Il direttore marketing di Audi Italia racconta le affinità elettive che uniscono il brand Audi e la design community

Dalla creazione di Moritz Waldemeyer in via Montenapoleone all’apertura della Torre Velasca illuminata dal grande Ingo Maurer, dai capolavori artistici di Yuri Suzuki prima e dello Studio Mad Architects. E poi l’installazione dell’architetto Hani Rashid ‘accompagnata’ dalla performance del maestro Ludovico Einaudi all’Arco della Pace, e quella di Marcel Wanders Studio l’anno scorso in Via della Spiga. Fino ad arrivare a quest’anno con House of progress, un progetto di rigenerazione urbana, un vero e proprio regalo alla città.

Dal 2014 Audi è alla Design Week di Milano per parlare con il pubblico del design. Ma cosa c'è dietro questa passione per un dialogo che negli anni è diventato sempre più aperto, serrato e pieno di curiosità reciproca? Lo abbiamo chiesto a Massimo Faraò, direttore marketing di Audi Italia e con lui abbiamo ripercorso il  confronto con Milano sull'imprescindibile evoluzione del rapporto tra cittadino, territorio e mobilità.

Perché Audi vuole parlare al pubblico del design?

È dal 2014 che siamo al FuoriSalone. Non è una scelta casuale: per noi è fondamentale parlare al pubblico del design e alla design community. Condividiamo i medesimi valori. È una ricerca di affinità valoriale che ci permette di usare un linguaggio comune. Tecnologia, digitalizzazione e design guidano la strategia di ricerca Audi da tempo e fanno parte dell’anima del brand.

Tutto il percorso evolutivo del marchio è permeato da questi temi: sono quindi asset portanti di tutto quello che vogliamo raccontare. Il minimo comune denominatore per questo sistema di valori è il cliente, che definiamo premium progressive, che è ben rappresentato dalla design community.

È una tipologia che si definisce attraverso un’attitudine personale orientata all’innovazione, al futuro, al progresso. Rappresenta quello che Audi vuole essere: sostenibilità, design inteso come ricerca estetica e funzionale, digitalizzazione e capacità di costruire automobili fortemente caratterizzate dalla performance.

Perché avete scelto di intervenire in un luogo iconico con un progetto di rigenerazione urbana?

House of progress è un palcoscenico di contenuti e di valori. Mostra al pubblico le nostre scelte senza banalizzarle, usa un codice preciso basato su un total look che riesce a parlare dei nostri prodotti, della nostra estetica e del nostro impegno rispetto al futuro. Milano gioca un ruolo chiave, è il centro della tecnologia e dell’innovazione, della ricerca di soluzioni e di valori che la settimana del design rilancia anno dopo anno.

Cavalchiamo questo tipo di percorso e da anni individuiamo professionisti che qualificano il rapporto con la città e con il pubblico del FuoriSalone.
Il tema di House of progress è la rigenerazione. Non è un principio teorico, al contrario. In Audi trova ragione concreta in tre macro sintesi. Il tema del pianeta e della sostenibilità, che riconduce alle scelte industriali del prodotto.

Il tema della società, che oggi abbraccia tutto quello che lavora sui principi dell’inclusività in termini globali e porta contenuti e creatività nel nostro lavoro. Infine il tema dell'individuo: la nostra responsabilità è qualificare il rapporto col singolo per trasferire i nostri principi di responsabilità. Nella certezza che riguardino obiettivi condivisi, per i quali ognuno deve fare la propria parte.

Cosa trovano i visitatori alla House of Progress?

Per sette anni abbiamo fatto gli Audi City lab, dei laboratori di pensiero. Quest’anno abbiamo scelto House of progress, un concept che vorremmo rappresentasse la creatività applicata alla nostra corporate. Faremo vivere tutto questo trasferendo contenuti legati all’idea di rigenerazione all’interno di un progetto a sua volta rigenerativo. In questo spazio vogliamo focalizzare l’attenzione sui prodotti più innovativi.
Mai come oggi il concetto di design rappresenta un driver per Audi.

Per noi significa ridisegnare il nostro ruolo da abilitatori di mobilità ad abilitatori di cambiamento sociale, attraverso l’applicazione tecnologica alla comunicazione tra le vetture e tra le vetture e le infrastrutture, per abbattere i costi sociali con l’intelligenza predittiva. Dal disegnare le vetture partendo dagli esterni a progettarle dall’interno verso l’esterno per costruirle intorno alle esigenze dell’uomo e al suo benessere. Da isole su quattro ruote a sfere che proteggono, difendono, interagiscono. Come gli esemplari di A6 Avant e-tron Concept, grandsphere concept e urbansphere che presenteremo al pubblico in anteprima italiana.

E così anche la nostra presenza evolve e si rigenera. House of Progress è uno spazio espositivo futuristico dove il visitatore farà un percorso esperienziale all’interno della nostra visione e potrà interagire con le espressioni più avanzate del nostro fare auto. È soprattutto una condivisione di valori, in una casa dove Audi prende impegni nei confronti del pianeta, della società e dell’individuo.

Poliform è il brand scelto da Audi  per interpretare un interior del futuro. Come è nata l'idea di una partnership fra Audi e Poliform per questo evento?

La partnership nasce dalla frequentazione e dalla prossimità durante le design week. E dall’incontro tra lo stile italiano e la perfezione costruttiva tedesca, che rappresenta un connubio straordinario per valori e vantaggi competitivi assoluti. Abbiamo individuato delle soluzioni che alla qualità della vita a bordo aggiungono contenuti in termini di alta qualità, tecnologia, design, Poliform è il partner ideale.

E per noi non è per  nulla scontato avere un attore come Poliform accanto che ipotizza la qualificazione degli interni in termini di riflessione progettuale. Si tratta di un esercizio virtuoso per ora, un concept che però darà un impulso significativo al nostro mercato. Come italiano ne sono particolarmente fiero.