Una generazione di designer under 30 riflette su come è cambiata la postura nel tempo in cui lavoro e vita privata si mischiano. E progetta soluzioni nuove, dalla scuola agli uffici

Esiste un modo di dire speciale, quando si parla di alcuni mobili che hanno fatto la storia del design, ed è “progettare una funzione”. Che è molto diverso dal progettare un arredo. Disegnare una funzione vuol dire andare oltre l’ennesimo modello di tavolo o di sedia: significa intercettare un bisogno che spesso non è ancora definito e dargli un riconoscimento estetico che diventa anche sociale.

Hanno progettato funzioni Charles e Ray Eames con i loro capolavori, a partire dalla Lounge Chair con cui hanno letteralmente inventato un modo nuovo di sdraiarsi e vivere il comfort. Hanno progettato una funzione Gatti, Paolini e Teodoro con la Sacco, la prima poltrona della storia che non impone la sua forma ma la modella intorno all’essere umano.

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Lo spirito di queste intuizioni rivive nelle ricerche di giovani designer partiti dalle necessità di una generazione dalle abitudini difficili da imbrigliare negli standard consolidati e che progettano partendo da una riflessione coraggiosa su ergonomia e nuove abitudini di vita. Se casa e ufficio si confondono in una dimensione ibrida – come ormai hanno scoperto anche milioni di adulti in smart working – allora ibrido è anche il modo di usare i nostri arredi, a partire dal letto, sul quale – piaccia o no – sono sempre di più a scrivere o lavorare al pc. Tocca al design registrare questi cambiamenti e restituirli sotto forma di arredi. Meglio ancora, di funzioni nuove.

Non esiste il corpo umano ma i corpi e ognuno di questi differisce anatomicamente l'uno dall’altro. Del resto, il concetto stesso di postura si è evoluto: oggi è importante non assumere una singola posizione, ma essere in grado di sedersi dinamicamente e alternare le posizioni."

È quello che prova a fare l’olandese Boris Lancelot con i suoi progetti sperimentali, sviluppati in collaborazione con la Libera università di Amsterdam e con l’ateneo di Groningen e in cui rivive la lezione di un innovatore geniale come Peter Opsvik, il designer norvegese delle Varier Balans e di altri modelli di sedie che hanno rivoluzionato il rapporto tra ergonomia e design. Active Classroom di Lancelot parte dal bisogno di una nuova ergonomia per i più piccoli e prova a modellare un sistema di sedute per la scuola intorno alla necessità di restare dietro ai banchi a lungo senza irrigidire il corpo nel periodo delicato della crescita. “Al momento” spiega Lancelot “insieme ai ricercatori John van der Kamp e Simone Caljouw stiamo testando l’efficacia di questi pezzi. Dopo una prima fase molto promettente, è in corso una seconda, superata la quale potremo andare sul mercato”.

Due anni fa, Lancelot si era laureato alla Design Academy di Eindhoven con una tesi e un progetto, Techno Motion, pensato anche questo per dare dignità a pose e a movimenti che assumiamo sui mobili da ufficio considerate a priori sbagliate. “Non esistono pose sbagliate”, ribatte il designer, “semmai è il design a non essere ancora riuscito a modellare oggetti che rispondano al nostro bisogno di muoverci il più liberamente possibile. Con Active Classroom siamo partiti dai bambini perché più flessibili e ricettivi: possono essere loro i protagonisti della transizione verso un design dall’ergonomia nuova. Poi, toccherà agli adulti e a Techno Motion”.

Se casa e ufficio si confondono in una dimensione ibrida, allora ibrido è anche il modo di usare i nostri arredi, a partire dal letto, sul quale sono sempre di più a scrivere o lavorare al pc. "

Prima di Lancelot, che tra le sue ispirazioni cita anche il sedile Primate di Achille Castiglioni e il divano Superonda di Archizoom Studio, era stato un altro designer under 30 e olandese, Geoffrey Pascal, ad attingere direttamente ai canoni di ergonomia fissati dalla Nasa per gli astronauti con la sua collezione di mobili che aiutano a non scaricare totalmente il peso del corpo sulla schiena, ma a distribuirlo su più punti. Grafeoiphobia, alla lettera “paura del banco”, nasceva da un’osservazione molto semplice: il fatto che Geoffrey e tantissimi suoi coetanei lavorano e studiano in case piccole, e quindi spesso sul letto, assumendo pose di fortuna e reiterandole, con conseguenze immaginabili sulle articolazioni e sulla schiena. Ecco allora il Basic Besk (da bed e desk), per sedersi a letto con un laptop sulle ginocchia e lavorare fino a tre ore senza causare danni alla schiena. O il Triclinium Gum, un telaio inclinato che sostiene un materasso e un cuscino aggiuntivo da posizionare tra le gambe, consigliato per lavori fino a mezzora. O, ancora, The Flying Man: tre pezzi, uno per la parte inferiore delle gambe, uno per il busto e una scrivania per il laptop che ha una parte superiore reversibile in modo che possa essere utilizzata anche come sgabello imbottito.

Sembra superfluo ricordare quanto sia presente in queste nuove scommesse la lezione di Peter Opsvik e, in particolare, della sua sedia Varier Balance, un classico dell’ergonomia contemporanea: “La lezione principale di Opsvik è che non esiste il corpo umano ma i corpi” spiega Lancelot, “e che ognuno di questi differisce anatomicamente l'uno dall’altro. Del resto, il concetto stesso di postura si è evoluto: oggi è importante non assumere una singola posizione, ma essere in grado di sedersi dinamicamente e alternare le posizioni, per attivare muscoli che sulle sedie convenzionali restano inutilizzati”.