Sperimentazione, connessioni e ricerca sul campo: i progetti di residenza per designer sono un concentrato di esperienza per i giovani talenti in formazione. Ecco in cosa consistono

Esistono luoghi dove si produce conoscenza, sul campo, per mezzo di esperienze condivise. Sono luoghi di ricerca, di sperimentazione e contaminazione. Prerogative e conseguenze in ordine sparso, non d’importanza, perché di uguale valore.

Si chiamano residenze per designer e sono la risposta alla necessità dei giovani talenti di potersi mettere in relazione con il mondo esterno che comprende, tra le altre, la dimensione del lavoro e della professionalità anche attraverso percorsi di supporto e promozione.

Più recenti e meno familiari delle residenze per artisti, sono situazioni in cui per un periodo di tempo definito il designer viene formato, supportato, consigliato e stimolato, al fine di incrementare il suo bagaglio culturale orientato alla produttività e alla creatività.

Come funzionano le residenze per designer?

Le residenze per designer possono essere organizzate in location adibite e per un numero di settimane prestabilite, come nel caso dell’austriaca Schloss Hollenegg for Design, fondata da Alice Liechtenstein che ospita da tre a sei designers l’anno, invitandoli a soggiornare in un meraviglioso castello barocco in Austria, per poi presentare al pubblico i progetti in mostra nel mese di maggio, programma completato a luglio da una serie di Design Talks.

Oppure funzionare in versione ibrida: una settimana immersiva in presenza e 12 mesi (per un anno complessivo d’esperienza) di incontri e relazioni destinati all’obiettivo come proposto dal progetto torinese IN Residence.

Oppure ancora in formato workshop. Testimonia quest’ultimo We Will Design – il laboratorio permanente promosso da BASE Milano e rivolto alle giovani generazioni, alle università, alle Accademie e ai luoghi di formazione.

L’aspetto interessante risiede nel fatto che non si tratta di uno scambio unilaterale, ma, sempre universale. Non è raro, infatti, che un giovane talento influenzi i tutor. E nemmeno che da un’esperienza residenziale esca un collettivo, e non solo un talento individuale tale e quale a come è entrato: ne è un esempio Many to Many, il gruppo di 8 designer che hanno formato uscendo da Schloss Hollenegg for Design.

In merito a questo, Alice Liechtenstein ci racconta: "Oggi c’é moltissimo bisogno di collettività e scambio. Nonostante si possa fare tanto online, o dal proprio studio o atelier, essere in posti nuovi, lontani dalle attività quotidiano, stimola la creatività. Inoltre lo scambio con altre persone aiuta a vedere il proprio lavoro da prospettive diverse. Il faccia a faccia è fondamentale e crea occasioni per dialoghi inaspettati".

Residenze per designer o istruzione tradizionale?

Le residenze per designer non sostituiscono la scuola tradizionale, né rappresentano un’alternativa alle Accademie o ai corsi didattici classicamente intesi, ma sono un valoroso complemento per la formazione umana e produttiva del talento.

Dimensioni di pari importanza e non trascurabili per un designer che ha l’intenzione di creare prodotti a utilizzo quotidiano.

Ci raccontano Barbara Brondi e Marco Rainò, fondatori del progetto culturale IN Residence, nato nel 2008 a Torino: "Il progetto è nato come un complemento alla modalità di insegnamento convenzionalmente intesa. Riteniamo che l’esperienza di laboratorio sia una formula in grado di dare spigolature e punti di fuga associabili alla formazione fornita da università e istituti specializzati".

IN Residence si fa promotore di un design molto vicino alle arte visive del contemporaneo, quello che negli anni è stato etichettato come Art Design e più recentemente Collectible Design.

"Crediamo nella progettazione basata sul design thinking, è quello che desideriamo divulgare" continuano Rainò e Brondi. "Ci interessa intrecciare le tematiche dei materiali, della produzione e tutte le fasi che la riguardano. È quello che fa sì che si inneschi un processo di riflessione. Per questo coinvolgiamo designer che oltre a temi di di rilevanza estetico-funzionale, affrontano argomenti più ampi come la relazione tra l’uomo e l’oggetto".

Un luogo di ricerca

"Parte sostanziale del progetto IN Residence ha a che fare con l’esperienza di ricerca, intesa a vario titolo, perché noi aggiungiamo qualche cosa al lavoro già in essere e già messo in atto dai designer che coinvolgiamo. Sia nel filone dei laboratori tematici, sia nelle residenze, sia negli eventi e mostre che organizziamo" dicono Barbara Brondi e Marco Rainò.

Residenze per artisti e residenze per designer

Provando a indagare sulla presenza di referenze italiane o estere, cui ispirarsi per l’avvio di realtà come quella di IN Residence o Schloss Hollenegg for Design abbiamo constatato che in Italia siamo più avvezzi – e in un certo senso abituati, complice il bagaglio culturale che contraddistingue il nostro paese – a parlare di 'residenze per artisti'. Una forma di contaminazione già sdoganata da tempo, che riscontra però qualche ostacolo quando il soggetto centrale diventa il designer.

La storia del design industriale che caratterizza il nostro Paese rischia infatti di deviare il percepito dei luoghi dedicati alla creatività intesa come strumento funzionale. Con riferimento all’esempio sopracitato, infatti, si tende a pensare subito alla declinazione 'romantica' e onirica della creatività, interpretazione che potrebbe riscontrare diffidenza da parte dei puristi.

Da dove nasce dunque l’esigenza di avviare progetti di residenze per designer?

"L’esigenza di dare vita a questo progetto è un po’ la chiave interpretativa del progetto stesso. La costruzione di conoscenza è l’unica leva che realmente ci interessa nella società contemporanea: significa dialogo, confronto, fare esperienza ed esperimento.

Ma anche ricerca, come dicevamo. Produrre conoscenza oggi è il più grande contributo che possiamo dare alla società per evolversi. Ecco perché è nato il progetto formativo, affiancato poi dalla residenza".

Quanto conta la location

Nel caso di Schloss Hollenegg for Design, i talenti si trovano a contatto con una realtà che già dalla location ospitante stimola la creatività: un castello con oltre 800 anni di storia, nella regione austriaca della Stiria.

Ci racconta Alice Liechtenstein: "Il castello appartiene alla famiglia di mio marito dal 1821 e quando ci siamo trasferiti li nel 2014, ho pensato che fosse importante dare nuova vita alle decine di stanze museali del castello e aprirle al pubblico. Così ho fondato Schloss Hollenegg for Design, istituzione senza scopo di lucro con il fine di supportare designer emergenti e sostenere una cultura del design.

Per me il luogo ospitante conta molto, anche il mix di oggetti e referenze da cui si è circondati: si tratta di un potenziale da esplorare e di grande ispirazione per i designer.

Poi il nostro castello è un po’ fuori dal mondo: non è isolato perché nelle vicinanze c’è tutto quelli di cui si potrebbe avere bisogno, ma vige un altro ritmo e, qui, ci si puó dimenticare del mondo intero concentrandosi sull’obiettivo".

La risposta dei giovani

Nonostante le scuole tradizionali rimangano una ferma base da cui partire per formarsi, la risposta da parte dei giovani talenti sembra essere in crescita: "Nel 2008, quando è nato IN Residence, la percezione del progetto era piuttosto tiepida.

Il design di cui parlavamo non era ritenuto design ma più che altro un’espressione artistica più adeguata alle accademie.

Oggi la situazione è cambiata, le barriere sono più morbide sia da parte delle istituzioni sia dalla parte dei talenti. Abbiamo però constatato che l’interesse è più alto da parte dei fruitori internazionali. All’ultimo workshop tematico organizzato al Centro Pecci di Prato, a cui hanno partecipato 24 ragazzi, tre quarti erano stranieri".