200 testimonianze e 50 Paesi: l’architetta e attivista londinese Jane Hall ha raccontato in un libro perché, e come, il design è donna

Serve onestà – e tanta rigorosa ricerca – per dichiarare con un libro che le donne hanno illuminato la storia del design. Jane Hall, architetta londinese a capo dello studio multi-disciplinare vincitore del premio Turner ‘Assemble’, lo ha fatto e con eccellenza, celebrando le icone e le pioniere più o meno note di tutto il mondo, senza omettere le storie più scomode.

Woman made: Great Women designers (Phaidon, 2021) è una raccolta corale che unisce grafica e preziosi testi in 200 testimonianze (dirette o vagliate dall’autrice) da 50 Paesi, che evidenziano come la storia del design al femminile esista forte e chiara, e da sempre. È un libro che non si limita a informare ma che vuole tracciare una linea guida: dal 1920 a oggi sono numerose le donne che conosciamo ma altrettante quelle di cui poco – o niente – sappiamo, perché ‘dimenticate’ o, addirittura ‘oscurate’.

Jane Hall è un’attivista, oltre a essere una preparata professionista, e con questo volume prosegue un discorso che già qualche anno fa aveva incominciato nel precedente: Breaking Ground: Architecture by Women (Phaidon, 2019). La sua voce, determinata e intransigente dichiara che il design non è un settore per soli uomini.

A quali conclusioni è giunta dopo aver completato questo libro?

Che ci sono così tante donne che lavorano nel design e che la maggior parte di loro è stata trascurata a favore dei loro partner di design maschi. Le donne sono molto più determinanti per i grandi cambiamenti nel modo in cui viviamo di quanto sia stato dato loro credito: è stato fantastico portare alla ribalta alcune biografie intriganti da tutto il mondo che in precedenza potrebbero non aver ricevuto l'attenzione che meritavano.

Nel 2021 è ancora necessario sottolineare l'importanza della presenza femminile nel settore?

Sono pochissime le pubblicazioni dedicate al lavoro delle donne designer. I libri che professano di raccontare l’‘l'intera storia’ del design nel ventesimo secolo tendono ad avere una percentuale incredibilmente bassa di donne presenti. Quindi sì, è necessario promuovere il lavoro delle donne poiché è stato storicamente trascurato e continua a esserlo oggi.

Cosa ha scoperto che non si aspettava?

La maggior parte delle donne designer ha iniziato la propria carriera come architetto. Il design è considerato una disciplina spaziale, con oggetti considerati all'interno del più ampio contesto della casa. E poi ci sono così tante connessioni interessanti tra diverse designer donne, in particolare in relazione agli uomini con cui hanno lavorato, che in alcuni casi portano a farsi delle domande sulla reale autorialità.

Lei è un architetto e una donna: si sente accolta dal settore?

Faccio parte di un settore particolare e di una generazione che ha educato all'architettura più donne di quelle prima di me. La misoginia è piuttosto diffusa e per le donne ci sono pochissimi modelli di ruolo che occupano posizioni di alto livello. È necessario un cambiamento radicale che pensi in modo intersezionale a un approccio femminista al design e non tenti semplicemente di ottenere la parità di donne e uomini in termini di numero.

 

Quali sono le principali evoluzioni portate avanti dalle designer donne?

Ci sono gruppi e cooperative di design di donne straordinarie che hanno centrato un approccio di design femminista e cambiato il modo di pensare alla discriminazione, come MATRIX Design Cooperative che ha criticato e progettato per l'ambiente costruito in generale. Sebbene questi problemi non siano specifici di un'identità femminile, ha richiesto alle donne di introdurli come temi nel mondo del design.

Per quale motivo ci sono state donne che hanno rifiutato di essere menzionate nel libro?

Il motivo è uno solo: non volevano rivendicare la paternità del loro prodotto senza includere il loro partner di design (sempre uomo). È un aspetto comune con il mio precedente libro Breaking Ground dedicato alle donne dell’architettura. Con Woman Made però ho una forte solidarietà con altre designer donne passate e presenti.

Cosa vuole dire alle nuove generazioni?

Spero che il mio lavoro sia costruttivo e aiuti a regolare il canone a cui ci siamo abituati, o quanto meno ci permetta di ripensarlo. Le donne sino a oggi hanno imparato che sono un'eccezione nel mondo del design, il che storicamente semplicemente non è vero. Cosa aiuterebbe davvero? Che i produttori più influenti dedicassero maggiore attenzione alle designer donne; in particolare i numeri nella progettazione sono ancora troppo bassi.

Una designer italiana del cuore?

Cini Boeri e Nanda Vigo, sono mancate entrambe mentre stavo conducendo le mie ricerche sul libro. Sono diventate le mie designer preferite presenti in Woman Made. Le prime della loro generazione a formarsi in Italia, sono state anche tra le poche a stabilire pratiche di progettazione di successo che combinavano arte e architettura. I loro lavori sono audaci, pieni di umorismo e mostrano un vero interesse e rigore nell'applicazione dei materiali.