Aprirsi ai cittadini aspettando il ritorno dei turisti. Tra aule cabana a bordo piscina e camere riconvertite per lo smart working, la prima novità dell’hôtellerie per il 2021 è nei servizi

Cambiare poco per cambiare tutto. Per scoprire l’ultima trasformazione dell’hôtellerie nell’anno più difficile, bisogna venire a Roma, a metà strada tra Piazza di Spagna e Fontana di Trevi. In via del Bufalo, per l’esattezza, nel palazzetto ottocentesco che ospita lo storico Hotel dei Borgognoni. Qui, dalle 8 alle 19, si può prendere in affitto il Salotto Bufalo e fare di questi 35 metri quadrati nel cuore della città eterna il proprio regno di smart working lontano da casa: per spezzare la routine pandemica, o per lasciare più spazio in casa alle persone con cui conviviamo.  

Si chiama day use ed è l’uovo di Colombo che un po’ in tutto il mondo gli alberghi stanno scoprendo per reinventarsi un destino in piena era Covid. “La formula era già arrivata grazie a startup come Daybreak Hotel, per esempio”, racconta Barbara Marcotulli, service designer ed esperta di turismo: “Un cambio veloce prima di un colloquio importante in una città diversa, la necessità di accogliere ospiti con tranquillità quando non si dispone di un ufficio proprio o di rappresentanza, il bisogno di ritagliarsi dei momenti di pace in caso di lavori in casa o per un appuntamento tra amiche senza bambini in giro, o per prepararsi prima di un esame. Insomma, il day use era già da prima della pandemia una realtà che si stava consolidando”. 

Non solo: molti alberghi avevano iniziato a riconvertire la sala colazioni in spazio di coworking. Negli hotel business, difatti, gli ospiti sono in genere già fuori alle 9 del mattino, mentre la sala buffet è ancora allestita: perché non lasciare la coffee station a disposizione? “Un modo intelligente di far vivere l'hotel e, magari, in prospettiva, di fare upselling di altri servizi, dal ristorante allo stesso soggiorno in camera”. 

Catene di hotel nel mondo si stanno attrezzando per offrire servizi agli studenti di ogni età: Kimpton ha messo su un team che provvede dall’assistenza a Zoom alla possibilità per le famiglia di avere, per 99 dollari al giorno, una stanza in più per il figlio che studia. Montage ha creato un’Academy con tanto di tutoraggio virtuale in 180 materie e servizio di revisione tesi. Ancora, al Rosewood Miramar Beach hotel a Montecito, in California, gli studenti possono prenotare aule cabana a bordo piscina complete di iPad, Apple TV e auricolari wireless per 195 dollari al giorno.

Più vicino a noi, a Copenhagen, i boutique hotel del gruppo Brochner hanno lanciato la campagna Go Local, un modo per attirare ospiti del posto e assisterli con una rete di servizi e sconti offerti da ristoranti, bar, negozi, gallerie e centri benessere locali: “I nostri oltre trenta partner sono tutti sulla stessa barca come noi, spiega il ceo Nickolas Krabbe Bjerg.

Insomma, da settore in sofferenza a settore più dinamico di altri? Spiega Marcotulli: “Oggi un hotel è uno spazio spesso preferibile a casa propria, più silenzioso e, soprattutto, più rilassante. Sicuro, igienizzato con protocolli rigorosi, garantisce ottima connessione e la possibilità di accogliere eventuali ospiti in tutta tranquillità. In caso di lockdown, permette di non soffrire troppo le limitazioni. In alcuni casi, alla camera si affianca il servizio di light lunch e l'uso della palestra, altrettanto igienizzata e disponibile su prenotazione”. 

Inventarsi un modo per resistere nell’anno del Covid vuole anche dire, nei casi più virtuosi, migliorare standard e servizi, per esempio allargare le scrivanie o aumentare le prese, “il cui numero è ancora spesso un problema in tanti hotel”, sorride Marcotulli. Molti alberghi indipendenti come il Borgognoni o il Mellini a Roma o il Savoia & Jolanda a a Venezia e catene come Best Western hanno già lanciato il prodotto.

Certo, nessuno di questi servizi permette di fare cassa come nei giorni pre emergenza, ma sono tutti modi di restare visibili, flessibili e nel cuore dei clienti provenienti da altre città. “Che prima o poi torneranno anche ad occupare le stanze e sceglieranno forse con maggior affetto chi ha saputo ascoltarne le esigenze”.

 

 

In apertura e nel testo, alcuni spazi comuni del Leon’s Place, boutique hotel della catena Planetaria Hotels a Roma. Nato dal restauro dell’antico Palazzo Fabi Altini, coniuga uno stile classico a contaminazioni contemporanee. Tra gli ambienti dalle tinte pastello, spicca un giardino a cielo aperto con le nuvole dipinte a pavimento. È allestito con numerosi arredi Pedrali, come le sedute della collezione Tribeca, firmata CMP Design, scelte in una sofisticata tonalità di rosa, abbinate ai tavoli Ikon di Pio e Tito Toso; ad illuminare l'atmosfera fuori dal tempo le lampade wireless Giravolta di Basaglia Rota Nodari. La sala delle colazioni con soffitto a volta è invece arricchita dalle poltrone Jazz, dai tavoli Inox e dalle sedute imbottite Modus in sontuoso velluto verde.