Eni Sustainable Mobility è la nuovissima società che si occuperà di fornire servizi e prodotti per la decarbonizzazione della mobilità: Stefano Ballista, amministratore delegato, spiega come

Quattrocento passi per capire meglio l’evoluzione della mobilità urbana. Walk the talk è stata l’introduzione, in forma di gioco interattivo, degli obiettivi della nuovissima società del cane a sei zampe, Eni Sustainable Mobility, in tema di decarbonizzazione.

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La cornice è quella immancabile del Giardino Botanico di Brera durante l’ultimo FuoriSalone, i progettisti sono come l’anno scorso Italo Rota e CRA - Carlo Ratti Architects, affiancati da Blob Factory Gaming Studio per la parte educational e game design.

Imparare giocando su un percorso che si snoda fra attività quotidiane immaginarie e su percorsi il più possibile sostenibili.

Buone pratiche come il car sharing, l’uso di carburanti provenienti da ogni fonte alternativa disponibile e, soprattutto, la volontà di cambiare abitudine e vivere la città in modo più sostenibile.

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Dopo aver giocato con Walk the talk, abbiamo chiesto a Stefano Ballista, amministratore delegato di Eni Sustanaible Mobility, di spiegarci obiettivi e progetti della sua società.

Cos’è esattamente Eni Sustainable Mobility?

Stefano Ballista: “La nuova società Eni Sustainable Mobility rappresenta una leva strategica nell’ambito del nostro percorso di transizione energetica per l’abbattimento delle emissioni.

Attraverso questa operazione integriamo e valorizziamo le nostre attività industriali e commerciali.

La nuova società avrà un approccio integrato lungo tutta la catena del valore, dalla disponibilità della materia prima fino alla vendita al cliente finale.

Eni Sustainable Mobility svilupperà la bioraffinazione, il biometano e la vendita di prodotti, servizi e soluzioni per la mobilità, in Italia e all'estero, in un percorso che la vedrà evolvere verso una società multi-service e multi-energy”.

C’è qualcosa di nuovo in città: le Eni live Station. Cosa sono?

Stefano Ballista: “Eni Sustainable Mobility sarà protagonista della mobilità del futuro anche grazie ai suoi asset, tra cui gli oltre 5.000 punti vendita in Italia e in Europa che sono il canale principale per soddisfare le esigenze delle persone in movimento in modo sostenibile.

Le nostre Eni live Station si stanno già progressivamente trasformando in hub per la mobilità.

In due modi: da una parte offrendo nuovi vettori energetici come i biocarburanti, il biometano, l’elettrico e l’idrogeno, dall’altra rendendo disponibili nei punti vendita tanti servizi che i clienti dovrebbero altrimenti cercare in altre zone delle città, quindi consentendo loro di ottimizzare tempi e spostamenti”.

Cosa significa rendere la mobilità più sostenibile in un’ottica di decarbonizzazione?

Stefano Ballista: “Decarbonizzare la mobilità significa usare un approccio olistico, basato sul principio della neutralità tecnologica, che combini tutte le soluzioni disponibili: biocarburanti, elettrico, biometano, idrogeno.

Tra questi vettori energetici, i biocarburanti hanno un ruolo fondamentale perché possono dare un contributo immediato alla riduzione delle emissioni nel settore dei trasporti, anche nei suoi ambiti cosiddetti 'hard to abate' come la trazione pesante, l’aviazione e la marina, per i quali non vi sono altre soluzioni percorribili nel breve periodo.

Il carburante per l’aviazione JET A1+Eni Biojet, che contiene il 20% di componente biogenica e che è commercializzato da fine 2022, ha anticipato la direzione indicata dall’UE ad aprile 2023 con ReFuelEU Aviation, il regolamento che stabilisce obiettivi di miscelazione dei carburanti tradizionali con carburanti più sostenibili in quantità crescenti, che prevede il 2% minimo di SAF al 2025 e un aumento della quota ogni cinque anni fino a raggiungere il 70% al 2050”.

Perché i biocarburanti sono importanti per una mobilità più sostenibile?

Stefano Ballista: “In base a un principio di neutralità tecnologica pensiamo di utilizzare tutte le soluzioni disponibili: biocarburanti, elettrico, biometano, idrogeno.

Tra questi vettori energetici, i biocarburanti hanno un ruolo fondamentale perché possono dare un contributo immediato alla riduzione delle emissioni.

Per i biocarburanti, la riduzione delle emissioni deve essere considerata lungo tutto il ciclo di vita, considerando quindi che le materie prime utilizzate sono tutte di origine biogenica e in prevalenza derivate da scarti e residui di lavorazione: si tratta di economia circolare applicata alla transizione della mobilità”.

I biocarburanti sono utili anche nei settori 'hard to abate' come l’aviazione?

Stefano Ballista: “ll carburante per l’aviazione JET A1+Eni Biojet, che contiene il 20% di componente biogenica e che è commercializzato da fine 2022, ha anticipato la direzione indicata dall’UE ad aprile 2023 con ReFuelEU Aviation, il regolamento che stabilisce obiettivi di miscelazione dei carburanti tradizionali con carburanti più sostenibili in quantità crescenti, che prevede il 2% minimo di SAF al 2025 e un aumento della quota ogni cinque anni fino a raggiungere il 70% al 2050”.

Come si sta strutturando Eni per la riconversione delle raffinerie?

Stefano Ballista: “Eni è stata la prima al mondo ad aver riconvertito, nel 2014, una raffineria in bioraffineria, a Venezia. Nel 2019 è stata avviata Gela. Oggi la capacità di lavorazione autorizzata è di oltre un milione di tonnellate/anno, che diventeranno 3 milioni di tonnellate nel 2025 e oltre 5 milioni di tonnellate al 2030.

Inoltre, Eni Sustainable Mobility ha firmato un accordo con PBF per l’ingresso in una joint venture al 50:50, la St. Bernard Renewables LLC, per una bioraffineria oggi in fase di avviamento a Chalmette, in Louisiana (Stati Uniti d’America), e sta studiando la possibile realizzazione di ulteriori due nuove bioraffinerie: una all’interno del sito industriale Eni di Livorno, e una a Pengerang, in Malesia.

Da novembre 2022, le bioraffinerie hanno smesso di trattare l’olio di palma e utilizzano scarti e residui di origine vegetale o animale, come gli oli esausti usati per la frittura e i grassi animali. In quantità in prospettiva crescenti, utilizzeremo nei nostri impianti anche gli olii vegetali provenienti dalle coltivazioni in terreni degradati, non idonei alla produzione alimentare e con scarso bisogno di acqua, che Eni sta sviluppando in Africa”.

Come si raccolgono le materie prime di scarto per le bioraffinerie?

“Eni ha siglato accordi e partnership che permettono di valorizzare gli scarti e i rifiuti utilizzandoli come feedstock per la produzione di biocarburanti.

In diversi paesi dell’Africa tra i quali Kenya, Mozambico e Congo, stiamo sviluppando una rete di agri-hub in cui verranno prodotti di oli vegetali in grado di crescere in terreni marginali ed aree degradate e non in competizione con la filiera alimentare e al tempo stesso di creare opportunità di lavoro sul territorio.

Recentemente, dal Kenya è arrivato nella bioraffineria di Gela il primo carico di olio vegetale prodotto nell’agri-hub di Makueni, mentre a Venezia è arrivato il primo carico di oli di frittura esausti di cui si prevede arrivino fino a 5.000 tonnellate nel 2023”.