Stefano Scaroni CEO di Deles Group spiega cosa significa oggi progettare e costruire modelli di business con un'attitudine sistemica

Gli imprenditori stanno cambiando.

Non è più il momento dei tycoon, del fake until you make it, della moltiplicazione del capitale a ogni costo, anche a discapito del prodotto e dei clienti. È invece il momento della saggezza e della passione, della responsabilità personale. E di un’attitudine più morale.

Lo spiega Stefano Scaroni, ceo di Deles Group, una multinazionale italiana del packaging che basa il proprio business sul modello One Source.

È un’imprenditoria contemporanea quella di cui parla Scaroni. Focalizzata su un concetto aperto di crescita, che unisce in un unico progetto sistemico valori, design, servizi, formazione e un’idea di crescita sostenibile che coinvolge in modo organico tutto il proprio habitat industriale.

Accanto a Deles Group, Stefano Scaroni ha fondato con gli chef Matias Perdomo e Simon Press, assieme al maître sommelier Thomas Piras, Exit, un brand dedicato all’hospitality. A Milano Gastronomia Urbana e Pastificio Urbano sono due indirizzi immancabili per una cucina profondamente radicata nella tradizione e riletta in chiave rispettosa ma contemporanea.

L’apparente distanza fra i due ambiti imprenditoriali è la chiave per cominciare a comprendere cos’è un imprenditore oggi.

Qual è il trait d'union fra imprese che si occupano di settori diversi come packaging, logistica e hospitality?

Il tema ricorrente è uno: non è importante quello che faccio, ma chi sono e come lo faccio. Questa è una regola generale.

Ci sono ambienti in cui mi sento più a mio agio e riesco a dare di più grazie alla passione. Ho trovato all’interno del settore hospitality un’attenzione alla cura delle persone che per me è fondamentale.

Umanamente è un mondo che mi dà molto, sia nella relazione con le persone che lavorano con me, sia verso il cliente.

I miei soci non avrebbero fatto quello che hanno fatto senza una solida passione per il proprio talento. È un mondo che arricchisce umanamente, come quello della formazione.

Il fattore umano è un valore per l’impresa?

Le aziende devono essere gestite con rigore e attenzione ai numeri. Ma la chiave sono le persone e quando un imprenditore riesce a costruire un ambiente ideale è perché ognuno esprime il proprio talento.

Ma è una scelta che si fa in due, è il miracolo dell’incontro.

Il valore delle persone è quello che determina il successo delle aziende e non è un valore assoluto, ma radicato in un contesto. Occorrono persone non solo abili e intraprendenti, ma anche adatte a funzionare nell’ambiente in cui operano.

Il modello One Source traduce il valore della relazione umana?

È un'idea che traduce il concetto di servizio e di fiducia, due qualità che sono alla base della condivisione degli obiettivi business in termini di razionalizzazione dei costi, di sostenibilità e di miglioramento delle performance all’interno della supply chain.

Siamo interlocutori unici, perché in questo modo possiamo scatenare il nostro valore su tutta la filiera e riusciamo a raggiungere gli obiettivi condivisi con il cliente. Proponiamo una relazione di affidamento totale: è il presupposto per una collaborazione costruttiva.

Come è nato Deles Group?

Ho fatto il manager prima di diventare imprenditore. In quegli anni ho accumulato una frustrazione per la mancanza di libertà, per quella famosa compliance che è richiesta nelle grandi aziende.

Mi sembrava chiaro invece che le storie di successo sono sempre il risultato di azioni fuori dall’ordinario.

Poi ho incontrato il mio attuale socio, Matteo Zaffaroni, che possedeva uno scatolificio di famiglia e aveva delle idee di sviluppo basate sull’internazionalizzazione e sui servizi. Abbiamo costruito un’amicizia che si concretizza anche nella diversità.

Io porto l’approccio da manager visionario, lui ha un’attitudine più finanziaria e industriale.

Questa contaminazione ci ha permesso di crescere. Abbiamo allargato la catena del valore sul packaging design, ci siamo focalizzati sulle esigenze reali dei clienti: fragilità, peso, sostenibilità, razionalizzazione dei costi e delle risorse.

Preserviamo la merce durante il ciclo logistico modellando le attività intorno alle peculiarità dei prodotti. Siamo cresciuti in termini di competenze sulla logistica, nella supply chain, sulla performance e sull’attenzione durante la progettazione del packaging, con i materiali più adeguati, sostenibili e razionalizzati dal punto di vista economico.

Design e ricerca quale ruolo hanno avuto nella creazione del modello di business?

Il Deles Lab (il laboratorio di ricerca e sviluppo di Deles Group) è nato con la funzione di modellare la nostra produzione su soluzioni sartoriali.

Questo percorso ci ha portato dall'essere uno scatolificio tradizionale alla costruzione di un gruppo che comprende due macro realtà: lo Scatoloficio originario e la Deles, più orientata a soluzioni progettuali e tecnologiche.

Il modello di business di Deles Group è ideale per i nostri clienti perchè tende a migliorare le performance.

Un’azienda votata all’innovazione, alla crescita, ai talenti e al futuro. Abbiamo nove impianti industriali e logistici in Italia, 4 in Polonia e abbiamo appena aperto in Ungheria. Il gruppo fattura circa 130 milioni di euro. Il design ha avuto un ruolo fondamentale nella nostra crescita.

Cosa significa la parola design per un imprenditore?

È un concetto molto ampio.

Il progetto tocca tutto quello che facciamo, anche il disegno delle nostre strategie e delle nostre organizzazioni.

E comprende anche l’aspetto estetico nel creare degli ambienti funzionali a sviluppare i nostri pensieri migliori.

Il design è ovunque. Se la bellezza che ci circonda da secoli e caratterizza la cultura italiana viene trasferita in quello che facciamo, diventa una nota lieta. È la ricerca costante di un’atmosfera ideale e riguarda qualsiasi aspetto della nostra vita.

Collaborate con il Politecnico di Milano e avete fondato la Deles Academy: perché investire tanto in formazione?

Nel 2017 abbiamo creato la Deles Academy per costruire un campo neutro che funzioni da trait d’union fra chi esce dalla scuola e chi è già nel mondo del lavoro.

Puntiamo molto sul valore della diversità generazionale. Per noi è la vera sfida: creare occasioni per riconoscere il valore reciproco. Ne nascono contaminazioni interessantissime.

L’obiettivo è portare all’interno dell’azienda risorse giovani e metterle in relazione con le persone che lavorano già con noi. Siamo un’azienda B2B, difficilmente un ragazzo del Politecnico di Milano ambisce a fare una carriera all’interno di un’azienda che non conosce.

Lo scopo della Deles Academy e delle collaborazioni con le università, che stiamo attivando anche all’estero, è dimostrare che progettare una soluzione di packaging per una lampada è tanto importante quanto progettare la lampada stessa.

L’education è un tema centrale nello sviluppo delle nostre aziende perché sappiamo che istituzioni e politica non possono seguirci. La sensazione è che se non ci pensiamo noi imprenditori, finisce tutto. Il senso di responsabilità verso le persone e il paese è la cosa più importante.

Come sarà l’imprenditore del futuro?

Stiamo ripensando il nostro modello spingendo sull’internazionalizzazione e lavorando sempre di più sulla sostenibilità sia sociale che ambientale. Ci sentiamo responsabili per quello che restituiamo al mondo e abbiamo iniziato il percorso per la certificazione B Corp.

Ci rendiamo conto che quello che è stato preso al pianeta negli ultimi vent’anni deve essere restituito, perché l’azienda non finisce fra le nostre quattro mura, ma agisce all’interno di un ecosistema.

Con questo obiettivo e la volontà di cercare continui stimoli a contaminare le nostre attività, abbiamo lanciato una call for application per il programma Designer in Residence, due borse di ricerca da 5.000 euro ciascuna, sul nostro sito si trovano le indicazioni per candidarsi.

Cerchiamo l’incontro con un un designer in grando di impattare sul nostro sistema e scuoterci, cambiare il nostro punto di vista.