Bilanci di sostenibilità, società benefit, B Corp, modelli economici inclusivi: le parole della transizione ecologica in cui sono impegnate le aziende del design. Spiegate

L’istanza della sostenibilità, accresciuta tanto negli statuti societari e nelle strategie d’impresa quanto nella consapevolezza di imprenditori e consumatori, ha registrato un’escalation soprattutto negli ultimi tre anni. Un’accelerazione che non è legata a una moda ma all’insostenibilità dei modelli di consumo e di produzione, dato l’evidente impatto sul Pianeta.

Il mercato e la società civile chiedono non solo prodotti più etici, ma anche che le aziende operino in modo più sostenibile.

Allo stesso tempo, aumentano le pressioni regolamentative dall’Unione Europea sulla decarbonizzazione, sulla circolarità di materiali e processi e sull’impatto sociale di prodotti e servizi.

In questo processo, sempre più imprese dell’arredamento e dell’edilizia redigono Bilanci di sostenibilità che attestano la 'compliance' rispetto alle normative e ai criteri ESG – quegli indicatori che analizzano l’attività dell’impresa sotto il profilo ambientale, sociale e di buona governance.

Più frequenti anche le aziende del settore che scelgono di modificare il proprio statuto in Società Benefit, perseguendo, oltre agli utili, un operato più responsabile, sostenibile e trasparente nei confronti di persone, comunità e territorio. Alcune decidono di andare oltre e di diventare B Corp, conseguendo una certificazione molto stringente che valuta, in parametri numerici, l’intera performance sociale e ambientale di un’azienda.

“B Corp e Società Benefit sono strumenti al servizio di un cambiamento di modello economico”, precisa Eric Ezechieli, co-founder nel 2012 della società di consulenza strategica Nativa, Società Benefit e prima B Corp in Italia.

Nativa è anche partner della Fondazione B Lab Italia, finalizzata all’accrescimento e alla coordinazione della community delle B Corp italiane, di cui il 18 e 19 ottobre a Milano si è svolto il primo summit.

“Essere una Società Benefit significa cambiare il mandato del proprio management. Tali società sono chiamate a comunicare in modo trasparente il loro impatto ambientale e sociale per lo più attraverso uno strumento di valutazione, il BIA (B Impact Assessment) che, se indica determinati valori, consente anche la certificazione B Corp.

Dal punto di vista giuridico le Società Benefit si impegnano a creare valore per gli stakeholder e il proprio territorio.

Il BIA, infatti, misura il grado di coinvolgimento nella filiera, perché crescere insieme come ecosistema sostenibile e prospero è un obiettivo implicito in questo modello d’impresa.

Inoltre, nessuno può operare da solo su tematiche tanto complesse e interrelate. Le Società Benefit non sono tenute a certificarsi, ma a stimare la propria performance.

Oggi, meno del 3% delle aziende che si misurano sugli standard B Corp ne soddisfano i requisiti e, in Italia, su tremila Società Benefit solo 250 sono B Corp.

Essere una B Corp non è tanto un vantaggio immediato di marketing, quanto una sorta di allenamento che prepara a vincere le imprese più sfidanti e un differenziale sostanziale dell’azienda rispetto ad altre, che denota un business model più innovativo ed evoluto”.

La prima tra le fabbriche di design in Italia a conseguire la certificazione B Corp è stata Alessi nel 2017.

Florim redige il Bilancio di sostenibilità da ben 15 anni ed è diventata Società Benefit e B Corp nel 2020. “Questi passaggi”, spiega il presidente Claudio Lucchese, “sono la formalizzazione di un indirizzo intrapreso quando il concetto di sostenibilità non era così diffuso.

Oggi il profitto è un traguardo raggiungibile nel tempo solo se le società opereranno in modo responsabile, sostenibile e trasparente; diversamente il mercato tenderà a espellerle”.

Un futuro sostenibile ed etico anche nella visione di Italgraniti Group che segna il 2022 come anno record: l’azienda diventa Società Benefit e B Corp, ottiene la Certificazione sulla parità di genere dal Ministero per le Pari Opportunità e investe 8 milioni di euro nelle tecnologie dell’industria 4.0.

Diventa B Corp nel 2022 anche Terratinta Group, già Società Benefit nel 2020, che attraverso un programma di azioni concrete nel processo produttivo, quali l’eliminazione della plastica e, progressivamente, del volume della carta e l’assunzione di fonti energetiche rinnovabili, punta ad azzerare il suo impatto.

B Corp con una caratterizzazione nell’economia circolare è invece la vicentina Alisea, già Società Benefit nel 2019, che trasforma gli scarti della produzione agroalimentare e ha brevettato una finitura in polvere di grafite, oggi applicata ai pannelli in legno delle cucine Arclinea, ai pavimenti di Listone Giordano e alle maniglie di Pamar.

Materiali plastici da rifiuti post-consumo e biobased, uniti a nuovi e meno impattanti processi di trasformazione, sono alla base della performance di Fratelli Guzzini, B Corp dal 2022.

Recentissima la certificazione B Corp di Kerakoll, dopo la trasformazione nel 2021 in Società Benefit. L’azienda opera da anni come capo-filiera negli 11 Paesi in cui è presente, spingendo ricerca e innovazione sulla sostenibilità e la formazione di clienti e fornitori su materiali e processi sostenibili.

Altre Società Benefit nel settore dell’arredamento sono: Pieces of Venice (dal 2017), azienda veneziana che ricicla scarti di prodotto della Laguna, lavorati nei laboratori di Cooperativa Sociale Futura; Visionnaire (dal 2021), che punta sull’uso responsabile dei materiali e sulla valorizzazione della rete di artigiani in Italia; Bolzan (dal 2022), con una particolare attenzione alla filiera corta e al zero waste; la casertana Piila (dal 2022) che produce Keep Life, eco-materiale composito a natura lignea.

“Prevedo un’accelerazione fortissima su questi temi”, conclude Ezechieli, “dettata non tanto dalla regolamentazione quanto da elementi ‘disruptive’ inaspettati, perché l’innovazione accade quando ciò che si sta facendo non funziona più.

Vedremo più cambiamenti nei prossimi cinque anni che nei passati trenta.

I principali ‘drive’ saranno l’emergenza e le pressioni esterne: si veda l’accelerazione nel settore dell’energia portata dai costi della guerra in Ucraina. L’esempio di queste aziende pioniere sarà fondamentale perché, nel momento dell’emergenza, costituirà il modello che indicherà la strada”.

Silvia Dallai, partner di Deloitte - Sustainability Services, si occupa dal 2009 dell’advisory e assurance di Bilanci di sostenibilità. “Il tema sta entrando nella sua fase più matura lasciandosi alle spalle il carattere più comunicativo e andando verso una piena integrazione nei processi e nelle strategie aziendali”, commenta Dallai.

“L’Unione Europea ha deciso di assumere una posizione di leadership sui temi della sostenibilità e sta introducendo una serie di normative e regolamenti volti a creare un framework unico e robusto, spingendo da un lato investitori e banche a far convergere i capitali finanziari verso attività sostenibili, dall’altro richiedendo alle aziende di fornire informazioni sempre più trasparenti sulle proprie performance di sostenibilità e sulle proprie strategie a medio-lungo termine.

Ne sono una testimonianza il Regolamento sulla Tassonomia UE, che sta entrando in vigore con l’obiettivo di fornire una base comune per identificare le attività che contribuiscono agli obiettivi di sviluppo sostenibile, nonché la nuova Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD), che nei prossimi anni trasformerà radicalmente la governance e i processi di reporting aziendali.

La sfida sarà la condivisione di regole e standard comuni, per aiutare le aziende a produrre informazioni trasparenti, confrontabili e affidabili.

Inoltre, un ruolo fondamentale lo sta svolgendo l’assurance sulle informazioni ESG, ovvero la loro verifica da parte del revisore indipendente per superare logiche di autoreferenzialità.

L’attenzione ai criteri ESG da parte delle aziende può aprire nuove opportunità di business, attraendo più facilmente capitali e accedendo a finanziamenti, costi di capitale inferiori e maggiori opportunità di collaborazione con investitori e partner commerciali.

Non meno rilevante, le politiche di sostenibilità possono aiutare le aziende ad attirare e trattenere talenti”.

I settori dell’arredo e della ceramica sono parte attiva nel processo di trasformazione del mondo industriale.

È sempre più diffusa l’adozione di standard e certificazioni di sostenibilità, nonché Bilanci di sostenibilità. Molte aziende li redigono regolarmente come Panariagroup, impegnata proattivamente verso la carbon neutrality, raggiunta con le proprie lastre ceramiche ultrasottili e il programma strategico Think Zero", o Saib – dal 2022 parte del gruppo Egger – che ricicla 490 mila tonnellate all’anno di rifiuti di legno.

La ricerca sistemica nella sostenibilità come visione imprenditoriale spinge aziende nostrane dell’arredamento, pur nelle ridotte dimensioni che contraddistinguono il comparto, a dotarsi di un dipartimento interno sulla sostenibilità.

È il caso di Arper: “l’azienda è impegnata sul tema con un proprio dipartimento dal 2005”, spiega Andrea Mulloni, Head of sustainability, “ma, grazie al nuovo ceo Roberto Monti, ha deciso di rendere la sostenibilità uno dei pilastri strategici del proprio sviluppo, svincolandola dai processi in essere.

Siamo passati da una modalità di ‘compliance’ a una funzione proattiva: il dipartimento fa ricerca su materiali e processi e svolge un’attività di regia sugli altri dipartimenti, all’interno di un piano di sviluppo comune, con progetti a medio e a lungo termine che sono ‘cross-function’ rispetto alle risorse dell’azienda.

Abbiamo redatto una ‘Corporate carbon footprint’ capendo che il 73% delle nostre emissioni viene dalla nostra catena di fornitura e dai trasporti. Abbiamo pertanto deciso di investire sui 32 fornitori strategici nell’arco di 100km, ai quali abbiamo fatto formazione e a cui forniamo consulenza.

Il nostro ufficio sostenibilità è comune al ‘distretto Arper’. E, come capo filiera, aiuta i nostri partner a creare un rating ESG, consentendo loro, da un lato, di capire su quali aspetti migliorare, dall’altro, di essere più competitivi.

Quanto al Bilancio di sostenibilità, che pubblicheremo entro l’autunno, abbiamo deciso di redigerlo internamente per implementare il nostro processo di apprendimento e di controllo sui dati. Prossima anche la trasformazione di Arper in Società Benefit.

Credo che siamo all’inizio di questo movimento, ma il mercato mostra di spostare l’attenzione dal mero prodotto ai processi e alla carbon footprint aziendali. Analogamente la GenZ, che sta entrando nel mondo del lavoro con una sensibilità diversa, sta spostando l’attenzione sui servizi, le ‘facilities’ e la dimensione etica del lavoro”.