Aveva 83 anni ed è stato uno dei principali protagonisti della scena del design, dell'art direction e degli interior milanesi per più di mezzo secolo

All’età di 83 anni si è spento Pierluigi Cerri architetto e designer, fondatore della Gregotti Associati nel 1974.

La figura di Cerri si è distinta nel tempo e nel suo denso e poliedrico percorso progettuale (architettura e interni, allestimento e grafica) per un senso di ‘eleganza’ che non è riducibile ad un semplice rigore, al controllo senza sbavature di ogni dettaglio progettuale, a prescindere dalla scala d’intervento e dalle occasioni affrontate.

Pierluigi Cerri: i libri come oggetti progettati

All’eleganza, offerta sempre con squisito understatment, si univa l’interesse per la storia dell’architettura e per la cultura delle espressioni figurative tra le più varie.

Con Pierluigi Nicolin cura all’inizio degli anni ’70 l’edizione italian di Vers une architecture di Le Corbusier, il trattato-manifesto del 1920-21, modello e documento dell’avanguardia modernista.

La passione per i libri, anche come ‘oggetto-progettato’ di cui il trattato di Corbu è chiaro esempio, porta Cerri a spingersi nella dimensione del progetto grafico diventando autore di varie collane editoriali per Electa, Einaudi, Bollati Boringhieri, Bompiani e Skira, solo per citarne alcune.

Collabora con riviste di settore (Lotus, Abitare e Domus) e come redattore per Casabella e Rassegna di cui firma anche il progetto grafico.

Pierluigi Cerri: gli allestimenti come narrazioni ed esperienze

Se con la Gregotti Associati Cerri partecipa a concorsi e a progetti a grande scala in Italia e all’estero, è nell’ambito del design e dell’allestimento che emerge la capacità di unire in una sintesi unitaria le varie discipline affrontate; grafica e design, architettura degli interni si uniscono in unico processo progettuale.

Con Alessandro Colombo nel 1988 da vita al nuovo studio Cerri & Associati incentrando l’attività sull’architettura e sull’interior design e progettazione navale, sull’allestimento di mostre e musei, sull’industrial design (disegnando oggetti per Unifor, B&B Italia, Poltrona Frau, Fontana Arte, Arflex, Molteni & C., Fusital) e sul graphic design.

Una recente mostra organizzata al Politecnico di Milano e dedicata al denso percorso di ricerca compiuto da Cerri nel campo dell’effimero (“Pierluigi Cerri . Allestimenti, idee, forme e intenzioni”) sottolineava come questo campo fosse per Cerri un carattere da assumere non come qualcosa di superficiale e di breve durata, ma piuttosto l’opposto; quell’idea di progetto dell’esporre che tende a costruire un racconto e a coinvolgere il pubblico in un’avventura culturale, sensoriale ed emotiva che proprio la soluzione di allestimento deve avere come obiettivo. Come lui stesso affermava: “confesso un interesse emotivo che trascende l’oggetto mostrato per privilegiare l’artificio che consente di mostrarlo, di metterlo in luce, di sollecitare l’attenzione.

La struttura espositiva introduce al racconto, comunica attraverso la rappresentazione, illude con la costruzione di nuove prospettive, di nuovi punti di vista”.

Così come scriveva Paul Valéry il compito dell’allestimento  è quello di “dare forma al principio invisibile dell’intelligenza in sé” e di “far apparire agli occhi dei visitatori, accanto alle cose inventate, l’invenzione stessa e ciò che si può percepire della creazione al di qua di ciò che essa crea”.

Pierluigi Cerri ci ha raccontato con i suoi progetti di mostre e installazioni tanti mondi, senza mai prevaricarne il senso, ma aprendo la nostra curiosità e la nostra attenzione alla loro osservazione e alla loro conoscenza.