Progettazione algoritmica, intelligenza artificiale e realtà aumentata: Francisco Gomez Paz, Francesca Lanzavecchia e gli Uchronia spiegano come è cambiato il loro modo di fare design

Cosa vuol dire ispirarsi nell’era del digitale? Come sono cambiate le dinamiche e i processi creativi con l’avvento di software computerizzati, intelligenza artificiale e realtà aumentata?

Abbiamo fatto queste domande a tre studi che, in modi e con poetiche diverse, si sono confrontati con queste tematiche nel loro lavoro. Giungendo anche a conclusioni contrastanti (e, proprio per questo, ancora più interessanti).

"Credo che siamo già oltre l’era del digitale”, racconta Francisco Gomez Paz. “Stiamo vivendo uno dei momenti più rivoluzionari della storia dell’umanità in quanto a tecnologia collegata alla creatività. Con l’avvento dell’intelligenza artificiale sono convinto che il mondo, e il mestiere di designer, siano cambiati per sempre”.

“Tutto nel mio processo produttivo è digitale, dalla messa in 3D alla renderizzazione. Digitale è anche l’ispirazione”, spiega Francesca Lanzavecchia, “anche se in realtà sono in un periodo della mia vita in cui cerco di rifuggire da questa bulimia digitale e guardare il meno possibile i social e le piattaforme online per non essere sommersa né perdermi nel caos visivo e informativo".

C’è chi al digitale preferisce il know how manuale e l’approccio “old-school”, come gli Uchronia, il collettivo multidisciplinare francese guidato da Julien Sebban, che si domanda: “Dov'è il limite tra la creatività intellettuale, che è unica e individuale, e la creazione attraverso il computer?”.

Francisco Gomez Paz

"Credo che siamo già oltre l’era del digitale. Stiamo vivendo uno dei momenti più rivoluzionari della storia dell’umanità in quanto a tecnologia collegata alla creatività. Con l’avvento dell’intelligenza artificiale sono convinto che il mondo, e il mestiere di designer, siano cambiati per sempre. La prima volta che ho visto un’immagine generata con AI ho capito che mi trovavo di fronte a un cambiamento epocale.

Credo che l’AI sia uno strumento utile per chi fa design, per gestire il processo creativo, per esempio per creare i moodboard di immagini ah hoc per le nostre esigenze, a partire dalle nostre parole e idee.

Il digitale ha accelerato i processi creativi e produttivi. Nel mio laboratorio a Salta, in Argentina, utilizzo macchinari di nuova generazione, dal taglio laser ai robot a controllo numerico e alle stampanti 3D.

Il digitale è diventato per me una grande fonte di ispirazione: le tecnologie mi permettono di passare dall’idea al prototipo fisico in tempo reale, mentre in passato la prototipazione richiedeva mesi, e quest’accelerazione genera un flusso di ispirazioni interessante.

Ultimamente stiamo sperimentando anche con i visori per la realtà aumentata, riusciamo così a “toccare con mano” e a plasmare le nostre idee prima ancora di realizzarle, di essere ancora più veloci e immediati nel comprendere gli oggetti in scala e nel loro luogo di utilizzo, senza bisogno di fare prototipi, e ciò accelera ancora di più il loop creativo. I modelli creati in realtà aumentata possono essere stampati, fresati, riesco a confrontarmi con le idee a un ritmo sorprendente".

Francesca Lanzavecchia

“La nostra vita lavorativa avviene nel mondo digitale, a volte quasi mi dimentico di avere un corpo. I disegni e gli schizzi, che in passato facevo a matita, adesso li realizzo più velocemente con tool digitali, come le tavolette e i programmi grafici. Tutto nel mio processo produttivo è digitale, dalla messa in 3D alla renderizzazione.

Digitale è anche l’ispirazione, perché facciamo molta ricerca online, non solo visiva ma anche di informazioni tecniche e scientifiche, anche se in realtà sono in un periodo della mia vita in cui cerco di rifuggire da questa bulimia digitale e guardare il meno possibile i social e le piattaforme online per non essere sommersa né perdermi nel caos visivo e informativo.

Preferisco cercare ispirazioni viaggiando, visitando mostre, vedendo un film, leggendo un libro, sto acquistando tanti volumi di vari generi, sul colore, la pittura, la scultura, forse per combattere l’iper digitalizzazione in cui viviamo. Nel mondo digitale ci si "sporca" le mani, utilizzando strumenti che accelerano la produttività, ma che non sostituiscono la creatività.

Spesso la scintilla dell’ispirazione si accende nel fare, durante il processo creativo, per esempio quando metto insieme delle palette di colore e accosto materiali diversi.

Di recente abbiamo completato le vetrine di Hermès nel mondo, come dei quadri viventi tridimensionali in cui i disegni prendono vita: disegnare un corpo di una creatura e di un interno dalla prospettiva falsata è una tecnica di derivazione classica, al contempo, però, la resa visiva delle vetrine strizza l'occhio al mondo digitale e dell'animazione, perché per disegnare usiamo i programmi grafici.

È un continuo dialogo tra reale e digitale, ma per eliminare quest’aura tech che i progetti creati in digitale si portano dietro, lavoriamo con abili artigiani e artisti che creano la scenografia a mano con acquarelli e tessuti. Il digitale è un tool che accelera e facilita i processi, ma la grande soddisfazione deriva dalla possibilità di toccare con mano e tornare al fisico.

Ho provato a usare l’intelligenza artificiale, ma al momento la sua resa estetica iper realistica e imitativa non mi attrae. L'intelligenza artificiale sarà un nostro braccio destro quando riusciremo a educarla in base ai nostri gusti e volontà. Resto curiosa di capire i prossimi futuri, tra questi la realtà aumentata, è importante però che non rimanga solo in mano a figure tecniche, ma che venga interpretata e umanizzata da professionisti multidisciplinari”.

Uchronia

“Quando si parla di era digitale, penso subito a tutto il movimento intorno all’intelligenza artificiale e alle chatbot che mi spaventa un po’. Dov'è il limite tra la creatività intellettuale, che è unica per ogni individuo, e la creazione attraverso il computer? Sono ancora curioso riguardo all'argomento, perché è affascinante immaginare questo tipo di futuro.

Siamo piuttosto old-school in agenzia e per noi il digitale come fonte di ispirazione resta in secondo piano. Guardiamo più ai film e alla musica, ad esempio per il nostro progetto di ufficio Vice Versa, che è molto spaziale, ci siamo ispirati a 2001: Odissea nello spazio.

Può sembrare che la nostra estetica audace strizzi l'occhio al mondo dei social media, ma il nostro compito non è creare spazi per guadagnare followers. È vero che il nostro coloratissimo universo è diverso dagli altri presenti sul web, ma le nostre ispirazioni sono gli anni Sessanta-Settanta.

Il digitale non ha cambiato di molto il nostro modo di creare e lavorare, perché stiamo cercando di adottare l'approccio opposto e affermare la nostra creatività attraverso l'intelligenza delle nostre mani.

Vogliamo promuovere il know-how francese e per farlo dobbiamo adottarlo nel nostro approccio creativo. In agenzia lavoriamo sempre con schizzi, disegni e modelli prima di iniziare con gli aspetti più tecnici dei software 2D e 3D. Questa fase di esplorazione manuale è molto importante per noi, perché è quella in cui sviluppiamo la nostra creatività”.

Foto di copertina: Francisco Gomez Paz