Hybrida, non soltanto nel nome, è la collezione di porcellane nate dal dialogo - dal vivo e in remoto - tra Patricia Urquiola e gli allievi dell’Istituto Caselli di Capodimonte. Un esperimento che mischia artigianato e design e aggiorna lo standard di una manifattura secolare

Superare il confine, anche quando - o forse proprio per questo - le condizioni di partenza sembrano avverse. Due sono le parole più ricorrenti nel racconto appassionato che Patricia Urquiola fa di Hybrida, la collezione di porcellane presentate all’ultima edizione di Edit Napoli e realizzata in piena pandemia dalla designer in collaborazione con l’Istituto Caselli della Real Fabbrica di Capodimonte. La prima è “alchimia”, perché non c’è termine migliore per indicare il processo unico ed emozionante che salda in un destino solo l’uomo e la materia davanti alle incognite della cottura in un forno. L’altra parola è “Whatsapp”, che nel racconto di Urquiola racchiude il senso del vivere e del progettare contemporaneo, in una dimensione che non è più soltanto analogica, ma attinge al digitale per annullare la distanza creata dalle avversità, e in questo ci fa evolvere.

Tra analogico e digitale

“La collaborazione con la Real Fabbrica è iniziata nel corso del 2020”, spiega la designer, “poi, per via della pandemia, non siamo riusciti a proseguire in presenza come avremmo voluto. E allora con gli allievi e i docenti abbiamo iniziato a scambiarci una gran quantità di immagini e di video con lo smartphone, continuando a lavorare come creature ibride con un piede nel passato e l’altro in un futuro che è già contemporaneo”. Tra analogico e digitale, tra passato e futuro, c’è il senso di quest’avventura - Hybrida non soltanto nel nome - che è un formidabile arricchimento sia per il design sia per un’eccellenza storica dell’alto artigianato come Capodimonte. Due mondi in dialogo da sempre, ma non sempre con quella volontà di scommessa reciproca che spinge a portare più in alto l’asticella dell’innovazione.

Un tempo ibrido e mutante

Urquiola, per Hybrida, ama parlare di frontiera: “Per questa esperienza, ho preso spunto da quei fenomeni in cui arte, design e artigianato si fondono senza doversi preoccupare di dare etichette al contributo di uno o dell’altro. Quel che conta è superare il confine. Il nostro tempo è ibrido, mutante, e noi siamo meno capaci di orientarlo rispetto a prima. In tal senso la porcellana è un’ottima metafora: è qualcosa di alchemico che sfugge al controllo totale dell’uomo, e quindi racconta bene questa epoca in cui dobbiamo allargare la nostra visione troppo antropocentrica, ripartendo dalla natura”.

Metafora della convivenza tra specie diverse

Perciò, innovando la tradizione di Capodimonte, le creazioni di Hybrida non sono le classiche porcellane che ritraggono scene di genere su piatti, tazze e centrotavola, ma si arricchiscono degli innesti di muschi, licheni, funghi e pezzi di corteccia rinvenuti nel bosco della Reggia e diventati parte integrante dei manufatti, in una sorta di metafora della convivenza tra specie diverse che è anche la dimostrazione di come si può aggiornare una tradizione secolare, darle nuova linfa, portarla nel contemporaneo.

Un giardino didattico

La collaborazione tra Urquiola e la Real Fabbrica nasce dopo una delle numerose visite della designer a Capodimonte. Nelle intenzioni del direttore Valter Luca De Bartolomeis c’era la creazione di un giardino didattico che non aveva ancora trovato i fondi specifici per prendere vita. L’intuizione di Urquiola è stata quella di attingere proprio a quel sottobosco intorno alla scuola e al museo, riproducendolo nelle porcellane secondo il concept del “giardino in tavola” che gli allievi avevano già abbozzato.

Forme e texture

Durante i lavori e gli scambi continui su Whatsapp tra Milano e Napoli, molti pezzi hanno cambiato forma e texture come in una vera e propria opera aperta, pertanto la collezione è il tentativo di congelare un attimo attraverso una tavola apparecchiata, dove le aiuole del patio rimandano alla mutazione tra forme e materie ibride di piante, animali, minerali e uomini, in una catena felice ed eclettica di metamorfosi.

Ibridare i linguaggi

“Amo gli esperimenti in cui l’ibridazione dei linguaggi è centrale: è lì che sta il futuro del design e dell’artigianato. Edit Napoli ci ha dato la possibilità di esplorare questo limite, così come un’altra rassegna che indica la strada per abbattere le frontiere è il Loewe Craft Prize di cui sono giurata e che mi permette di osservare da tempo chi lavora su quel confine per superarlo”, afferma Urquiola.

Traguardi inattesi

“A Capodimonte non mi interessava semplicemente realizzare nuovi centrotavola e piatti, per quanto nel solco di una tradizione prestigiosissima. Il mio interesse era dimostrare che si può ampliare lo sguardo verso traguardi inattesi. Gli allievi della scuola si sono cimentati per Hybrida con metodi inediti e nuovi stampi. La speranza è di avere aggiunto un nuovo capitolo a una storia secolare”. Di sicuro, un primo effetto pratico Hybrida l’ha sortito: battuta all’asta da Christie’s durante Edit, la collezione servirà a finanziare proprio il giardino da cui l’avventura è partita.