Il rapporto di coppia e Berlino, il lavoro digitale e la casa-ufficio, gli oggetti tangibili e le immagini sui social. Al centro del nuovo libro di Vincenzo Latronico c’è la rappresentazione di sé

Di che cosa parla Le Perfezioni, il romanzo di Vincenzo Latronico edito da Bompiani?

Di coppia e di lavoro digitale, creativo, nomade e senza troppi vincoli. Di vivere a Berlino in un appartamento luminoso, pieno di piante verde smeraldo e angoli accoglienti. Di oggetti di design e mostre d’arte contemporanea. Ma soprattutto di una vita “liscia e curata”, fatta per essere mostrata sui social.

È un libro che mette in scena illusione e delusione. Un album rigorosamente digitale di fotografie perfettamente calibrate che emanano unautenticità sempre più frangibile. È un libro sullimmagine: sulla rappresentazione e sulla percezione di sé.

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Anna e Tom, creativi digitali a Berlino

Anna e Tom sono una coppia di giovani creativi digitali che negli anni 10 del nuovo millennio si trasferisce dal Sud Europa a Berlino perché nella città d’origine sentono mancare “la libertà di essere se stessi, cioè di inventarsi, cioè di essere diversi da se stessi”.“Erano dei creativi. Il termine sembrava vago e urticante anche a loro. I loro titoli professionali variavano ma anche in patria sarebbero stati in inglese – web developer, graphic designer, online brand strategist. Quello che creavano erano differenze”.

La vita perfetta fotografata su Instagram

Al centro della routine di Anna e Tom il lavoro da casa e l’onnipresenza dei social network, in particolare di Instagram, che permette di condividere immagini di una vita perfetta. Una quotidianità limpida e seducente come una timeline di fotografie scattate con cura, ma fuori campo cresce un’insoddisfazione tanto profonda quanto difficile da mettere a fuoco. 

La realtà, quella tangibile e quella delle immagini

“Vivevano due vite. C’era la realtà tangibile, che li circondava; c’erano le immagini. Li circondavano anche quelle”. “Mentre lavoravano, le immagini entravano come una bufera dalle finestre lasciate aperte in sottofondo. Mandavano un preventivo e controllavano il feed di Instagram. Le previsioni sulle ultime elezioni in patria reclamavano la loro attenzione con una notifica nella linguetta del browser”. 

Una vita tanto rassicurante quanto prevedibile

Tra il lavoro che, come il sesso, diventa ripetitivo, gli amici che si rivelano solo conoscenze, i coetanei che tornano in patria, lo slancio politico progressista che si spegne in azioni generiche, decisamente poco partecipative, la coppia si trascina in un’esistenza sì piacevole bella da vedere sicuramente rassicurante ma che pare condurre verso un futuro che sarà sempre uguale: Non riuscivano a figurarselo sostanzialmente diverso dalla loro quotidianità – così liscia e curata – e ciò gli conferiva un che di astratto e poco allettante.

E in quella vita così simile a un’immagine – perfetta nella composizione e nelle cromie, ma piatta, limitata e prevedibile – Anna e Tom si sentono in trappola, tormentati dal bisogno di trovare qualcosa di più vero. Ma esiste?

La casa-ufficio (sembra) promettere una vita tersa e felice

Con una scrittura impersonale ma accurata nelle descrizioni omaggio dichiarato a Le Cose di Georges Perec (Einaudi), libro del 1965 che parla di una giovane coppia di intellettuali parigini il cui sogno più grande è di “possedere le cose” Vincenzo Latronico dipinge con eleganza e minuzia gli spazi abitativi-lavorativi che hanno un ruolo centrale nella vita quotidiana di Anna e Tom e al tempo stesso li rappresentano perfettamente, in tutti i loro conflitti interiori.

Il bovindo, la luce e il verde smagliante

In assenza di dialoghi, con una prosa volutamente neutra e non giudicante, la descrizione dellappartamento di Berlino si dipana, tra spazi, oggetti e abitudini, per i primi due capitoli.

La luce del sole si riversa nella stanza dal bovindo, tinge di smeraldo le foglie traforate di una monstera tropicale casa che una nube. Il verde smagliante della pianta, il rosso della copertina, il petrolio dell’imbottitura e l’ocra chiaro del pavimento risaltano entro il bianco polveroso delle pareti, richiamato da un angolo di tappeto chiaro che svanisce ai margini dell’immagine. Una grande edera pensile si drappeggia alla finestra dal bastone della tenda, richiamando il verde smagliante del pavimento di tasselli a mosaico che rivestono anche la spalletta della vasca”. La vita promessa da queste immagini è tersa e concentrata, felice.

Oggetti fuori posto, ordine mentale e solidità

Le censivano in un istante abbracciando con lo sguardo le stanze e a ogni voce della lista. Cresceva in loro un disagio fisico che era più che irritazione, quasi sconforto. (...)Ogni oggetto fuori posto, ogni segno di trasandatezza assediava il loro campo visivo impedendo la concentrazione.

Dietro lo schermo, il senso di inadeguatezza

Finivano una call o alzavano lo sguardo da una mail complicata e si vedevano all’esterno, fra avanzi di cibo e cartacce, l’accappatoi sulla poltroncina danese e  si sentivano fallati, impostori in un mondo adulto che avrebbe scoperto la loro inadeguatezza se solo l’obiettivo delle vedo chiamate avesse avuto un’ottica più ampia.

Il caos come sintomo di impermanenza

Il confronto con gli amici rimasti in patria a vivere una vita meno creativa ma più regolare impostata, incanalata, incuneata è inevitabile. “Quella casa e quegli oggetti non si limitavano a corrispondere alle loro personalità: le fornivano un punto d’appiglio, dimostrando ai loro stessi occhi la soliditàdi uno stile di vita che da una prospettiva diversa (alla che sarebbe stata la norma una generazione prima) appariva friabile. Il caos (...) sembrava un sintomo di impermanenza.

Il tempo imperfetto e le possibilità precluse

Scandito in quattro capitoli che portano il nome di quattro tempi verbali – Presente, Imperfetto, Remoto e Futuro , il libro si anima nel secondo, dal significativo doppio significato, quando scatta nei protagonisti la voglia di alzare lasticella, e cambiare, o perlomeno provarci. 

Negli appartamenti sbocciavano le sedie degli Eames originali, le scacchiere di Breuer, le dormouse di Le Corbusier, le lampade di Castiglioni col blocco di marmo forato. Anna e Tom non provavano alcun desiderio per quel lusso così sfacciato, ma la sua comparsa sembrava rivelare un orizzonte di possibilità che a loro era precluso.

Clichè mediterranei... 

A cambiare è innanzitutto la città: lasciano Berlino per un ritorno verso il Mediterraneo e il caldo. Prima a Lisbona per un lavoro che si rivelerà fonte di delusione, poi un soggiorno (da dimenticare) in Sicilia, a Noto, infine lapprodo nella “regione di mare famosa per i matrimoni degli sceicchi”.

Senza spoilerare troppo, il finale sarà in una masseria dove creeranno, in ogni dettaglio, una nuova vita personale che abbraccia ed estende anche quella professionale, sempre più impegnativa. Ma Anna e Tom saranno più soddisfatti? Saranno più autentici? Cambieranno insomma?

... e cambiamenti (?)

“Faranno venire un amica specializza in fotografia di allestimenti museali, promettendole un pacchetto di notti omaggio perché catturi gli interni della masseria in una serie di immagini simmetriche con la bellezza astratta dei rendering”.“Per venire incontro ai guai non sempre raffinatissimi de turisti inserivano anche degli scatti un pobanali”.

Non troppo. Sembrerebbe che Anna e Tom non cambieranno troppo.

 

Ph. cover: Sistema modulare USM Haller. Ph. Courtesy USM.