Dalla 23esima Esposizione Internazionale della Triennale alla rassegna su video mapping, light art e opere immersive al Meet, ecco gli appuntamenti da non perdere in città fino a settembre

In estate a Milano? Niente paura, la città offre riparo dal caldo torrido e si trasforma in un’oasi lussureggiante di creatività. Dai musei alle gallerie, dai palazzi ai centri culturali e alle fondazioni, sono infatti numerosi i luoghi dove poter fare una pausa rinfrescante e nutrire l’anima immersi in allestimenti suggestivi e alla scoperta di progetti di autori visionari.

La 23esima Esposizione Internazionale della Triennale di Milano, viale Emilio Alemagna 6

Dal 1923, la Triennale di Milano è un’istituzione per gli appassionati di design e architettura, che offre anche in estate una programmazione ricchissima.

Tra gli eventi da non perdere, la 23esima Esposizione Internazionale, fino all’11 dicembre, che seduce e incuriosisce con il suo titolo enigmatico Unknown Unknowns. An Introduction to Mysteries, a cura di Ersilia Vaudo, astrofisica e Chief Diversity Officer dell’Agenzia Spaziale Europea, con l’architetto Diébédo Francis Kéré, premio Pritzker per l’architettura 2022.

Più di cento opere, 23 padiglioni di cui 6 dedicati al continente africano, progetti e installazioni di artisti, ricercatori e designer (coinvolgendo anche drammaturghi e musicisti). La mostra tematica parte dal detto socratico "so di non sapere", si confronta con l’ignoto e cerca di rispondere alle tantissime domande che avvolgono l’esistenza e l’universo, dall’evoluzione della città agli oceani, dalla genetica all’astrofisica.

Il plus: l’allestimento, ideato da Space Caviar e realizzato da WASP, è interamente creato attraverso la stampa 3D utilizzando solo materiali di origine naturale, e in gran parte derivati da sottoprodotti dell'industria agroalimentare.

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Joe Colombo al GAM, via Palestro 16

Al GamGalleria d’arte moderna, di via Palestro 16, brillano, come appena prodotte, le invenzioni del geniale Joe Colombo (1930 – 1971), architetto e designer visionario scomparso a soli 41 anni, che in pochissimi anni, soprattutto dai Sessanta ai Settanta, ha progettato soluzioni futuristiche che sono tutt’oggi modernissime, basti pensare alle soluzioni salvaspazio e trasformiste come il box-cucina MiniKitchen per Boffi e il carrello Boby di B-Line.

La mostra si chiama Caro Joe Colombo, ci hai insegnato il futuro, è visitabile fino al 4 settembre, ed è curata dall’architetta Ignazia Favata, storica collaboratrice di Joe Colombo, e organizzata da Suazes con la Galleria d’arte moderna di Milano e l’archivio Joe Colombo.

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Aldo Rossi al Museo del Novecento, piazza Duomo 8

Al Museo del Novecento, fino al 2 ottobre, riflettori puntati su Aldo Rossi. Design 1960-1997, a cura di Chiara Spangaro, in collaborazione con la Fondazione Aldo Rossi e Silvana Editoriale.

Un’occasione per conoscere tutta la produzione di Aldo Rossi, approfondendo la figura dell’architetto, designer, teorico e critico, tra i protagonisti della cultura visiva del XX secolo.

Per la prima volta sono esposti, in un percorso immaginifico e inaspettato dove non manca un pizzico di ironia, oltre 350 tra arredi e oggetti d’uso, prototipi e modelli, dipinti, disegni e studi progettati dal 1960 al 1997, dai primi mobili realizzati nel 1960 con l’architetto Leonardo Ferrari, alle collaborazioni con Alessi, Artemide, DesignTex, Bruno Longoni Atelier d’arredamento, Molteni&C|UniFor, Richard-Ginori, Rosenthal, Up&Up (oggi UpGroup).

Uno straordinario insieme di opere per la prima volta riunito grazie al dialogo e alla collaborazione con musei e archivi aziendali (Museo Alessi, Molteni Museum, archivi di Bruno Longoni Atelier d’arredamento e di Up Group), musei italiani e internazionali (dal Centre Pompidou di Parigi al MAXXI di Roma, solo per citarne alcuni); Università come lo Iuav di Venezia e diverse collezioni private.

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ADI Design Museum, piazza Compasso d’Oro 1

Inaugurato nel 2021 in quello che negli anni Trenta era un deposito di tram a cavalli, oggi restaurato, l’ADI Design Museum è la casa del design italiano. Voluto da Adi, l’associazione per il design industriale, il museo custodisce la collezione storica del Premio Compasso d’Oro, un corpus unico di 2500 progetti che ripercorre le tappe più importanti del design made in Italy attraverso i suoi oggetti più significativi.

L’ADI Design Museum non è un museo cristallizzato nel tempo ma uno spazio di aggregazione, con caffetteria, bookshop, luoghi d’incontro, un polo culturale vivo animato da eventi e mostre temporanee che si affiancano a quelle permanenti. Fino all’11 settembre è possibile scoprire i vincitori del XXVII Compasso d’Oro, una raccolta del best of delle più recenti produzioni italiane, insignite a giugno 2022 del prestigioso riconoscimento.

Ogni mercoledì e sabato alle 18.30 è prevista una visita guida gratuita compresa nel biglietto.

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Oliviero Toscani a Palazzo Reale, piazza Duomo 12

I suoi scatti delle Bambole, le sedute progettate da Mario Bellini nel 1972 per B&B Italia, con un’avvenente Donna Jordan sdraiata a seni nudi, hanno scosso come un terremoto creativo il mondo della (troppo ingessata) comunicazione dell’arredo.

Stiamo parlando di Oliviero Toscani, uno dei più rivoluzionari e controversi fotografi del nostro tempo, al quale, fino al 25 settembre (con apertura anche il giorno di Ferragosto), Palazzo Reale dedica la mostra Oliviero Toscani. Professione fotografo.

"Un regalo per lui e per noi", afferma il sindaco Sala, "da riammirare per tutta l’estate nel museo più prestigioso di Milano, Palazzo Reale. La retrospettiva, curata da Nicolas Ballario, promossa e realizzata dal Comune di Milano, Palazzo Reale, Arthemisia Arte e Cultura, racconta per immagini sessant’anni di carriera.

Un viaggio che parte dai lavori iniziali, meno conosciuti, e omaggia i successi internazionali collezionati da uno dei fotografi più acclamati al mondo. La mostra mette in evidenza l’incredibile talento artistico di Oliviero Toscani e il suo linguaggio capace di contaminare mondi e codici, per dare ancora più risalto a tematiche sociali quali l’uguaglianza tra le diverse etnie, la guerra, la lotta all’omofobia, la sensibilizzazione all’AIDS".

Come sottolinea il curatore Nicolas Ballario, "in questa mostra non c’è sequenza, non c’è ordine cronologico, non c’è logica. Più che in un’esposizione pare di entrare nella mente di Oliviero Toscani, in un flusso infinito di un uomo che ha cambiato la storia della fotografia".

Useless Bodies? alla Fondazione Prada, largo Isarco 2

Non un museo di design in senso stretto, ma un luogo (imperdibile) dove confluiscono dall’arte contemporanea alla fotografia, dal cinema alla scienza.

In mostra alla Fondazione Prada, fino al 22 agosto, Useless Bodies? di Elmgreen & Dragset, un’esplorazione del corpo umano nell’era post-industriale, in cui la nostra presenza fisica sta perdendo la sua centralità o è addirittura del tutto superflua. Questo cambiamento ha un impatto su ogni aspetto della nostra vita, dalle condizioni di lavoro alla salute, dalle relazioni interpersonali al modo in cui viviamo nella sfera pubblica.

Il progetto di Elmgreen & Dragset cerca di indagare e recuperare l’importanza della fisicità nelle future realtà sociali, e lo fa mettendo in scena set quotidiani diversi (la palestra, la casa, l’ufficio o il museo stesso) attraverso una sequenza di installazioni immersive e nuove opere.

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Poltronova presso la Fondazione Sozzani, corso Como 10

Fino all’11 settembre, la Fondazione Sozzani fa luce sui pezzi radicali di Poltronova con la mostra Afro–Tyrolean Kitsch.

Protagoniste sono le produzioni cult dell’azienda toscana guidata da Roberta Meloni, come il divano animalier Safari (1967) di Archizoom Associati, pubblicizzato allora come "un pezzo imperiale nello squallore delle vostre pareti domestiche", ma anche la lampada da terra Sanremo (1968) e la sinuosa seduta Superonda Farfalla (1967) sempre di Archizoom, interessati al tema del kitsch afro-tirolese.

Tra le creazioni in mostra, anche la lampada da tavolo Gherpe (1968), l’oggetto luminoso Passiflora (1967) manifesto del Radical Design, la serie di portafoto e piccoli specchi Ofelia, Spera e Vanitas (1968), il tavolino da caffè T02 (1968), e la poltrona-divano Sofo (1968) di Superstudio, la scultorea e giocosa seduta a forma di guantone da baseball Joe (1970) di De Paz, D’Urbino, Lomazzi, e lo specchio-lampada Ultrafragola (1970) di Ettore Sottsass, che con la sua cornice ondulata evoca una chioma femminile.

L’Italian Digital Art Experience al MEET, viale Vittorio Veneto 2

MEET è il centro internazionale per l’arte e la cultura digitale di Milano, nato con il supporto di Fondazione Cariplo, con la mission di colmare il divario digitale italiano nella convinzione che l’innovazione sia un fatto culturale, prima ancora che tecnologico.

Uno spazio di 1500 metri quadrati che ospita fino al 31 agosto l’Italian Digital Art Experience, a cura di Stefano Fake in collaborazione con Bright Festival, una mostra antologica di progetti digitali - dai video mapping, alla light art, alle opere immersive - prodotti nel nostro Paese e raccolti in un progetto itinerante commissionato dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, per valorizzare nel mondo gli studi creativi italiani contraddistinti dalla capacità di innovare, sperimentare e sviluppare nuove forme d’espressione artistica.

"L’Italian Digital Art Experience, per la prima volta, raccoglie il lavoro di tanti studi che rappresentano realtà di eccellenza a livello italiano e internazionale e sono un esempio delle svariate forme in cui si esprime l’arte digitale", afferma il curatore Stefano Fake.

"In questi anni siamo stati testimoni della crescita di una nuova generazione di creativi, designer e artisti che ha saputo sperimentare e innovare: il loro lavoro è stato favorito certamente dallo sviluppo tecnologico, ma le loro opere trascendono l’aspetto puramente tecnico, per raggiungere nuovi e sorprendenti risultati estetici".

Charlotte Perriand alla M77 Gallery, via Mecenate 77

Anche se chiude dal 6 al 30 agosto, segnaliamo, per chi dovesse trovarsi a Milano a fine luglio o a settembre, la mostra Charlotte Perriand. L'avanguardia è donna alla M77 Gallery di via Mecenate 77, fino al 25 settembre.

Un progetto espositivo, a cura di Enrica Viganò in collaborazione con Archives Charlotte Perriand, Admira e Cassina, che racconta l’eclettica designer e fotografa francese, collaboratrice e amica di Le Courbusier, mettendo in dialogo la sua produzione fotografica degli anni Trenta con una selezione degli arredi prodotti in esclusiva da Cassina.

Figlia delle avanguardie del suo tempo, pioniera del modernismo ed instancabile viaggiatrice, Charlotte Perriand ha sperimentato una grande pluralità di linguaggi (architettura, design, urbanistica, fotografia, politica e impegno civile) andando oltre le convenzioni e proponendo un nuovo e rivoluzionario modo di pensare la vita, le forme, lo spazio.

La mostra, suddivisa per aree tematiche, vuole offrire una ricognizione puntuale sui principali aspetti che caratterizzano il lavoro e la sensibilità della Perriand, includendo la sua ricca produzione fotografica, come gli scatti delle montagne tanto amate, i ritratti degli amici più cari come Le Corbusier e Fernand Léger, gli objet-trouvés naturali, spesso trovati sulle spiagge della Normandia, fotografati in modalità still life.

Il plus: per la prima volta in Italia è possibile vedere Creer l'habitat au XXe Siecle, un film documentario curato da Jacques Barsac (scrittore, regista e marito di Pernette, figlia della Perriand), un video realizzato nel 1985, con la partecipazione dell’allora ottantaduenne Charlotte, che in 57 minuti ripercorre la sua carriera, la sua vita, le lotte e i successi.

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Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia Leonardo da Vinci, via San Vittore, Milano

Il Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia Leonardo Da Vinci ha di recente inaugurato Mosaico Tecnologico, una nuova sezione espositiva permanente dedicata alla modernizzazione del Paese nel secondo Novecento.

In mostra oltre 200 oggetti storici, familiari e inconsueti, che si presentano uno accanto all'altro, come tessere in un grande mosaico: si spazia dall’Olivetti ELEA 9003 del 1959, uno dei primi elaboratori interamente a transistor, al frontale della Fiat Nuova 500 degli anni ’60, al frigorifero Ignis modello 6215 degli anni ’50, ai piccoli elettrodomestici del secondo Novecento marchiati Girmi, Bialetti, Omre, Termozeta.

Fino ad arrivare all’imponente Quadro Sinottico, cioè il terminale di un sistema di telecontrollo e telecomando deputato al monitoraggio e alla gestione della rete Snam, sviluppata a partire dagli anni ’40 per il trasporto del gas naturale in Italia.