Rispetto a 10 anni fa, gli arredi da esterno sono cambiati: più raccolti, morbidi, simili a quelli per interni. Perché è nuovo il nostro desiderio di prenderci cura delle cose, oltre che di noi stessi

* Enrico Fratesi, cofounder di GamFratesi, studio di progettazione avviato nel 2006 a Copenhagen con Stine Gam 

È quasi inutile dirlo perché si nota ovunque: passiamo più tempo e mettiamo più attenzione agli spazi esterni delle nostre case di quanto non abbiamo mai fatto. Nell’era del cambiamento climatico e della crisi ambientale, la passione per giardini, terrazzi e balconi è diventata un fenomeno globale. E passare tempo negli spazi che circondano le nostre abitazioni – tutto l’anno, a prescindere dal meteo e dalla temperatura – è un piacere universale che abbiamo iniziato ad apprezzare molto prima della pandemia. E che ora è letteralmente esploso.

Siamo cambiati prima noi o gli arredi? Io penso che sia accaduto tutto insieme.

Siamo cambiati noi quando ci siamo resi conto che la natura, anche quando è un fazzoletto di terra o qualche metro di balcone, ci fa stare bene. E sono cambiati gli arredi quando, grazie allo sviluppo di materiali sempre più performanti, è stato possibile ingentilire collezioni che precedentemente era progettate per resistere a qualsiasi trauma meteorologico.

Quando abbiamo aperto il nostro studio, più di una decina di anni fa, l’outdoor aveva un che di eroico, testosteronico, era un mondo fatto di oggetti pronti a sfidare le intemperie. Personalità dirompenti, di grandi dimensioni, a indicare chiaramente che uno spazio esterno all’abitare era un lusso per pochi.

Oggi i marchi hanno capito che la passione per gli esterni è tale che la gente è pronta a pagare il prezzo del prendersi cura dei suoi arredi da outdoor in cambio di forme più gentili, accoglienti, realizzate con materiali più morbidi – per il patio, diciamo, ma non propriamente per resistere a pioggia, vento e sole. Vanno spostati, rimessi a posto, tenuti con attenzione: e agli appassionati di outdoor va bene così.

Un’altra verità che è ormai chiara a tutti – soprattutto oggi, nell’era della pandemia – è che poter stare all’aperto non deve essere un lusso per pochi. Ecco quindi che, a questa rivoluzione nei materiali e nelle forme, è seguita a ruota anche quella sulle dimensioni: oggi tendenzialmente più raccolte, funzionali (pensiamo a tutti i pieghevoli), perfette per balconi e giardinetti.

La raffinatezza degli interni è quindi ormai di casa negli esterni. Ed è importante considerare questo passaggio come un cambio di passo culturale globale destinato a evolversi verso una sempre maggiore democratizzazione degli spazi outdoor: che da privilegio stanno diventando un diritto di tutti.

 

In apertura, Harlan + Holden Glasshouse Café progettato da GamFratesi a Manila, nelle Filippine. Il concept del locale in vetro puntellato da alberi di fico prende ispirazione da una serra enfatizzando il rapporto di continuità con l'esterno.