Nel lavoro di Marco Lavit si incontrano architettura, design e artigianato: una visione trasversale che approda al primo arredo totalmente industrializzato

Carola Bestetti - che in Living Divani assolve il ruolo di direttore marketing e sviluppo prodotto, ma è soprattutto un talent scout dalle lunghe antenne - seguiva da tempo il lavoro di Marco Lavit per le gallerie internazionali, intuendo nei suoi progetti le potenzialità di uno sviluppo industriale. Classe 1986, laurea all’École Spéciale d’Architecture di Parigi e studi al Royal Melbourne Institute of Technology, militanza in alcuni studi internazionali, studio a Parigi (dove attualmente vive), il giovane professionista è balzato alle cronache del mondo del design grazie a Rosita Missoni che - avendone apprezzato il disegno della seduta Venezia alla Biennale di Architettura di Rem Koolhaas nel 2014 e i successivi progetti per Nilufar Gallery - lo aveva scelto come protégé tra i Rising Talents della fortunata edizione 2018 di Maison&Objet.

L’incontro con Carola Bestetti al Salone del Mobile 2019 è stato breve, l’intesa immediata, seguita dalla promessa di un confronto, senza un briefing preciso né una tipologia definita. Ma prima ancora che Lavit presentasse il concept all’azienda, la seduta Lemni - questo il nome del nuovo progetto - era già in fase avanzata di prototipazione. “I prototipi che realizzo mi permettono di superare le problematiche principali, di capire in prima battuta se un oggetto funziona. Ho la fortuna di conoscere artigiani capaci, che lavorano tra Milano e Varese e accettano di collaborare a queste sfide su piccola scala”, spiega Lavit. La riflessione si è concentrata su un nuovo approccio alla produzione industriale “alla luce di una modalità strutturale di natura architettonica, nella ricerca di una componente che desse forza all’oggetto”.

La struttura di Lemni è originata da un unico elemento tubolare semicircolare che ricorre quattro volte, ogni volta ruotato di 90 gradi e saldato nei punti di contatto. Realizzata con elementi che si incastrano e si sorreggono, è risolta nella forma sinuosa e grafica della lemniscata - da cui il nome - la curva algebrica, l’otto rovesciato, il simbolo dell’infinito. La tecnologia c’è, ma non grava sull’estetica. Come in architettura, la struttura è l’elemento di sostegno, indispensabile nel supportare la sottile fascia di pelle curva della seduta, accogliente, sospesa, lievemente basculante, la cui sottigliezza ha richiesto numerosi test e l’expertise del centro di ricerca aziendale. Nell’estetica ritroviamo accenni e materiali di precedenti progetti, come la poltroncina Venezia disegnata per Nilufar Gallery: “La dimensione della galleria mi attira perché è libera dai condizionamenti necessariamente imposti dal processo industriale. Potrebbe rappresentare una sorta di transizione, un momento di riflessione e di sperimentazione con pezzi in edizione limitata poi portati a un processo di industrializzazione. Mi piacerebbe che questa utopia fosse realizzabile”.

Le rotte della ricerca di Marco Lavit continuano a muoversi in più direzioni complementari, dove architettura e design sono figli di una stessa metodologia, in un progetto scala 1:1 come in un interno: “Mi piace lavorare sulla dimensione contenuta dei volumi abitati, una scala vicina a quella del corpo”. Così in Hut, progettata per Ethimo, si riconoscono connessioni con l’architettura leggera di Narcissus, cabane sull’acqua disegnata per l’eco-hotel GCP nei pressi di Avignone. Molto più che un semplice elemento outdoor, Hut, di forte componente artigianale, è un confortevole e rassicurante guscio privato, un teepee di forte impatto in cui i lunghi listelli di larice siberiano della struttura sono utilizzati per assicurare la privacy e filtrare il paesaggio.

A questo punto Lavit sorride, cambia voce, si entusiasma raccontando la nuova nicchia a cui sta lavorando. “Coltivavo da tempo l’idea di disegnare case prefabbricate, tanto che per un certo periodo ho pensato di creare un brand dedicato. L’occasione è invece arrivata da una cliente che mi ha chiesto di disegnare a Solenzara, in Corsica, prima uno e poi una serie di capanni destinati all’ospitalità. Poiché sarebbe stato problematico organizzare un cantiere, ho progettato O’Casella, un modulo prefabbricato e compatto, con dimensioni tali da essere trasportato su un camion o addirittura un elicottero”. Su queste premesse si è innestato il rapporto con l’azienda corsa Kalliste che, occupandosi delle strutture in legno della maggior parte degli edifici agricoli e industriali dell’isola, aveva realizzato anche l’ossatura di questo primo modulo.

Così O’Casella entrerà nel catalogo di Kalliste declinato in quattro varianti, rigorosamente realizzate con materiali autoctoni e manodopera isolana: “Nei miei progetti cerco sempre di tutelare il territorio privilegiando le dinamiche locali, ma lavorare con una realtà così profondamente ‘indipendentista’ mi ha molto divertito”. Anche la seconda collezione, Frame, in progress, sarà prodotta da Kalliste. Più che una semplice cabane è un sistema modulare personalizzabile composto da elementi cubici di legno, in parte vetrati e in parte schermati, che assecondano le funzioni interne, a cui si aggiunge una zona outdoor.

Curioso e inarrestabile sperimentatore, Lavit non tralascia alcun ambito del design e dell’architettura. Oltre all’insegnamento (all’École Spéciale d’Architecture di Parigi) e ai progetti di interni (per lo più in Francia), sta mettendo a punto nuovi prodotti di illuminazione (per Nilufar Gallery e per un brand francese molto tecnico) e di outdoor (per Living Divani, che vedremo nei prossimi mesi). In questa compenetrazione costante tra idea e prodotto non poteva mancare il surface design: “Nella fase iniziale di progettazione parto sempre da tecniche di assemblaggio. A questo punto ho sentito il bisogno di uno slittamento, di cambiare l’oggetto del progetto, di confrontarmi con una grafica o un colore. Sto ultimando alcuni tappeti per la suite di un eco-hotel che ho disegnato a Grazzano Badoglio, nel Monferrato, che aprirà in autunno. Per ora sono pezzi unici, ma mi piacerebbe portarli, magari semplificati, a livello industriale. Ci sono diverse aziende interessate…”.

Nella foto in apertura, essenziale e grafica, la struttura  di Lemni, prodotta  da Living Divani,  si ispira nella forma alla curva algebrica della lemniscata, l’otto rovesciato, simbolo dell’infinito.