Il caso Flashback a Torino e la riqualificazione di un sito industriale a Parma: due storie in cui il progetto diventa centrale per legare passato e futuro

Tra gli indicatori che misurano quanto sia in crescita il valore percepito del design per il grande pubblico, c'è il rapporto tra il mondo del progetto e la città.

Dall'urbanistica tattica alle forme più complesse di rigenerazione urbana, design è sempre più la parola chiave usata per comunicare un fil rouge riconoscibile, capace di mettere a sistema valori e storie, memoria e futuro di luoghi e comunità.

Soprattutto, design è diventato, in molti casi, sinonimo di condivisione: perché aprirsi alla community dei progettisti nel nome del territorio e di chi lo abita vuol dire, fatalmente, mettersi in gioco, scommettere sulla capacità dei professionisti di interpretare una storia e restituirla in forme nuove e sfidanti, nel rispetto della memoria del passato. Vale per le piccole piazze di quartiere come per le grandi riconversioni industriali.

Flashback, la memoria della città diventa location d'arte

Siamo a Torino, nella precollina della città sabauda dove la densità urbana è rarefatta. Un'area a cui, a dispetto del valore storico e architettonico, in pochi guardano per installarsi con l'arte o con progetti sociali.

È qui, in un complesso di fine Ottocento sede in passato di un brefotrofio, e abbandonato dal 2015, che due anni fa ha piazzato le tende Flashback, fiera torinese dell'arte con un progetto che va oltre la dimensione del puro business.

"Cercavamo uno spazio che rappresentasse anche topograficamente la nostra idea manifesto di portare luce sull'altrove" racconta Ginevra Pucci, curatrice di Flashback insieme a Stefania Poddighe, "lo abbiamo trovato in Corso Lanza 75, una location di grande pregio che non aspettava altro che essere portata a nuova vita.

Uno spazio che raccontasse il nostro essere un ecosistema in cui l'arte arriva come un capitolo nuovo e un attivatore, non per cancellare il passato, ma per alimentare una storia".

Il primo passo del progetto è stato perciò dare vita a Flashback Habitat, una casa per le culture contemporanee che non è solo location per la fiera, ma lo spazio dove prende vita Living Rooms, il percorso di stanze realizzate da artisti dell'area piemontese e trasformate in residenze d'artista.

L'altro capitolo di questo progetto che radica ancora di più nel territorio Flashback è la mostra permanente, a cura di Alessandro Bulgini, dedicata alle memorie dell'orfanotrofio ospitato negli stessi edifici diventati casa per l'arte.

Racconta Bulgini: "Volevamo dare voce a quella moltitudine di mondi che si sono intrecciati nelle sale della struttura attraverso scorci di storie di alcuni dei protagonisti che, in prima persona, hanno vissuto quel luogo: bambini ora adulti, tate, i dipendenti della struttura".

Il risultato è un’opera collettiva, anomala per il mondo dell'arte e più vicina a certi allestimenti corali di design, dove si intrecciano storia, emozioni, arte e vita.

"Una mostra che narra storie intime e personali, ma incredibilmente universali perché legate a concetti che ci toccano da vicino come la nascita, la famiglia, l’identità, attraverso frammenti originali raccolti grazie alla collaborazione di chi c’era all’epoca, documenti recuperati negli archivi storici della Provincia di Torino e testimonianze dirette.

La mostra vuole essere un affresco complesso, umano, sociale e soprattutto artistico, che valorizza le vite di ognuno rendendole opera d’arte, nello spirito e nella poetica di Flashback Habitat.

Oggi molti di quei bambini, diventati adulti, frequentano il luogo e le attività di Flashback Habitat, riconoscendo in corso Lanza le proprie origini, la loro prima casa, arricchendo di storie e di emozioni la nuova vita del luogo stesso".

A Parma la riconversione design-driven di un'area industriale

Nella vicenda del Gruppo Chiesi, gruppo/player biofarmaceutico internazionale con base a Parma, la parola respiro è sempre stata centrale: non soltanto perché la missione principale del gruppo è la salute respiratoria, ma anche perché è a quello scambio speciale con la terra e con il territorio, capace di restituire, appunto, il respiro di una collettività, che l’azienda ha sempre guardato nel suo modo di fare business operando anche come un soggetto dalla vocazione sociale.

E in questo scambio, l’architettura e il design sono da sempre una leva speciale.

Il capitolo più recente di questa storia virtuosa è una open call rivolta ai progettisti di tutto il mondo per la rigenerazione dello storico sito industriale di Chiesi in via Palermo, a Parma, progressivamente svuotato di funzioni dopo il trasloco recente nell’headquarter nuovo di zecca fuori dalla città.

Per farlo, Chiesi ha pensato di rivolgersi con una open call ai progettisti di tutto il mondo chiedendo di immaginare un futuro nuovo per il plesso del quartiere San Leonardo ormai quasi del tutto vacante.

Spiega Andrea Chiesi, head of special projects del gruppo: "San Leonardo è un quartiere che, nel tempo, ha perso la caratterizzazione industriale con cui era nato per assumerne una residenziale.

La densità abitativa è significativa e in questa area il 28,5 per cento della popolazione è composto da immigrati, a fronte di una media cittadina del 18 per cento e di una media nazionale di poco superiore al 9.

Mancano gli spazi aggregativi, abbondano invece le grandi superfici commerciali. E ci sono ex spazi industriali purtroppo in stato di abbandono. Come Gruppo, abbiamo deciso di prenderci cura del quartiere attraverso la riprogettazione del nostro sito.

Per farlo, abbiamo adottato una dinamica collettiva, raccogliendo idee attraverso il coinvolgimento, per step successivi, di alcune centinaia di persone, dai collaboratori dell’azienda a professionisti esterni. Il proposito per il 2024 è quello di valorizzare il dialogo con le Istituzioni e le realtà che animano il quartiere. È nato così un programma di lavoro interdisciplinare in cui convergono diverse competenze".

Quello che è stato chiesto ai designer di tutto il mondo di progettare è un nuovo spazio che ospiterà un centro per l’open innovation e di competenza destinato non solo a Chiesi, ma, ma a chiunque lavori nella ricerca, oltre a uno spazio di lavoro all’avanguardia per la filiale commerciale del gruppo, l'unica unità di lavoro rimasta in via Palermo. L’obiettivo è insomma quello di trasformare il sito di San Leonardo in un motore di rigenerazione urbana e in un punto di riferimento per l’innovazione.