Ha senso rieditare, aggiornati, i pezzi che hanno fatto la storia del design? Sì, se succede nel nome della sostenibilità o di una tecnologia nuova che le migliora. Come in questi esempi recenti

Fragile, non toccare. C’è una scritta in corpo duecento sopra a un pezzo del design italiano. O, meglio, sopra a tutti quei pezzi che hanno fatto storia e che, con un nome che abbiamo forse smesso di amare, ancora definiamo icone.

Un’icona o è per sempre o non è. Eppure, tranne rare eccezioni, non c’è long seller made in Italy che non siamo abituati a vedere ciclicamente riproposto in varianti: nuovi colori, nuove finiture, limited edition. Versioni inedite di arredi o oggetti senza tempo che (in)seguono il gusto del tempo, come sistemi operativi che promettono aggiornamenti imprescindibili ma che poi, una volta scaricati, finiscono per occupare memoria e aggiungere poco alla versione precedente.

La verità è che “l’icona può cambiare, ma non troppo”, scrive Chiara Alessi nel capitolo del fortunato Le caffettiere dei miei bisnonni (Utet, 2018) in cui la curatrice e saggista fa i conti con la necessità (o il capriccio) di rinverdire un pezzo storico, partendo da un caso inevitabile come l’aggiornamento in versione led della Arco dei fratelli Castiglioni. Inevitabile perché, senza quell’aggiornamento, Flos avrebbe finito per negare un futuro a una lampada che è ancora il simbolo del design italiano nel mondo. “Gli stessi Castiglioni, del resto, sarebbero rabbrividiti all’idea di vedere la loro lampada sopravvivere spenta con la sola funzione di scultura domestica”, spiega Alessi.

Un’icona o è per sempre o non è. Eppure, tranne rare eccezioni, non c’è long seller made in Italy che non siamo abituati a vedere ciclicamente riproposto in varianti: nuovi colori, nuove finiture, limited edition."

Bisogna partire da necessità come questa per segnare il confine tra un aggiornamento sensato e uno tutto sommato evitabile. L’attenzione all’ambiente è di sicuro la chiave che forse più di tutte aggiunge valore a una riedizione. Così, nel 2019 abbiamo visto Zanotta riproporre la gloriosa Sacco per il 50ennale in versione circolare e con imbottitura in microsfere di bioplastica anziché di polistirolo. Secondo lo stesso principio, è ora Cassina a riproporre in chiave green un altro pezzo di storia del design italiano, la Soriana di Afra e Tobia Scarpa, Compasso d’Oro nel 1970, ripescata dagli archivi e riproposta con materiali ecosostenibili. Non un semplice aggiornamento (questo arredo è fuori produzione da tempo e ha ottime quotazioni nei markeplace specializzati), ma una vera e propria operazione di cultura del design.

Nel 1969, i divani iniziano ad abbassarsi inaugurando un confort nuovo, informale: non è più l’uomo ad adeguarsi alla poltrona, ma è quest’ultima a prendere forma intorno a lui. Un ribaltamento possibile grazie all’imbottitura in poliuretano espanso, una chance che Scarpa coglie per progettare Soriana come una specie di abbraccio morbido e sensuale. “Soriana è un soffio di irrinunciabile rilassamento”, spiega l’architetto e designer, ottantaseienne. Oggi, quell’imbottitura rivoluzionaria diventa ecologica grazie al lavoro di Cassina LAB, la collaborazione tra il Centro di Ricerche e Sviluppo dell’azienda e Poli.design del Politecnico di Milano che ha iniettato in Soriana (poltrona, chaise-longue, divano a due o tre posti e pouf) microsfere di BioFoam biodegradabile e fibra soffiata realizzata con Pet interamente riciclato proveniente da Plastic Bank, l’organizzazione che, grazie al supporto delle comunità locali, raccoglie i rifiuti in plastica prima che raggiungano i mari dei Paesi in via di sviluppo.

L’ambiente, certo. Ma anche la tecnologia, evolvendo, impone riedizioni. Un capitolo nel quale Flos fa scuola, non soltanto per il caso già citato della Arco a led. Lo stesso upgrade ha riguardato, sempre nel 2016, la gloriosa Taccia, anch’essa dei Castiglioni, riproposta in una versione con il riflettore a coppa non in vetro ma in plastica trasparente, secondo il progetto originario poi abbandonato dai maestri perché il calore della luce finiva per deformarlo: un inconveniente adesso scongiurato dal led. Una raffinata reingegnerizzazione ha poi riportato in vita, alla fine del 2020, la Diabolo di Achille, ultimo progetto del maestro per Flos, prodotta per dieci anni a partire dal ’98 e ora di nuovo disponibile dopo un aggiustamento del meccanismo di sali e scendi dei due coni ispirato al gioco cinese che le dà il nome.

Infine, anche l’esigenza di riadattarsi agli spazi della casa che cambia può spingere a riaggiornare un classico. È il caso della Skygarden di Marcel Wanders, un long seller del 2007 che Flos propone adesso anche in versione small. Perché se le nostre case diventano più piccole, le icone, in qualche modo, felicemente si adattano.