Dubai è teatro di un rinnovamento che passa dall’interior design e dai piccoli studi. Ne parliamo con Mette Degn-Christensen, direttrice della Dubai Design Week

Interpretare la scena del design di Dubai e, più estesamente, degli Emirati Arabi Uniti è complesso per chi non la vive direttamente. Dubai è una città ricca di tradizioni artigianali e manifatturiere, che nascono dal crocevia di culture di cui è stata teatro a partire dal XX secolo, quando il suo porto ha iniziato a essere un asse nel commercio internazionale. Il recente sviluppo immobiliare a partire dagli anni 90, ha poi creato quel network di creativi internazionali che hanno reso la città un centro di sperimentazione progettuale nell’architettura e nella pianificazione urbana. Anche la scena del design locale sta rimarcando una propria identità. Ne è testimonianza la Dubai Design Week, il più grande festival creativo della regione, gestito dall’Art Dubai Group. Chiediamo alla sua direttrice Mette Degn-Christensen di fornirci delle chiavi interpretative per comprendere la scena creativa locale.

“Il design e l’artigianato degli Emirati Arabi Uniti”, spiega, “sono tradizionalmente influenzati dalle risorse naturali disponibili. Ancora oggi, molti designer stanno attingendo a questa tradizione come fonte d’ispirazione, soprattutto nell’uso di materiali locali e di motivi decorativi regionali. Gli Emirati Arabi Uniti hanno una popolazione diversificata e che ha viaggiato, fattore che stimola gli scambi di conoscenze tra locali ed ‘expat’ e apre la strada a un design locale iconico e forgiato da molteplici influenze culturali. Dubai, regolarmente inondata di nuove culture e in continuo sviluppo è, anche geograficamente un ponte tra est e ovest, nonché un hub tra cultura internazionale e regionale. È un punto d’incontro anche per le comunità vicine tra cui Amman, Il Cairo e Beirut. Pertanto la direzione del design locale è in continua evoluzione”.

Sono individuabili dei trend progettuali?

“La sostenibilità è un argomento che guida in modo pressante il design e la creatività negli Emirati, in cui l’innovazione e il progresso sono sempre fattori chiave. Ma, negli ultimi anni, si è riscoperta una vera e propria attenzione alla storia, all’artigianalità e alla matericità”.

Quali sono i settori in cui l’industria del design è più foriera di opportunità?

“L’export di manufatti degli Emirati Arabi Uniti è cresciuto notevolmente negli ultimi anni, anche se c’è ancora molta strada da fare per supportare pienamente l’ecosistema locale. Ci sono alcuni enti e progettisti che agiscono come facilitatori nello sviluppo di questo settore come il Dubai Culture e l’incubatore di design Tashkeel, oppure architetti come Abdalla Almulla e Riyadh Joucka, fondatore dello studio Mean. I settori più forti per Dubai, in particolare dopo il lockdown, sono gli hotel di fascia alta e i progetti residenziali. Perché le persone sono tornate a investire sui propri spazi, supportate anche dall’emergere di molti atelier progettuali, creando una nuova energia e un pensiero fuori dagli schemi. E poiché i designer dei piccoli studi sono in contatto diretto con i clienti, contrariamente a quanto succede nei grandi studi, si viene a creare l’opportunità di educarli e informarli su investimenti in qualità. Ciò sta portando a un cambiamento di prospettiva negli utenti finali, che guardano oltre il prezzo per investire maggiormente nel design, generando maggiori opportunità per i marchi e i produttori locali, vista la preferenza verso oggetti di origine sicura e sostenibile. Proprio Dubai è stata eletta hub regionale per sviluppare pratiche di design finalizzate all’innovazione e alla collaborazione con i produttori locali, che vengono così ad aggiornarsi”.

Quali aspetti della tradizione locale vanno valorizzati e riletti attraverso il design?

“A Dubai e negli Emirati Arabi Uniti ci sono pratiche antiche ancora operate dagli artigiani più anziani come le tecniche del Safeefah (l’intreccio a mano di foglie di palma), del cucito e della ceramica. Le organizzazioni locali stanno attivandosi per preservare ed elevare questo patrimonio culturale, adattando i mestieri artigianali a un pubblico contemporaneo. Per esempio, l’Irthi Contemporary Crafts Council di Sharjah, mira a responsabilizzare gli artigiani economicamente e socialmente attraverso l’artigianato, contribuendo a far rivisitare la tradizione locale. La sezione The Making Space della Dubai Design Week 2021 ha promosso una serie di workshop dell’Hirfati Youth Programme, un’iniziativa di Irthi Contemporary Crafts Council, per insegnare il ‘Gelli’, un metodo di stampa tradizionale all’interno di un laboratorio interattivo, così come la tradizionale tessitura degli Emirati o i corsi di ceramica che si ispirano ai motivi del Safeefah”.

E per quanto riguarda il design locale emergente?

“Durante la Design Week abbiamo mostrato arredi di designer, come Reem Albustani, opere di design tessile, come quelle di Shaikha AlTeneiji, accessori per la casa fatti a mano, artigianato tradizionale e pezzi di design contemporaneo che utilizzano la stampa 3d e le tecnologie di manifattura rapida. L’interior designer Maitha Bin Jumah dell’Emirato di Ras Al Khaimah ha presentato Tadarais, una linea di tavoli sostenibili e su misura che unisce la naturalità a materiali riciclati per un design moderno. Omar Al Gurg ha invece realizzato una serie di mobili, Metodo Modu, fabbricata con diversi tipi di legno massello, con l’idea di creare un prodotto più durevole. Come l’appendiabiti incastonato nel marmo per evitare che si ribalti mantenendo una forma snella, o gli sgabelli progettati per incastrarsi l’uno nell’altro grazie a un apposito spazio di contenimento”.