anche altri profili, sempre nell’ottica dell’affiancamento e dell’apprendistato, per noi imprescindibili”.

Roberto Monti, ceo di Arper: “Molti giovani si uniscono a noi per il nostro impegno per la sostenibilità, un viaggio che abbiamo intrapreso nel 2005.

Al Salone del mobile 2024 abbiamo presentato Catifa Carta in PaperShell, materiale virtuoso messo a punto dalla startup svedese nata nel 2021 per elaborare gli scarti della produzione del legno. Collaborando con giovani partner e introducendo materiali pionieristici e pratiche consapevoli, ambiamo a ispirare il cambiamento e diventare un esempio di business responsabile.

Allo stesso modo, la presenza dei giovani in azienda è cruciale per garantire un futuro sostenibile e responsabile. I nostri product manager sviluppano i prodotti secondo processi sostenibili ormai imprescindibili per noi.

Inoltre, abbiamo recentemente avviato il programma Sustainability Ambassadors, un gruppo di persone, provenienti da diversi team aziendali, per diffondere le nostre azioni in tema di sostenibilità ambientale e sociale”.

Giuseppe Cavattoni, responsabile risorse umane di Arper: “La manodopera qualificata per noi è fondamentale, specialmente nella tappezzeria e cucitura. Il nostro sistema industriale si distingue per l’artigianalità, dove il valore aggiunto è dato dalla competenza e dalla professionalità dei nostri collaboratori, questo implica che il percorso formativo richiesto sia lungo e complesso.

Oggi però le carriere nel settore produttivo non attraggono i giovani e diventa una sfida garantire il ricambio generazionale; per questo abbiamo recentemente inaugurato l’Arper Campus, dove i nostri maestri artigiani insegnano il mestiere e la passione per il lavoro manifatturiero.

In Europa abbiamo 196 dipendenti, con un’età media di 44 anni; di questi, 55 hanno meno di 35 anni, 15 meno di 30 anni, il più giovane ne ha 22, diverse generazioni che creano un caleidoscopio di valori, modalità lavorative, aspettative e necessità che arricchisce il patrimonio esperienziale dell’azienda.

Offriamo percorsi formativi che favoriscono il dialogo e lo scambio intergenerazionale, accogliamo giovani stagisti, promuoviamo partnership con università e istituti tecnici post-diploma e garantiamo un ingresso fluido nella nostra realtà con programmi di onboarding.

Il mio consiglio ai giovani è riflesso in una citazione di Shakespeare che invita all'audacia e al coraggio tipici della giovinezza: "Signori, il tempo della vita è breve. Se viviamo, viviamo per calpestare i re".