Da Steven Holl a Citterio e Viel, viaggio nella corrispondenza d’amorosi sensi tra due discipline più vicine di quanto non si pensi

Ci sono almeno due modi, del tutto diversi, di guardare alla corrispondenza d’amorosi sensi che, da sempre, unisce in una vibrazione unica architettura e musica.

Trasformare edifici in veri e propri strumenti musicali

Il primo, più spettacolare, è ripercorrere la carrellata di progetti che ciclicamente trasformano edifici in veri e propri strumenti musicali, come ha fatto qualche tempo fa, in maniera poetica, il grande David Byrne. Il musicista, ex frontman dei Talking Heads, ha trasformato la Fargfabriken, un ex spazio industriale a Stoccolma risalente alla fine dell’Ottocento, nell’estensione di un vero organo, collegando lo strumento al groviglio di tubi elettrici e del gas e di travi metalliche a vista per far risuonare l’edificio senza ricorrere a nessun amplificatore o suono elettronico. Playing the Building, il titolo dell’esperimento, è stato un vero concerto “per flusso d’aria e architettura”. 

L’organo marino in Croazia 

Un altro esempio del genere è, sul lungomare di Zara in Croazia, l’incantevole organo marino dell’architetto Nikola Bašić, formato da una scala che digrada verso il mare con trentacinque canne di diversa inclinazione, forma e lunghezza. Qui, grazie al moto ondoso dell’acqua, le canne producono suoni sempre diversi, modulati secondo sette accordi e cinque tonalità, definendo un incontro magico di natura e artificio. 


Steven Holl, la musica come rimedio alla prolissità e alla mancanza di spirito

Ma se cerchiamo un linguaggio meno figurativo e letterale, più allusivo e forse stimolante che incarni il rapporto tra musica e architettura, dobbiamo andare a pescare nel repertorio di Steven Holl. Il grande architetto americano teorizza da tempo il bisogno della disciplina progettuale di ispirarsi alla musica. Lo spiega lui stesso con queste parole che introducono a un portfolio ribattezzato proprio Architectonics of Music: “La ricerca sulla musica e l’architettura continua a essere fonte di ispirazione ed è particolarmente necessaria nel momento presente in cui la pedagogia e la pratica architettonica sono prolisse, senza direzione, prive di idee e di spirito”. E ancora: “La musica, come l’architettura, è un’esperienza coinvolgente: ti circonda. Ci si può allontanare da un dipinto o da una scultura, mentre la musica e l’architettura avvolgono il corpo nello spazio”.

Architectonics of Music comprende una selezione di progetti che sperimentano nuovi linguaggi architettonici nati proprio dal legame interdisciplinare che Holl coltiva. C’è il Maggie’s Centre Barts nel cuore di Londra con la facciata in vetro colorato ispirata dalla notazione neumatica della musica del canto medievale del XIII secolo, e dove un nuovo materiale isolante, un tipo di vetro mai utilizzato prima, porta un’immaginifica luce colorata all’interno. C’è la Stretto House, una residenza privata in Texas, che “cita” nei flussi d’acqua all’esterno la Musica per archi, percussioni e celesta di Bela Bartok: “Attraverso quattro movimenti, il brano si compone di una divisione netta tra pesante (percussioni) e leggero (archi). Laddove la materialità della musica risiede nella strumentazione e nel suono, questa architettura tenta una corrispondenza nella luce e nello spazio”, spiega Holl.

Il maestro americano ha insegnato con Dimitra Tsachrelia all’Advanced Design Studio Architectonics of Music presso la scuola di architettura della Columbia University. Nel 2017, “ci siamo concentrati sul lavoro del compositore Iannis Xenakis, un ingegnere, architetto e matematico che ha veramente messo in relazione architettura e musica con strategie concettuali innovative. Nel laboratorio abbiamo esperito le potenzialità di un’architettura futura, aperta tanto alla sperimentazione quanto connessa con lo spirito. Mentre ci chiediamo cos’è l’architettura?, ci chiediamo anche: cos’è la musica?”.

Il film su Citterio e Viel come una partitura 

Ma perché periodicamente avvertiamo il bisogno di evocare un legame tra queste due discipline? Innanzitutto perché, da sempre, lo fanno maestri, scrittori e intellettuali: Leon Battista Alberti, per esempio, consigliava agli architetti di studiare musica, mentre Goethe descriveva la musica come “architettura liquida” e l’architettura come “musica congelata”. E poi perché architettura e musica condividono il senso del ritmo e dell’armonia. Come succede in The Importance of Being an Architect, il film che celebra il mezzo secolo di attività professionale di Antonio Citterio, di cui venti al fianco di Patricia Viel.

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Il film è strutturato come un viaggio musicale in quattro atti, e la musica non è semplicemente accompagnamento, ma misura della scansione narrativa. “Giorgio Ferrero, che insieme a Federico Biasini ha firmato la regia, è anche compositore” raccontano Citterio e Viel. “Questo lo ha portato a infondere nel film un approccio cinestesico con gli spazi”. La musica, con il cinema, diventa dunque un modo per uscire dalla narrazione, spesso fredda, dell’architettura ad uso degli architetti e della ristretta cerchia di addetti ai lavori, per diventare lo strumento di un racconto corale. Come dovrebbe sempre essere.