Il design si occupa anche di olfatto: ecco in che modo profumi e odori influenzano il progetto

A volte, di un progetto, rimane attaccato addosso l’odore. Ne sa qualcosa chi ha visto la mostra di Marcin Rusak Unnatural Practice, allo spazio Ordet durante lo scorso FuoriSalone. L’artista polacco ha messo in fila una serie di lavori sulla parte più disturbante del ciclo di vita dei vegetali: la marcescenza. Per farlo ha chiesto al profumiere Barnabé Fillion di progettare un odore ad hoc.

Leggi anche: Unnatural Practice di Marcin Rusak al FuoriSalone 2021

Un odore (sgradevole) per accendere l’attenzione

L’impatto all’entrata della galleria era inevitabile quanto fastidioso. Tendiamo a ritrarci davanti agli odori di putrefazione, ne abbiamo istintivamente timore. Sono amigdala e ippocampo a decidere se un odore è buono oppure no, ed è un processo che salta qualsiasi lettura razionale e procede diretto al cervello istintivo.

Un odore di marcescenza fa lo stesso effetto al cervello del suono di una tromba sparato a pochi metri dalle orecchie di qualcuno: si entra nella modalità allerta. Le sculture di Rusak fatte di stratificazioni di vegetali in decomposizione avevano “bisogno” di conservare un odore che parlasse della loro natura.

Una galleria di design olfattorio

Che persino la morte abbia un profumo è uno dei fatti più noti e disturbanti. Così come lo sono tanti altri odori in grado di mettere in allerta il sistema limbico: colture batteriche, odori organici, sostanze nocive. Il design si è spesso occupato di odori, con oggetti, strumenti, collezioni capaci di dare ordine a un senso che ha davvero poco di razionale.

Per capire come lo ha fatto, abbiamo interpellato Domitilla Dardi che nel 2020 ha realizzato una ricerca sul design olfattorio (pubblicata poi sul suo account Instagram): un paziente lavoro di raccolta che sembra aver ispirato anche qualche mostra estera. Il suo è un album di invenzioni e progetti a dir poco multidisciplinari.

Catalogare l’odore per progettare un linguaggio

Uno dei nomi citato dalla curatrice del MAXXI è quello di Sissel Tolaas, un’artista svedese che lavora sul linguaggio degli odori e il suo imprendibile alfabeto (ha anche collaborato con Formafantasma nello sviluppo della mostra Cambio).  Nel suo lab di Berlino conserva un archivio di 1900 odori diversi, fra i quali anche quelli di diverse città del mondo.

“Ogni luogo ha un odore particolare, fatto di tante sostanze diverse. Io conservo e archivio, per studiare le potenzialità comunicative” spiega Sissel. Al suo attivo diverse mostre, in cui gli odori servono a parlare e non solo a bearsi di un buon profumo.

Il design fa annusare meglio

Altro lavoro molto interessante finito nella raccolta di Dardi quello di Diller Scofidio + Renfro per The art of scent al MAD di New York nel 2012. In questo lavoro commissionato dal museo stesso, lo studio newyorchese eliminava qualsiasi riferimento visivo al profumo e alla sua origine.

L’invito al visitatore era di chinarsi su una delle alcove costruite nelle pareti e annusare, mettendo in chiaro quanto poco contino gli altri sensi quando si parla di odori. Le memorie, stimolate dal cervello primitivo, riportano istantaneamente a immagini antiche e infantili. O scatenano un’emotività totalmente irrazionale. La definizione giusta è “comunicazione molecolare”.

Nel profumo di un cibo tutta la sua storia

In Italia si sono occupati di design olfattivo molte aziende. Astrid Luglio per Elei.it ha disegnato recentemente Famiglia Oliva, una piccola collezione per la degustazione dell’olio. C’è anche un contenitore cilindrico per un tasting olfattivo in grado di dare informazioni precise sulla provenienza dell’olio e sulla raccolta.

Alessi al tema profumo per la casa ha dedicato un’intera collezione disegnata da Marcel Wanders, battezzata The Five Seasons, ispirata a forme arboree.

Leggi anche: Famiglia Olivia a Edit Napoli 2021

La storia dei profumi in un progetto di Luca Nichetto

Un progetto analogo è stato firmato nel 2021 da Luca Nichetto per Ginori 1735: LCDC. Un acronimo contemporaneo per un progetto tutto dedicato al Rinascimento, ispirato al viaggio di Caterina De’ Medici e della sua corte alla volta della Francia. È grazie alla grande dama fiorentina che l’arte profumiera approda a Parigi.

La collezione, non facile da immaginare, è un viaggio à rebours ricco di citazioni che esaltano la manifattura toscana e la fecondità della cultura Rinascimentale. Un’operazione intelligente che cerca di trascendere il tema grazie all’aneddotica storica.